250, la VERA Classe Regina

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    La 250, per chi non lo sapesse, è da considerare, storicamente e tecnicamente, di gran lunga la Classe PIU’ IMPORTANTE del Motomondiale dal dopoguerra ad oggi.

    Visto che alcuni immemori (o più semplicemente ignoranti, nel senso letterale del termine) si ostinano a postare commenti definendo la 250 una classe inferiore, sento il dovere di aggiungere una seconda parte al mio articolo “250, la Classe degli Eroi” del 2 Dicembre 2005.

    E’ stata quella dove non solo i migliori piloti, ma anche i più noti e prestigiosi costruttori si sono dati maggiormente battaglia: da sempre, è stata la Classe PIU’ combattuta, spettacolare, emozionante ed appassionante del Mondiale Velocità.

    Il perchè è ovvio: era la Classe da vincere assolutamente, assieme anche – ma il misura minore – alla 125 ed alla 350, visto che le moto che allora si vendevano in grandi numeri erano praticamente solo le piccole e medie cilindrate! Chi la vinceva, vendeva di più! Per questo, le maggiori stars dell’epoca volevano correre principalmente in 250, la VERA Classe Regina del Mondiale.

    E’ la Classe dei Redman, Hailwood, Read, Provini, Saarinen, Ivy, Duff, Villa, Biaggi, Ubbiali, Ruffo, Herrero, Carruthers, Pasolini, Haas, per citarne solo alcuni, cioè molti dei più forti piloti di Tutti i Tempi. Come ho scritto nel mio articolo precedente, Max, con 4 Titoli Mondiali consecutivi e 29 Gp vinti, deve essere considerato, sulla base dei semplici numeri, IL PIU’ GRANDE PILOTA DI TUTTI I TEMPI DI QUESTA CLASSE.

    E’ nettamente la più difficile, quella dove maggiormente emergono le qualità del pilota (che deve essere capace di sfruttare efficacemente la non grandissima potenza a disposizione e l’erogazione quasi sempre scorbutica e terribilmente appuntita), come sostiene, a ragione, il Nove volte Mondiale Carlo Ubbiali: la 250 è il punto di incontro, la sintesi tra la leggerezza della 125 e la potenza bruta della 500/MotoGp.

    Quest’ultimo, il vero Numero Uno della fortissima Squadra Corse MV Agusta, la star in assoluto più pagata dell’epoca, non per nulla correva in 125, ed in seguito in 250!

    E’ stata la Classe delle meravigliose Mondial, delle fantastiche ed avveniristiche NSU, della incredibile Morini bialbero monocilindrica che con Provini dava la paga alle Honda pluricilindriche, delle Guzzi, MV, Honda, Yamaha, Ossa, Benelli, Ducati, MZ, Bultaco, Aermacchi, MotoBi e tante altre.

    E’ stata anche, ovviamente, la Classe più importante di tutte anche dal punto di vista strettamente TECNICO ed INGEGNERISTICO, quella dove sono apparse le più incredibili, moderne, sofisticate e affascinanti macchine che mai abbiano percorso i circuiti del Mondiale, quando nel contempo le griglie di partenza della 500 erano affollate da antiquatissime monocilindriche 4 tempi ad aste e bilancieri progettate oltre venti o addirittura TRENTA anni prima…….

    Le moto da citare sarebbero tantissime, qui ne nominerò solo alcune, prima fra tutte l’incredibile Honda RC166 a sei cilindri (ovviamente 4 tempi, bialbero, 4 valvole per cilindro, raffreddamento ad aria) di Mike Hailwood, progettata a soli 24 anni di età dal geniale Soichiro Hirimajiri. E’ però al grande Jim Redman che si deve la lunga messa a punto della versione precedente della 6 cilindri, cioè la RC165, che iniziò a correre già alla fine della stagione 1964, sebbene, all’inizio, con gravi problemi di affidabilità.

    Questa eccezionale moto è da tutti gli esperti considerata forse il più bel pezzo di meccanica che mai sia apparso sulle piste.

