Ayrton Senna, il racconto su Magic dopo l’1 maggio a Imola – parte 2 [FOTO]

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    Un racconto in due parti per ricordare Ayrton Senna nell’anniversario della morte. Una prospettiva diversa di celebrare il campione brasiliano, nata dalla penna di Enrico Salvaggio, affezionato lettore di Derapate che ci regala un romanzo a lieto fine.

    La carriera di Senna dopo l’incidente di Imola come sarebbe proseguita? Quali strade avrebbe scelto il brasiliano? Scenari ripercorsi con riferimenti storici puntuali, a metà strada tra la cronaca e la fantasia.

    Da leggere tutto d’un fiato la seconda puntata, dopo il primo episodio, ricordando i due decenni che ci separano da quel primo maggio 1994 a Imola.

    Cronaca di un sogno, si riparte dal 1996

    Come previsto è la Williams a dominare il campionato, forte dell’involuzione tecnica della Benetton e della crescita non ancora ultimata della Ferrari. Hill si dimostra un pilota costante, affidabile, ma non velocissimo. Lotta per tutto l’anno col compagno Alesi, più veloce quasi sempre ma non altrettanto regolare. Nonostante qualche incidente e rottura di troppo, il francese – forte dell’assenza di ordini di scuderia – con un finale di stagione grintoso riesce a rimontare il distacco che lo separava dal britannico e, vincendo un emozionante ma corretto duello nell’ultima gara a Suzuka, si aggiudica incredulo il suo primo e unico titolo. I ferraristi, che hanno amato tanto Jean, non possono avere però troppi rimpianti. Con Senna, infatti, il salto di qualità è stato evidente, e il brasiliano si è costantemente giocato con la Benetton di Schumacher i posti lasciati liberi dalle defaillance della Williams, riuscendo a vincere 3 gran premi e arrivando terzo in classifica generale, proprio davanti al tedesco.

    Il 1997 vive del duello tra Senna e le Williams, una sorta di vendetta gustata a freddo dal pilota brasiliano. La Williams è ancora la vettura più veloce del lotto ma adesso non c’è più Hill e il debuttante Villeneuve si dimostra un pilota tosto, all’altezza del nome che porta, ridimensionando la stella del campione del mondo Alesi. Il team inglese non da ordini di scuderia e ne approfitta proprio Ayrton, alla guida di una Ferrari ormai progredita al ruolo di seconda vettura più competitiva, che con classe e regolarità lotta per il titolo tutta la stagione e si laurea campione del mondo con una gara d’anticipo rispetto all’ultimo appuntamento di Jerez, dove Villeneuve batte Alesi e Schumacher nella lotta per il secondo posto in classifica. Ayrton raggiunge Fangio a quota 5 titoli, e riporta l’iride a Maranello dopo 18 anni. Il brasiliano dichiara di volersi ritirare al termine del contratto con la Ferrari. Ha dunque due stagioni a disposizione per inseguire l’ultimo obiettivo: vincere il sesto titolo e diventare il pilota più vincente della storia di questo sport.

    La stagione 1997 ha però dimostrato come i valori in campo si siano livellati. Ottime vetture come Benetton e Ferrari, forti dei migliori piloti in circolazione, hanno tenuto testa allo strapotere della Williams, che ha vinto per il sesto anno consecutivo il titolo costruttori. Ma Benetton e Williams per la stagione 1998 devono scontrarsi con un problema non da poco: il ritiro della Renault, che li costringerà a correre con motori revisionati dalla Mecachrome, società privata gestita dall’onnipresente Briatore. Nel frattempo durante la stagione si sono messe in evidenza le McLaren, tornate al successo con Hakkinen. I tempi sono maturi per il passaggio di Schumacher al team anglo-tedesco, in sostituzione di Coulthard.

    La mossa si rivelerà azzeccata: il 1998 vive del duello tra McLaren e Ferrari, riportando la mente indietro al lontano 1990, seppur a parti invertite (allora Senna correva con la McLaren), mentre la Williams funge da comprimaria con Villeneuve e il neo-ingaggiato Frentzen, la Benetton inghiottita a metà gruppo, sopravanzata dalla sorprendente Jordan guidata dal redivivo Hill.

    Le frecce d’argento si fanno forti delle gomme Bridgestone, più performanti delle Goodyear che montano le vetture di Maranello in attesa dell’addio a fine stagione. La Ferrari è ormai una vettura di vertice e permette a Senna di battagliare con Schumacher su tutte le piste. Il secondo pilota della McLaren, Hakkinen, si dimostra però ben più competitivo di Irvine, ingaggiato dalla Ferrari per sopperire al ritiro di Berger. E così Senna non può far altro che inchinarsi allo strapotere dell’accoppiata Schumacher-McLaren Mercedes, che si aggiudicano titolo piloti e costruttori. Per il pilota tedesco è il secondo mondiale.

