Ahi ahi Valentino, occhio alla cabala…

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    Doverosa premessa: chi scrive ha una laurea in una materia scientifica presso l’Alma Mater Studiorum, l’Università più antica del Mondo ( a.D.1088 ), dunque nel suo piccolo si ritiene uno scienziato, ed ovviamente NON crede assolutamente a tutte le supestizioni, scaramanzie, riti ed altre sciocchezze di seguito narrate: lo giura toccando il ferro del telaio della sua moto……

    La supestizione è una cosa vecchia quanto il mondo, dunque molto piu antica della motocicletta: il popolo dei dueruotisti, specie dei corridori, si è però sempre segnalato come uno dei più scaramantici gruppi di sportivi in assoluto, dal passato piu remoto ai giorni nostri. Ciò soprattutto, ovviamente, a causa della elevatissima pericolosità del nostro sport a livello agonistico: la generale costernazione per la morte di Kato, tempo fa, è stata dovuta anche al fatto che da molti anni non avvenivano fatti del genere nel Mondiale, ma è bene ricordare che in altri tempi, negli anni che vanno dai primi 50 fino a buona parte degli 80, questi episodi non erano l’eccezione, bensì la regola, e che praticamente ad ogni Gran Premio, ed anche nelle altre gare minori, qualche sfortunato ci lasciava la pelle, immolata sull’altare della passione per la velocità.

    La scaramanzia dei piloti, sebbene sia nata assieme alle corse stesse, non è però una reliquia del passato. Tutti noi abbiamo sotto gli occhi, infatti, un caso decisamente patologico, sotto questo aspetto, talmente patologico da rasentare la FOLLIA vera e propria: Valentino Rossi.

    Conoscete qualche altro pilota che prima di salire sulla moto debba per forza, come sempre fa lui, inginocchiarsi e pregare di fronte ad essa, quasi fosse un feticcio, un idolo pagano? Oppure, qualcuno che debba usare sempre la stessa identica, rituale e ridicola gestualità (stesso preciso movimento, stesso piede e stesso lato, mi raccomando!!) per salire e scendere da essa?? Io no, non ne conosco.

    Come sappiamo, la monomania di chi crede in queste idiozie fa vedere gli eventi casuali come preordinati, causati per forza da qualcosa. Senza dubbio, agli occhi di Vale la mancanza della scritta “The Doctor” sul suo fondoschiena (a proposito: come laureato vero, invito caldamente l’urbinate a studiare otto anni Medicina e Chirurgia, prima di farsi chiamare Dottore! Questo, ammesso e non concesso che Rossi abbia effettivamente conseguito – cosa di cui dubito assai – il diploma di Scuola Media Superiore necessario ad iscriversi all’Università…..o gli hanno regalato anche quello, ad honorem? Col suo livello culturale – ed aggiungo, mentale – penso non riuscirebbe mai a laurearsi, oppure ci metterebbe almeno trent’anni…..) è il solo vero motivo che ha causato la dipartenza del suddetto fondoschiena verso l’asfalto di Jerez, ed ecco perchè uno spaventatissimo Vale si è affrettato a rimettercela: la scritta è infatti, come tutti sappiamo, riapparsa a Losail, e, guarda caso, con buoni risultati.

    Ahi ahi Valentino, questo non basta! Dall’anno scorso hai cambiato, seppur in modo non vistoso, la grafia del casco: male, male, guarda il povero Biaggi, nel 2005 ha cambiato pure lui, dopo diversi anni, e ben più radicalmente, lo styling estetico del casco, e con quale risultato? Il primo anno in assoluto senza neanche una vittoria di Max in un Gp! Non è il caso di ritornare alla grafia del 2005?? Il nuovo casco potrebbe portarti sfortuna!

    Rimanendo sull’argomento casco, come molti sanno Vale ha il sacrosanto terrore di appoggiarlo in terra, assolutamente una cosa simile non deve mai succedere, il casco non deve giammai toccare il suolo, nè appoggiato, nè tantomeno caduto, perchè Rossi teme che ciò possa far poi cadere lui stesso dalla moto!! Anche io non appoggio mai il casco in terra, ma più semplicemente per non rovinare la vernice del mio prezioso Arai…….