    Piccola, compatta, molto veloce ed agile, incredibilmente stretta considerando la bancata degli inclinati sei cilindri in linea frontemarcia, con il grosso ed alto Mike Hailwood sopra il bolide rosso e argento sembrava ancora più minuscolo!

    L’ indimenticabile urlo, così rauco, terribile, acuto, unico ed esclusivo che usciva dai suoi sei megafoni (specie quando passava i 18 mila giri!!) resta la musica più celestiale che mai appassionato possa sperare di udire. Io lo udii allora, vedendoci spesso sopra Mike the Bike in persona – assistito da Nobby Clark – che si dava da fare per scaldarla, e poi correrci velocissimo, e posso ben dire di essere stato molto fortunato! Risentirlo l’anno scorso al Grand Prix Riviera di Rimini non fu la stessa cosa, in sella c’era sì il compagno di squadra di allora in 250 di Mike, il Nordirlandese Ralph Bryans (che lo aiutò a vincere quello che fu forse il più incredibile Campionato del Mondo di Tutti i Tempi, la classe 250 del 67, che vide alla fine Hailwood e Read finire a pari punti), ma la moto era una replica, sia pure esatta e perfettissima della RC166, costruita dal Museo Honda di Motegi per non stressare l’unico esemplare veramente originale ancora esistente.

    Aveva oltre 60 Cv (portati a 65 nella versione 1967) a 18 mila giri, sette marce, 112 Kg a secco, velocità massima circa 250 Km/h. Con essa, Hailwood dominò nel 1966, vincendo 10 Gp – cioè TUTTI quelli che Mike effettivamente disputò – su 12, e vinse pure l’anno successivo, per una vittoria in più, pur finendo come detto a pari punti con Read!

    Da essa fu derivata la altrettanto mitica RC174, una versione di soli 297 cc che corse e stravinse, dominando praticamente tutte le prove che riuscì a finire, nella classe 350 con Mike Hailwood, nel biennio 66/67. Come si vede, non fu neppure necessario portarla alla cilindrata piena, anche con meno di 300 cc questa moto era troppo superiore alla pur veloce, agilissima e geniale MV Agusta 350 Tre cilindri di Agostini, che in quei due anni dovette accontentarsi del secondo posto nel Mondiale.

    La replica esatta, identica fino all’ultima vite della RC174 costruita dall’inglese George Beale, in soli sei esemplari, costa qualcosa come oltre 250 mila sterline (a proposito, George tempo fa mi ha proposto di acquistare l’ultimo esemplare, gli ho risposto che non sono uno sceicco arabo!). Pensate un pò cosa può valere l’originale……

    Altra fantastica 250 è stata la diretta rivale della Honda RC166 nel citato, epico ed incredibile Campionato Mondiale 250 del 67: la meravigliosa Yamaha RD05A 2 tempi, 4 cilindri a V, la velocissima (più della Honda di Mike) e sibilante cavalcatura di Phil Read, ed in seguito di Bill Ivy.

    I suoi fantastici numeri: oltre 70 Cv a 14mila giri (ben 20 Cv in più della precedente RD56 bicilindrica a dischi rotanti, due volte iridata), otto marce, dischi rotanti, raffreddamento a liquido, due alberi motore, 115 Kg a secco e circa 265 Km/h di velocità massima, 15 in più della RC166, ed oltre 25 rispetto alla gloriosa RD56 di Read e Mike Duff, due volte iridata nel 64 e nel 65.

    Vinse il titolo nel 1968, con Read che lo carpì con l’inganno al compagno di squadra Ivy (designato dalla Squadra Corse Ufficiale Yamaha a vincere il titolo 250 di quell’anno), a mani basse visto che la Honda si era ritirata alla fine del 67, e solo quello perchè la Casa di Iwata si ritirò a sua volta ufficialmente alla fine di quell’anno. La Fim l’avrebbe comunque uccisa alla fine della stagione 69, con la sua assurda, folle decisione di limitare a soli due cilindri la Classe 250 a partire dal 1970 (assoluta idiozia che tra le altre vittime contò anche la splendida Benelli a 4 cilindri, iridata nel 69, ultimo anno utile)!

