Ayrton Senna contro Michael Schumacher

michael schumacher contro ayrton senna, video dati numeri e statistiche per parlare di una lotta tra due giganti della formula 1, una lotta senza tempo e fuori dal tempo che non può portare mai ad un vero vincitore

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    Guardando questo video con una delle rare sfide tra Ayrton Senna e Michael Schumacher (con Alain Prost terzo incomodo), è venuta voglia di farci la domanda da un milione di dollari. Chi è stato il migliore tra il brasiliano ed il tedesco?

    Il pensiero ha sfiorato almeno una volta tutti gli appassionati di Formula 1 ma purtroppo la pista non ha potuto dare una risposta. Ad onor del vero va detto che, anche avessero corso l’uno contro l’altro 1000 Gran Premi, sarebbe stato impossibile dire con certezza chi dei due era il più forte.

    Per il gusto di provarci, per il piacere di riaprire un argomento che non smette mai di interessarci e per rispolverare una piccola finestra sulla grande storia del nostro sport preferito, abbiamo deciso di metterci a raccogliere un po’ di fatti, osservazioni e statistiche con l’umile intento di dare il nostro contributo ad una discussione che oramai non conosce né tempo, né soluzione.

    UN PO’ DI NUMERI

      Ayrton Senna
    • Partenze: 161
    • Vittorie: 41 (25.47%)
    • Pole position 65 (40.37%)
    • Giri veloci: 19 (11.80%)
    • Podii: 80 (49.69%)
    • Ritiri per guast: 30 (18.63%)
      Michael Schumacher
    • Partenze: 248
    • Vittorie: 91 (36.69%)
    • Pole position 68 (27.42%)
    • Giri veloci: 76 (30.65%)
    • Podii: 154 (62.10%)
    • Ritiri per guast: 23 (9.27%)

    Nei dati sopra riportati, oltre al numero, tra parentesi è indicata la percentuale che, probabilmente, riesce a dare una dimensione più proporzionata visto che Senna ha corso molte meno gare di Schumacher. Il tutto, comunque, va preso più che con le pinze, ricordandoci sempre che molto del successo di un pilota è dato dalla macchina che ha sotto il sedere.

    Smaltite le premesse, possiamo tranquillamente affermare che il dato in cui Senna surclassa Schumacher è quello delle pole position. Non come dato globale dove se ne contano 3 in più per l’ex-ferrarista ma per la percentuale. Non c’era bisgono della statistica per sapere quanto il brasiliano fosse fenomenale nel giro secco. A sfavore del tedesco, comunque, ha giocato il cambio di regolamenti che nella seconda parte della carriera lo ha costretto a girare non con serbatoi scarichi ma con la benzina in funzione della gara falsando, di fatto, la veridicità della griglia di partenza.

    Se dobbiamo capire la differenza tra l’uno e l’altro, dobbiamo guardare al dato del giro più veloce in gara dove quello delle qualifiche viene completamente ribaltato. E’ il sintomo della grande differenza tra i due. Il primo riusciva a dare sempre il massimo nel giro secco, quello fatto con la macchina assettata ad hoc e scaricata di benzina. La sua capacità di concentrazione su ogni millimetro di ogni curva era incredibile. Il secondo, invece, era un martello capace di non mollare mai e continuare a migliorarsi per poi spremere ulteriormente la vettura prima del pit stop. In questo senso, Schumacher ha aperto una nuova era e tutti i piloti moderni hanno necessariamente dovuto imitarlo. Non a caso i migliori in questa attività sono gli unici che, dopo di lui, hanno conquistato il mondiale: Alonso e Raikkonen.

    COMPAGNI DI SQUADRA (in grassetto quelli che sono diventati campioni del mondo o ci sono andati vicino almeno una volta in carriera)

      Ayrton Senna:
    • Johnny Cecotto,
    • Elio de Angelis,
    • Johnny Dumfries,
    • Satoru Nakajima,
    • Alain Prost,
    • Gerhard Berger,
    • Michael Andretti,
    • Mika Hakkinen,
    • Damon Hill
      Michael Schumacher:
    • Andrea de Cesaris,
    • Nelson Piquet,
    • Martin Brundle,
    • Riccardo Patrese,
    • Jos Verstappen,
    • JJ Lehto,
    • Johnny Herbert,
    • Eddie Irvine,
    • Rubens Barrichello,
    • Felipe Massa

