Alonso e la Ferrari, i momenti critici vissuti in 5 anni

Tutti i momenti di tensione nei cinque anni di matrimonio tra Fernando Alonso e la Ferrari. Dal mondiale di Abu Dhabi 2010, alla decisione di andar via.

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    Oggi è tutto un ringraziarsi, dirsi arrivederci, belle frasi di circostanza. Ma guardando ai 5 anni che hanno legato Fernando Alonso alla Ferrari, cosa si scopre in realtà?

    Il pilota ha costantemente coperto con il talento quella che era l’incapacità dei tecnici di progettare una monoposto almeno al livello della concorrenza e quando ci sono (quasi) riusciti, gli errori strategici hanno vanificato tutti gli sforzi. Inevitabile che arrivassero i malumori dello spagnolo, talvolta esternati in maniera errata e plateale, ma se dopo tanti mondiali gettati al vento c’è qualcuno che può andar via da Maranello consapevole di aver dato sempre il massimo, quello è Fernando Alonso. Ripercorriamo le vicende clou dal 2010 a oggi.

    Gli errori di Abu Dhabi 2010

    La folle strategia di seguire Webber e dimenticarsi di Vettel costano il titolo mondiale all’ultima gara. Errore del muretto, per il quale pagherà l’allora ingegnere di pista Chrys Dyer. Alonso finirà alle spalle di Petrov, con Vettel che vince gara e campionato. Primo duro colpo ricevuto dallo spagnolo, i dubbi sulle capacità gestionali non possono non emergere.

    Aldo Costa il primo capro espiatorio

    E’ il maggio 2011 quando in Spagna la Ferrari arranca e viene doppiata. Proprio in casa di Fernando. Il capro espiatorio ha il nome di Aldo Costa, allontanato per i scarsi risultati di una vettura quell’anno non all’altezza di lottare per il mondiale. Si scoprirà in seguito che il problema non era certo il tecnico italiano.

    Il 2012 e la competitività inattesa

    E’ con sorpresa che si ritrova Alonso in testa al mondiale in estate. Merito anche dei tanti diversi vincitori nella prima metà del campionato, grazie alle gomme Pirelli. Come sempre capitato finora, lo sviluppo della Ferrari sarà pressoché inesistente, senza compiere passi avanti. Si arriva a Singapore con Alonso che sbotta ed evidenzia come da 4 anni si prenda sempre 1 secondo dalla Red Bull.

    Le promesse mai mantenute

    A parole il progettista Tombazis annuncia novità, peccato che non ce ne sia una che funzioni e Alonso, dopo il Gp di Corea 2012 esterna il suo disappunto: servono in pista, non a parole. Quando arriveranno, si tratterà di piccoli accorgimenti e alette, inutili per colmare il gap nel 2012

    Il 2013 sembra l’anno buono

    In avvio di campionato è una Ferrari relativamente competitiva, ma ben presto si tramuterà in un’altra annata da dimenticare. La battaglia politica sulle gomme Pirelli vede la Ferrari subire passivamente le decisioni, senza imporsi e tenere una linea di rigore. Il ritorno alle carcasse 2012 coinciderà con la debacle della Rossa.

    Il no a Pat Symonds

    Alonso prova a chiedere Pat Symonds, ma Domenicali rifiuta l’uomo del crashgate 2008. Il tecnico inglese, oggi in Williams, forse avrebbe potuto migliorare la situazione. Resta il fatto che a una richiesta precisa, Alonso deve digerire anche un no. Si va verso l’estate rovente e i fatti dell’Ungheria e di Monza.

    “Siete degli scemi/geni”

    In Ungheria esterna platealmente il suo desiderio di Red Bull, quando alla domanda: “Che regalo vorresti per il tuo compleanno”, risponde: “Una macchina blu”. Il presidente Montezemolo non accetta i modi e lo riprende sulle pagine dei quotidiani. A Monza, poi, l’episodio nelle qualifiche, quando viene mandato in pista dietro Massa per tentare il gioco delle scie: “Ma siete degli scemi” si sentirà via radio, poi il tiro viene corretto da scemi in geni. I rapporti sono ormai del tutto compromessi.

    Il 2014 e il cambio gestionale

    Quanto sia un progetto pessimo, quello della F14 T, sono i non-risultati a dirlo. Alonso resta sperando che il primo anno dell’era turbo porti novità, ma se possibile va ancora peggio. Domenicali si dimette, il motorista Marmorini viene cacciato e a settembre Marchionne “dimissiona” Montezemolo. Alonso si trova dentro una Ferrari molto diversa da quella che conobbe nel 2010. Decide di cambiare aria anche lui, stanco degli insuccessi continui.