    Fragile, delicata, difficilissima da mettere a punto (la carburazione risentiva anche dei più lievi cambiamenti meteorologici), divoratrice di candele e dalla ciclistica – specie agli esordi – approssimativa e precaria, questa leggendaria moto è stata una delle moto in assoluto più veloci degli anni 60, anche più di quasi tutte le 500! Nei circuiti veloci non c’era storia, Phil vinceva su Mike con distacchi abissali. Hailwood si rifaceva con la sua leggendaria abilità di guida nei circuiti guidati e tortuosi, portando la più agile Honda sei cilindri alla vittoria, spesso restituendo a Read gli stessi clamorosi distacchi!

    La versione “scaled down”, cioè la RA31A, 125cc V4, una meraviglia con ben 40 Cv a 17.200 giri (la moto che una volta Angel Nieto definì “più bella di Raquel Welch”) sbaragliò il campo vincendo il titolo 67 col grande Bill Ivy, e quello 68 con Read.

    Infine, a contraltare di queste due moto, le più sofisticate e complicate 250 mai costruite (se si esclude l’incredibile prototipo ad 8 cilindri a V che la Benelli stava costruendo nel 68, ucciso dalla pazzesca decisione della Federazione Internazionale di cui sopra!!), voglio citare, per contrasto, la meravigliosamente semplice e leggerissima Ossa monocilindrica a due tempi raffreddata ad aria (ed in seguito ad acqua) dal rivoluzionario telaio monoscocca in lega di magnesio, pilotata magistralmente da uno tra più bravi e veloci (e sfortunati….) piloti di Tutti i Tempi, il Grande Santiago Herrero, il biondo spagnolo che avrebbe meritato il Titolo Mondiale della 250 sia nel 69 (andato invece al pur bravo Kel Carruthers in sella alla nostra magnifica Benelli a 4 cilindri, che prese il posto dell’ infortunato Pasolini a quasi metà stagione nella suadra Benelli e soffiò il titolo di un niente, grazie al gioco degli scarti in voga allora, al mio amico Kent Andersson: Herrero finì terzo nel Mondiale solo perchè, come pure Kent, cadde nell’ultima decisiva gara!) che nel 70, anno della tragica morte di Santi al TT. Herrero se ne andò, in quella maledetta edizione 1970, assieme all’irlandese Brian Steenson, un altro grande pilota.

    Non posso poi non accennare, doverosamente, alla “monocilindrica più veloce del mondo”, cioè la già citata Moto Morini bialbero di Provini (poi di Agostini e Bergamonti), vincitrice morale del Titolo Iridato 63, che faceva vedere i sorci verdi alla Honda 4 cilindri di Redman: Tarquinio, che la sapeva guidare in modo magistrale, formando un tutt’uno aerodinamicamente perfetto con essa, perse quell’anno il titolo solo perchè dovette incredibilmente saltare il Gp della Germania Orientale, la squadra Morini fu respinta in blocco alla frontiera per una questione di visti!!

    Per comprendere l’importanza cruciale della 250, basti pensare che il grande John Surtees (7 volte Iridato con la MV 350 e 500) ha recentemente dichiarato che abbandonò il motociclismo – passando alle corse in auto – soprattutto perchè la MV Agusta non gli permise di correre anche nella 250 (allora feudo di Ubbiali, specialista in MV della quarto di litro), la Classe allora più importante e seguita!

    John voleva cioè correre contemporaneamente in TRE classi, quello che la Honda lasciò fare ad Hailwood nel biennio 66/67 (anche se occorre ricordare come Hailwood corse in quei due anni anche in 500 perchè dovette giocoforza prendere il posto di Redman, che si ritirò anzitempo dopo l’incidente di Spa, terzo Gp del 1966: Jim vinse i primi due!).

    Serve aggiungere altro?

    Anche molto più recentemente, la 250 si è sempre distinta per la sua entusiasmante spettacolarità: come dimenticare ad esempio le epiche battaglie tra Harada e Capirossi, oppure tra Loris stesso e Biaggi? O le sportellate tra Lorenzo e Pedrosa?

    Quindi, ragazzi, giù il cappello parlando della 250, la VERA Classe Regina di tutta la Storia del Motomondiale!

    DONOVAN

    Foto: Google.it