Ayrton Senna, il racconto su Magic dopo l’1 maggio a Imola [FOTO]

Ayrton Senna, il racconto su Magic dopo l’1 maggio a Imola [FOTO]
da in Ayrton Senna, Storia della Formula 1
Ultimo aggiornamento: Domenica 01/05/2016 10:53

    Senna dopo incidente imola 1994

    In occasione del 22mo anniversario dalla scomparsa di Ayrton Senna, morto a Imola il primo maggio 1994, Derapate ricorda il campione brasiliano con le parole dei lettori. Un racconto giunto in redazione aiuta a rivivere e fantasticare su quella che sarebbe potuta essere la storia della Formula 1 nella seconda metà degli anni Novanta. Lo scontro frontale con Schumacher, le questioni della sicurezza, la ricerca di conferme per ribadire il proprio ruolo ancora di assoluto protagonista. Ayrton Senna aveva ancora tanto da fare, con sfide affascinanti all’orizzonte. Le ripercorre Enrico Salvaggio, con lo stile a metà tra cronaca e approfondimento, realtà e fantasia. Un riavvolgere il nastro dei ricordi per poi premere play riscrivendo gli eventi. Un racconto in due puntate da non perdere.

    Cronaca di un sogno

    Primo maggio, ricorre oggi il ventesimo anniversario della morte di Ayrton Senna, per molti, compreso chi scrive, il miglior pilota della storia della Formula 1. Ma se quel maledetto puntone della sospensione, invece di conficcarsi nella tempia, si fosse infranto sul casco del brasiliano, come sarebbe proseguita la storia del pilota e della stessa Formula 1? 1 maggio 1994, ore 14:17. Ayrton Senna ha da poco tagliato il traguardo del 7° giro del Gran Premio di San Marino. Il brasiliano della Williams si trova in testa, braccato da Schumacher sulla Benetton che segue a soli sei decimi. Improvvisamente la Williams ha uno scarto che provoca l’uscita di pista di Ayrton al Tamburello. L’impatto col celebre muro sul quale hanno impattato in passato anche Piquet, Berger e Patrese è inevitabile e violento. Senna rimane per qualche interminabile secondo immobile dentro la vettura. Poi muove leggermente il capo. E’ sotto shock, ma fortunatamente non è nulla di grave. Frammenti del braccio di una sospensione lo hanno colpito violentemente sul casco senza provocare alcun trauma. Viene portato in ambulanza al vicino ospedale di Bologna dove riprende conoscenza, viene tenuto a riposo e sotto osservazione per la notte; dimesso l’indomani mattina, trova una folla di tifosi festanti assiepati per salutarlo. Il gran premio è stato vinto da Schumacher con la sorprendente Benetton e il tedesco comanda la classifica del mondiale con 30 punti. Prima di pensare alle prospettive di rimonta iridata, per Senna la priorità è la sicurezza. La tragica di morte di Ratzenberger e gli altri incidenti del week-end hanno mostrato quanto sia ormai stato superato il limite dell’esasperazione tecnica, e lo stesso Ayrton – che aveva già criticato la guidabilità della sua Williams, la sicurezza delle vetture e del circuito romagnolo -, organizza una riunione coi piloti. La partecipazione viene allargata a team principals e membri della federazione. Si studiano le modifiche ai circuiti considerati più pericolosi, viene cambiato il regolamento tecnico per la stagione successiva in modo da rendere più sicure le monoposto e diminuire la velocità.