    Una delle principali critiche fatte a Schumacher è stata quella di non aver mai avuto un vero avversario all’interno del box. Questo è vero ma più che per volontà del tedesco, probabilmente, è stato così per saggezza dei suoi team manager che hanno capitalizzato al meglio il talento tra le loro mani. Un altro motivo, poi, riguarda la scarsa quantità di veri fenomeni che si sono affacciati in F1 nel periodo d’oro di Schumacher. Questo non toglie che al suo debutto fu in grado di far impallidire un certo Nelson Piquet e, più in generale, dare un tale distacco ai vari malcapitati successivi letteralmente imbarazzante. Malcapitati che, prima di incontrarlo e dopo averlo salutato, hanno comunque dimostrato di valere tutti i rispettivi vecchi e nuovi compagni di squadra (segno che dei bolliti proprio non erano…)

    Senna, invece, le lotta in famiglia le conosce bene. Pur avendo messo il veto all’arrivo di Derek Warwick alla Lotus nel 1986 (al suo posto fu preso il meno esperto Dumfries), quando finì alla McLaren dovette convivere per due lunghissimi anni con Alain Prost dando vita ad una delle rivalità più celebri della storia dello sport.

    Per tentare di pareggiare il confronto, si può banalmente far notare che se anche il brasiliano avesse avuto un rivale in meno dentro casa, avrebbe potuto togliersi qualche soddisfazione in più e rimpinguare il proprio palmares con, certamente, il titolo mondiale del 1989.

    I PROPRI TEAM

    Il nome di Michael Schumacher è scolpito nella storia della Ferrari. C’è il suo timbro nella grande striscia di successi del Cavallino e nella sua incredibile rinascita dopo un digiuno lungo oltre 20 anni. Con il suo carisma e la sua grande abilità ha saputo tirare fuori il massimo da una squadra che lo seguiva ciecamente e che lui non ha mai abbanondato neanche nei momenti più difficili come la rottura del motore a Suzuka nel 2006 che gli è costata l’ottavo titolo mondiale.

    Senna aveva la stessa maniacale precisione. I suoi tecnici raccontano con quanta accuratezza cercasse di migliorare la maneggevolezza della vettura e come studiasse la telemtria che, allora, era ancora agli albori. Questa sua capacità ha fatto crescere la McLaren fino agli anni ’90 ma l’incantesimo si è rotto quando le sue richieste economiche sono diventate inaccettabili per il team che in quel momento aveva perso la fornitura Honda e doveva spendere le sue migliori risorse per trovare un nuovo motorista

    LE POLEMICHE

    Che se ne creda o dica, su questo delicattismo fronte, i due campioni hanno molti più aspetti in comune di quel che si possa pensare.

    Brevemente. Senna butta fuori Prost a Suzuka nel 1990. Lo stesso tenta di fare invano Schumacher nel 1997 contro Villeneuve dopo che già nel 1994 una manovra al limite del regolamento gli aveva regalato il titolo su un ingenuo Damon Hill.

    Non siamo di fronte né a dei santi, né a dei peccatori. Semplicemente dei personaggi che hanno vissuto la loro vita sportiva sempre ai massimi livelli e con un solo obiettivo: vincere. Tutto il resto va inteso come effetto collaterale. Va compreso e giustificato senza mai dimenticarsi che ciascuno di loro ha fatto tante scorrettezze almeno tante quante ne ha subite.

    CHI IL MIGLIORE?

    Eccoci alle conclusioni, inconcludenti. Per diversi motivi, entrambi sono stati figli del loro tempo. Schumacher è stato un grandissimo interprete delle strategie quando queste sono diventate protagoniste assolute. Senna, invece, sapeva fare cose mirabilanti in circuiti cittadini o comunque molto meno “facili” di adesso, nel periodo in cui la F1 richiedeva quello.

    Se si dovesse emettere un giudizio, in estrema sintesi, ferma restando l’immensa sensibilità e classe nella guida di entrambi, il mio punto di vista è che Senna aveva qualcosa in più sul giro secco. Solo, Jim Clark avrebbe potuto avvicinarlo. Schumacher non aveva rivali nella distanza di gara dove ha letteralmente rivoluzionato il concetto di Gran Premio, sfruttando la vettura al meglio per tutti gli oltre 300 km di gara. Voi che ne pensate?