    Si avvicina dunque l’ultimo anno di Senna in Ferrari e presumibilmente in Formula 1. Il pluri-iridato è ormai un’icona della rossa e i tifosi lo idolatrano a tal punto da organizzare sit-in per convincerlo a restare e Jean Todt a non sostituirlo a fine stagione con l’odiato rivale Schumacher, come indiscrezioni di giornale sussurrano. Ma Senna ha ormai 39 anni e altri progetti. Vuole onorare il contratto con la Ferrari e andare a caccia dello storico sesto titolo, per poi smettere. E la Ferrari non può restare ferma. Per restare competitiva ai massimi livelli, deve completare il puzzle ormai sapientemente messo insieme da Todt col pilota di punta. Quel pilota di punta identificato in Michael Schumacher, allettato dall’idea di sostituire il suo grande rivale sulla vettura più amata e conosciuta al mondo.

    Dal canto suo la McLaren si mostra presuntuosa come la Williams di qualche anno prima. Dennis e soci ritengono la competitività della propria vettura talmente elevata da poter rinunciare al kaiser, puntando sul fedele Hakkinen, dimostratosi negli anni un pilota solidissimo. Così viene raggiunto un accordo e dietro pagamento di una penale la McLaren libera Schumacher per il passaggio in Ferrari nel 2000.

    I valori in campo sono, più o meno, gli stessi dell’anno precedente. Benetton e Williams ormai declassate al ruolo di outsiders puntano su giovani leve come l’italiano Fisichella e Ralf Schumacher, fratello di Michael, mentre Villeneuve è sprofondato a fine gruppo per sposare il progetto della neonata B.A.R; va un po’ meglio ad Alesi, caduto nel dimenticatoio ma alla guida di una più competitiva Sauber. Frentzen, invece, passato alla Jordan, fa faville con quella che ormai è diventata la terza vettura del gruppo e si mette sempre più in luce il migliore amico rimasto nel Circus a Senna, il connazionale Barrichello, alla guida della Stewart. Ma a comandare gare e classifiche lasciando agli avversari solo le briciole, come l’anno precedente, sono sempre loro: Ferrari e McLaren. La scuderia italiana ha recuperato il gap delle gomme Good Year con la fornitura unica Bridgestone. Questo consente un miglioramento delle prestazioni del sin qui deludente Irvine, peraltro inviso da tempo allo stesso Senna, che l’ha accettato in squadra solo perché meno competitivo. Come nella stagione 1997, Senna approfitta della sostanziale parità gerarchica tra i piloti della squadra avversaria. Allora era la Williams, con Villeneuve e Alesi, adesso la McLaren. Schumacher non è più la star appena ingaggiata della stagione precedente e considerando il contratto con la Ferrari per la stagione successiva il team anglo-tedesco fornisce un malcelato appoggio al cocco di casa Hakkinen, che a sorpresa vince diverse gare ed entra in lotta per il titolo.

    Schumacher con classe risponde colpo su colpo, e all’ultimo appuntamento dell’anno rimane l’unico matematicamente in corsa per contrastare il primato che Senna ha costruito nell’arco della stagione. Ancora una volta a Suzuka si decide il destino del campionato. La gara però trasmette poco pathos, il tedesco parte male e Senna comanda dall’inizio alla fine portando a casa vittoria e mondiale, entrando più che mai nella storia.

    La Ferrari invece manca ancora una volta il titolo costruttori. Ci proverà l’anno successivo con Schumacher e con l’altro nuovo pilota Barrichello, ingaggiato per sostituire Irvine, e raccomandato dall’uscente Senna.

    Nel corso della conferenza stampa che sancisce l’addio definitivo alle corse del pilota brasiliano, arriva la sorpresa tenuta nascosta da mesi:

    -Sarò ancora presente nel paddock anche se non più dietro al volante. La prossima stagione fa parte di un progetto che ho deciso di far partire insieme a mia sorella Viviane, una Fondazione senza scopo di lucro che permetta ai ragazzi brasiliani meno fortunati di istruirsi e formarsi. E’ già da diversi anni che opero nel settore della beneficenza ma non ho mai voluto farmi pubblicità per questo, adesso però che la mia carriera da professionista è finita intendo spendere il mio nome e spendermi in prima persona, e ho trovato un’ottima sponda per quest’iniziativa in Alain Prost e la sua scuderia. La Fondazione Senna sarà il main sponsor della squadra.

    L’uomo Senna oltre il pilota. Il ricordo dei meno fortunati, di quel Brasile che ha portato sempre sul podio, gli ultimi che si sentono vincitori insieme al loro idolo. La Fondazione Senna per proseguire un impegno in simbiosi con il suo popolo.

    Nel frattempo Schumacher vince il titolo in Ferrari al debutto, portandosi così a quota tre e iniziando a progettare una rimonta nei confronti del brasiliano. La Ferrari, forte delle buone prestazioni di Barrichello, porta a casa anche il titolo costruttori, mentre la McLaren si conferma squadra di vertice piazzandosi col sempre più affermato Hakkinen a pochi punti di distanza dal tedesco.

    Senna ormai è estraneo a queste sfide. Dopo aver conquistato e commosso il pubblico della Formula 1 Ayrton ha la testa altrove, nel suo buen retiro brasiliano, in quella famiglia che lo aspetta a casa da diversi anni e in un ambizioso progetto di solidarietà. La Formula 1 può aspettare. Per sempre. Forse.

    Enrico Salvaggio