    A questo riguardo su Vale potrei continuare all’infinito, ma davvero sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Io trovo il comportamento di Rossi molto grave, ancorchè risibile, stante il suo grande potere di persuasione, e la popolarità che egli ha tra i più giovani (dunque i più influenzabili e vulnerabili): a dire poco, è estremamente diseducativo! Avremo, anche grazie a Vale ed al suo cattivo esempio, una intera generazione di giovani fessi, creduloni e superstiziosi (esattamente come lui) fino al ridicolo?

    Andando indietro nel tempo, i casi da citare nel passato più o meno recente sarebbero innumerevoli, e davvero gustosi. Fra i tanti, tuttavia, citerò un altro caso davvero clinico e ridicolmente patologico, quello di Takazumi Katayama, atipicissimo personaggio e pilota degli anni 70 e primi 80, passato alla storia più per questa sua scaramanzia portata fino all’assurdo ed al grottesco, piuttosto che per il fatto di essere stato il primo “giapponese” (in realtà egli è COREANO, e solo in seguito naturalizzato nipponico) Campione del Mondo (nel 1977 e nella classe 350).

    Tra parentesi, Takazumi vinse, più che per le sue qualità di pilota, grazie soprattutto all’idea di Kent Andersson, lo svedese due volte iridato in 125 (73 e 74) con la Yamaha, di costruire – con l’appoggio di Ferry Brouwer e della Yamaha Netherlands – una ibrida Yamaha 350 a tre cilindri partendo da un normale TZ 250 bicilindrico Yamaha: ne risultò una moto potentissima ed altrettanto inguidabile, che subito la Casa madre di Iwata sconfessò apertamente, e tentò in ogni modo di avversare! Questa moto (il cui telaio era opera dello specialista olandese Nico Bakker), con cui anche un Agostini a fine carriera provò a correre, e che poi rifiutò trovandola disgustosamente pericolosa ed inguidabile, era però talmente superiore alle bicilindriche della stessa Casa, che anche un mediocre pilota come Katayama riuscì a portarla all’Iride, per la rabbia e lo sconcerto della Yamaha stessa.

    Se volete vedere coi vostri occhi questa famosa moto, assieme a tante altre della collezione Yamaha racing di Brouwer, venite al Grand Prix Riviera di Rimini in Maggio, la massima rievocazione storica in Italia (dove pure il sottoscritto sarà in pista).

    Takazumi Katayama, codesto estroso cantante pop – famoso come tale solo in patria ovviamente, agli altri Paesi tale strazio fu risparmiato – prestato al motociclismo diventò, appunto per la sua assurda e folle scaramanzia, una autentica macchietta nel mondo dei piloti: usava infatti disseminare il telaio di ogni sua moto di numerose, misteriose “penne” (perchè tali davvero sembravano!) – talismano, e per di più facendo “benedire” la moto, prima di ogni uscita, da un altrettanto misterioso personaggio, definito variamente stregone o guru, ma mai meglio identificato!

    Ovviamente, manco a dirlo, un tale ridicolo e grottesco spettacolo, che si rinnovava ad ogni Gran Premio fu, all’epoca (in quell’invero pazzesco Mondiale 1977 che vide tra l’altro la conquista del Titolo della 250 da parte del nostro bravo Mario Lega, che qui affettuosamente saluto), la barzelletta e la delizia di tutto il Circus mondiale!

    Katayama fu poi coinvolto nel disastroso progetto della Honda NR (sigla che per gli anglosassoni voleva dire Never Ready!) 500 a pistoni ovali, di cui ho diffusamente parlato nel mio articolo “Honda, la Marca Stupida“, e ciò segnò virtualmente la fine della carriera di uno dei più originali, incredibili e folkloristici personaggi che mai abbiano frequentato le piste del Mondiale Velocità.

    Se la cosa Vi potrà interessare (segnalatelo con i vostri commenti), a questo potrebbe seguire un altro pezzo su altri gustosi, storici casi di scaramanzia portata all’assurdo sui circuiti motociclistici: fatemelo sapere, e nel frattempo…….:)

    Good Luck!