Barry Sheene: un mito delle due ruote

La storia di Barry Sheene, grande pilota degli anni Settanta

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    Barry Sheene

    Come vi abbiamo anticipato in un precedente articolo, domenica in occasione del gran premio di Philip Island in Australia, il pilota di casa Chris Vermeulen guiderà la sua Suzuki colorata, per l’occasione, con una livrea speciale, che ricorda uno dei più grandi piloti degli anni ’70: Barry Sheene .

    “E’ per me un onore poter correre il Gp di casa con i colori della moto del mio idolo Barry Sheene. Lui ha fatto molto per me quando sono andato a correre nel Regno unito e gli devo molto. Ho guidato una XR-14 Grand Prix nell’ultimo “Goodwood Festival of Speed” ed è stato un privilegio ma guidare la mia Suzuki con la livrea di Barry è impressionante. Ringrazio la Suzuki e la squadra per questo e spero di poter far bene.” Queste le dichiarazioni di Vermeulen in una recente intervista.

    Non è la prima volta che i piloti rendono omaggio a Barry Sheene. In un gran premio fu proprio Valentino Rossi a indossare il casco dell’inglese e a correre con il numero 7, lo stesso numero con cui Sheene correva durante la sua carriera.

    Capelli lunghi, basettoni di ordinanza, pilota tipico di quegli anni, era tanto spettacolare in pista quanto particolare nella vita privata. Vinse nella sua carriera 19 gare nella classe 500 che gli fruttarono due campionati mondiali. Genio e sregolatezza, capace di prendere dei rischi fuori dal comune, spesso ha dovuto fare i conti con terribili fratture tanto che era famoso tra gli addetti ai lavori per le innumerevoli viti e placche che aveva nel corpo.

    Famosa la storia che racconta che Sheene passava ore nei metal-detector degli aeroporti per spiegare alle autorità che non era in possesso di armi, ma solo di una quantità indefinita di metallo in corpo. Proprio a causa di tutti i dolori di cui soffriva si trasferì in Australia dove il clima stabile non gli faceva sentire i malanni alle ossa.

    Barry Sheene morì a causa di un male incurabile a Sidney nel 2003 all’età di 53 anni. Fu uno dei piloti che hanno fatto nascere la passione per le due ruote a tanti ragazzi di quegli anni.