    Cronaca di un sogno
    SennaImola1

    Adesso si può tornare a pensare alle corse, pur essendo impossibile mettersi alle spalle una tragedia come quella di Ratzenberger. Il successivo gran premio si disputa a Montecarlo, pista nella quale Senna è maestro. Ottiene la sua quarta pole e in gara riesce finalmente ad arrivare al traguardo, battendo un arrembante Schumacher, che non concede nulla e vuole giocarsi fino in fondo le sue chances di titolo, forte di un inizio di stagione straripante. Per il tedesco però non saranno tutte rose e fiori. La rinascita della Williams, che deve ritrovare l’affidabilità (al resto ci pensa Senna, nonostante la vettura non sia su tutti i circuiti più competitiva della Benetton), unita ad alcune irregolarità tecniche della Benetton che compromettono un paio di gare di Schumacher, consentono la grande rimonta del brasiliano, in testa al mondiale all’ultimo appuntamento di Adelaide. Per far suo il quarto titolo e raggiungere Prost nella graduatoria di tutti i tempi deve semplicemente arrivare davanti al tedesco, che però parte meglio e conduce la prima parte della gara. Come tradizione vuole, Senna chiude la partita mondiale con uno scontro: quello scontro che gli costò il mondiale nel 1989 e lo incoronò nel 1990, si rivela anche stavolta risolutore per il pilota della Williams. Schumacher a metà gara, pressato da Senna, commette un errore che permette al brasiliano di infilarsi in una stretta curva del tortuoso circuito australiano. Schumy non ci sta e chiude la porta, ma il risultato è un patatrac che determina il ritiro di entrambe le vetture, e che consegna l’alloro ad Ayrton. Nel 1994 scoppia una rivalità già maturata negli anni precedenti, i primi in Formula 1 per il tedesco. Accantonate alcune dichiarazioni al vetriolo, la questione relativa alla manovra di Schumacher viene archiviata frettolosamente da Senna, forte del mondiale conquistato. Ayrton però non può dormire sonni tranquilli. Il suo prossimo obiettivo, da inseguire nella stagione 1995, è il quinto titolo mondiale, che in un colpo solo gli permetterebbe di raggiungere il recordman Fangio e di scavalcare il rivale di sempre Prost. Ma l’intento è ostacolato dalla sempre crescente ambizione della Benetton che può contare non solo sul talento di Michael Schumacher, ma anche sulla sapiente gestione tecnica di Flavio Briatore, capace durante l’anno precedente di strappare un contratto alla Renault, che dal 1995 sostituirà la Ford nella fornitura dei motori. Niente più trattamento d’elite riservato alla Williams, dunque, che sulla motorizzazione francese ha costruito buona parte dei successi degli ultimi tre anni. I valori in campo si ribaltano: la Benetton, progettata dal genio di Rory Byrne ha ormai superato, anche se non di molto, la competitività della Williams di un Newey concentrato sulla prossima sfida che lo attende in McLaren. Senna si comporta con professionalità estrema pur lavorando da separato in casa, un paradosso se si considera che stiamo parlando del campione del mondo in carica oltre che di uno tra i più grandi piloti della storia e ancora indiscutibilmente il migliore in attività. Succede, infatti, che la Williams ha mal digerito le critiche del brasiliano alla vettura dell’anno precedente e la sofferta vittoria del mondiale ha soltanto fatto accettare a entrambe le parti la prospettiva di lavorare insieme per un altro anno. Senna, abituato alle coccole di casa McLaren, una volta chiuso il conto statistico con la sua ossessione Prost – col quale sono comunque diventati ormai amici – guarda da tempo alla Ferrari, dove troverebbe un ambiente che lo venererebbe come un re per andare a caccia di un duplice traguardo: diventare il pilota più vincente della storia della Formula 1 e riportare al vertice il Cavallino, che aspetta un titolo piloti dai tempi di Scheckter (1979). Il 1995 si rivela un anno difficile. La Williams è ancora competitiva e Senna porta a casa diverse gare, superando il record generale di Prost fermo a 51, ma non basta per fermare lo scatenato Schumacher che vince il titolo con due gare d’anticipo. L’attenzione è così rivolta più sulle vicende extra-sportive, sul mercato. In estate arriva l’annuncio che tutti aspettavano: il lungo corteggiamento della Ferrari, rinvigorito dal lavoro del nuovo manager Jean Todt (che nel frattempo ha restituito una buona competitività al team, tornato a vincere con Alesi e Berger), si conclude finalmente col contratto firmato a Maranello dal brasiliano, che si lega con la scuderia italiana per le successive quattro stagioni, assicurandosi uno stipendio da sogno. Rimane a fargli da scudiero Berger, per una coppia già positivamente sperimentata in McLaren nei primi anni Novanta. Alesi fa le valigie e sentendosi tradito sbatte la porta con dichiarazioni polemiche prima di trasferirsi alla Williams, la stessa Williams con cui aveva firmato un pre-contratto prima di passare alla Ferrari nel 1991. Il team di sir Frank vuole dimostrare di poter vincere un titolo contando più sulla forza della propria vettura che del pilota; tuttavia, non pienamente convinto di promuovere prima guida Damon Hill – giunto terzo nei due campionati precedenti – preferisce ingaggiare un pilota competitivo (anche se non un campionissimo) come il francese e rimandare il debutto in Formula 1 al 1996 del campione uscente della Formula Cart Jacques Villeneuve, figlio dell’indimenticato Gilles. E il campione del mondo? Schumacher è alle prese con la serrata corte della Mercedes, che dopo averlo allevato nella categoria sport prototipi vuole riportare alla base il talento di casa. La McLaren però nella stagione 1995 non si è ancora mostrata competitiva, raccogliendo solo qualche podio con Hakkinen e dopo aver spinto un big come Nigel Mansell al ritiro. Così il giovane kaiser decide di difendere il proprio numero 1 nel team che l’ha consacrato, sebbene quest’ultimo si trovi in fase di smobilitazione. Il progetto di rivoluzione e rilancio della Ferrari, infatti, promosso da Jean Todt, prevede, dopo l’ingaggio del miglior pilota, quello dei migliori tecnici in circolazione. Deluso da Barnard, il francese pensa prepotentemente alla coppia Brawn-Byrne che ha fatto faville in Benetton, e trova l’accordo per il 1997. Il 1996 si configura come un anno di transizione, in cui Senna presumibilmente non potrà lottare per il mondiale, ma nel quale sarà comunque chiamato a far crescere vettura e team. Enrico Salvaggio leggi la seconda parte alle 14:00 su Derapate.it

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