Alonso: “F1 sempre più simile alla GP2″; Hamilton lascia la McLaren a campionato in corso?

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    Fernando Alonso, a Madrid per aprire un nuovo Ferrari Store, è intervenuto per fare il punto sulla stagione che lo vede finora in testa al Mondiale. E gli spunti interessanti, come al solito non mancano. In particolare, lo spagnolo punta il dito contro le restrizioni che limitano lo sviluppo in molte aree della monoposto, riducendo il tutto a una lotta meramente di aerodinamica. «Quando qualcuno scopre qualcosa, l’anno successivo viene messa al bando. Stanno limitando sempre più la creatività o lo sviluppo potenziale delle macchine. Vediamo sempre più monoposto simili e sta diventando come la GP2, nel senso che ci sono più piloti [in grado di vincere]».

    Il bello dell’imprevedibilità può durare a lungo? Per Nando «l’imprevedibilità è buona per l’audience e per lo sport, poiché attira attenzione sulle gare, ma dall’altro lato potremmo perdere credibilità. Attualmente dall’esterno sembra che in ogni gara chiunque possa vincere». Come a dire, bene lo spettacolo ma servono punti saldi di riferimento: i migliori devono essere premiati. Fa un riferimento più ampio Alonso, fortemente meritocratico, perché spiega che i migliori team, piloti e le migliori strategie devono essere premiate con la vittoria, che non deve arrivare “per caso”. E, infine, risuona la musica già sentita da Dieter Mateschitz: «Non conta il talento, la squadra, le prestazioni: è come una lotteria. Invece, quel che ottieni in F1 non è per caso, dobbiamo far che sia chiaro che se vinci una gara è perché hai fatto qualcosa meglio degli altri: al momento non credo che questo sia chiaro a tutti».

    Ma non durerà per l’intero campionato, da quanto prevede Alonso. Alla fine saranno i “soliti noti” a battagliare per il titolo. «Sebbene sia un campionato combattuto, nella classifica costruttori ci sono Red Bull, McLaren e Ferrari nell’ordine. E nelle prime sei-sette posizioni della classifica piloti ci sono gli stessi dell’anno scorso. In un campionato così lungo, avremo gli stessi piloti a battagliare per il titolo alla fine».

    Voci pazze su Hamilton, non finisce il 2012 in McLaren?

    Dopo le critiche non troppo velate mosse da Hamilton verso il team nel dopo-gara del Gran Premio di Monaco 2012, si rincorrono con sempre maggior insistenza le voci di un suo abbandono della McLaren a fine anno, voci alle quali non daremmo troppo credito, non fosse altro per mancanza di vere alternative di livello, salvo un incrociarsi di combinazioni a dir poco complicate. Vediamo perché.

    Da quando dice Jean-Louis Moncet, giornalista e commentatore di F1 per la tv francese, Hamilton potrebbe abbandonare la McLaren prima del termine della stagione, «se la situazione non migliorerà», si evidenzia nelle dichiarazioni. E chi sarebbe il candidato a prendere il posto di Lewis? Paul Di Resta, con il quale il team di Woking avrebbe preso «seri contatti». Ora, prima di farsi una bella risata – perché Hamilton che lascia la McLaren prima del termine del campionato è utopia -, va anche considerato il ruolo del presunto sostituto: Paul Di Resta. Non più tardi di qualche settimana fa, la Mercedes ha confermato di tenere in gran considerazione il talento scozzese, che potrebbe, nel caso in cui Schumacher non rinnovasse, finire con buona probabilità nel 2013 a guidare accanto a Rosberg. I tedeschi, visto anche il mancato attuale rinnovo con la McLaren per la fornitura dei motori, si lascerebbero scappare Di Resta, mandandolo proprio in McLaren? Difficile a credersi.

    Piuttosto sembrano speculazioni sul futuro di Hamilton, ancora da definire, ma senza alcun dubbio con un team in grado di portare avanti lo sviluppo e dare una monoposto competitiva. Serve che a Woking mettano insieme un po’ di elementi visto che le potenzialità e i mezzi economici non mancano di certo.

    A spingere per un cambiamento d’aria c’è anche Martin Brundle, ex pilota McLaren e attualmente commentatore di Sky Sports. «E’ un momento di contrattazione, ma la domanda è: dove potrebbe andare [Hamilton]?». Le risposte a questa domanda sono piene di “se”, come ammette lo stesso Brundle. Ferrari? E Alonso lo vorrebbe di nuovo come compagno di squadra? Mercedes? Con quali garanzie tecniche? Red-Bull? Come gestire due primedonne?

    «Sta bene alla McLaren, ma starà fantasticando di andare altrove? Immagino che sta pesando tutte le opportunità al momento», ha concluso Brundle.

    Problemi tra Lotus e Raikkonen

    Lo scorso anno Jarno Trulli lottò per una stagione intera senza trovare mai una vera soluzione. In Caterham il pilota abruzzese si è scontrato con un servosterzo che non si sposava con il suo stile di guida. Oggi, Kimi Raikkonen sembra ripercorrere la stessa strada dell’italiano, se possibile in un’area ancor più estesa: l’intero sistema di sterzo della Lotus E20. Sin dai test di Barcellona il finlandese ha lottato con un’impostazione che non digeriva. E l’ultimo capitolo di questa storia è stato scritto lo scorso week end a Monaco, quando Raikkonen ha perso l’intera prima sessione di prove libere dopo aver effettuato appena un giro con un sistema appositamente portato dalla Lotus per incontrare i gusti di Kimi.

    Emergono retroscena interessanti oggi, che se non prefigurano uno scontro tecnico ci vanno assai vicini. «Gli è stato chiesto di provare nella sessione di prove libere con il sistema per com’era, ma si è rifiutato e non ha più girato», è quanto riporta l’esperto tecnico di Sky Sports Mark Hughes, informato sui fatti.

    Guardando sempre a cosa accadde a Trulli per l’intera stagione, viene da chiedersi se in Lotus si continuerà a lavorare per adattare il sistema oppure se verrà presentato per com’è attualmente, con buona pace di Raikkonen che ci si dovrà abituare.

    «Non rinunceremo in alcun modo nello sviluppo apportando modifiche di dettaglio al sistema di sterzo, secondo le preferenze di Kimi» è stata la replica del team a un’emittente finlandese. Però in seno alla scuderia non hanno preso bene il rifiuto a provare giovedì mattina. «Monaco ha dimostrato l’importanza di avere uno sterzo esattamente come piace [al pilota], ma ha anche sottolineato il fatto che anche un pilota con esperienza può risentire del salto di una sessione in una pista così tecnica».