Brembo Racing: dove frenano le Formula 1

Visita al reparto corse della Brembo, nella fabbrica dove vengono prodotti i freni per vetture e moto da competizione

da , il

    Brembo è un nome che non ha bisogno di presentazioni. Un tipico esempio delle eccellenze di cui è capace il vero Made in Italy. Un’azienda che partendo da un’officina nei dintorni di Bergamo negli anni Sessanta è diventata una realtà industriale di primo piano nel mondo. I freni delle migliori auto e moto di produzione e da corsa portano questo marchio. Abbiamo visitato il reparto Brembo Racing, dove vengono prodotti e testati i freni per le monoposto di Formula 1 e i bolidi della MotoGP. Scopritelo insieme a noi.

    LA STORIA DELLA BREMBO

    La Brembo è un’azienda relativamente giovane per il settore industriale meccanico. Infatti è nata solo l’11 gennaio 1961. Quella è la data di fondazione delle Officine meccaniche di Sombreno (una piccola località alla periferia nord-ovest di Bergamo). I fondatori furono Emilio Bombassei e Italo Breda. Fra i primi clienti importanti ci fu addirittura l’Alfa Romeo. Presto l’azienda cominciò a produrre dischi freno per il mercato ricambi, poi l’ascesa fu costante. Dal 1972 si espanse nelle motociclette, come fornitore della Moto Guzzi, arrivando presto ai vertici del settore.

    Ma fu il 1975 l’anno di consacrazione ad attore di livello mondiale. Infatti la Scuderia Ferrari affidò a Brembo la fornitura di dischi per le proprie monoposto di Formula 1. Nei primi anni ’80 la Brembo sviluppò una tecnologia rivoluzionaria, la prima pinza monoblocco, cioè ottenuta lavorando direttamente un pezzo unico di metallo, invece di fonderne successivamente dei componenti. Questo garantiva prestazioni eccezionali, una frenata costante dall’inizio al termine della gara. Dopo un primo anno di esclusiva alla Ferrari, nel 1988, le pinze monoblocco Brembo equipaggiarono tutte le altre migliori squadre della Formula 1, a cominciare dalla McLaren nel 1989; fu lo stesso Ayrton Senna a chiedere a gran voce i freni Brembo.

    LA BREMBO OGGI

    L’espansione dell’azienda fu costante e inarrestabile. Nel 1995 la Brembo venne quotata alla Borsa di Milano. Negli anni 2000 il marchio acquisì importanti aziende mondiali, come la brasiliana Alfa Real Minas e l’inglese AP Racing; nel settore moto ha comprato il 70% della Marchesini, specializzata nella produzione di ruote in magnesio per moto da competizione. Nella seconda metà del decennio c’è stata anche la penetrazione nei grandi mercati di Cina e India.

    Ma la Brembo resta in tutto e per tutto una grande azienda italiana, sempre dalle parti di Bergamo. La sede principale oggi è a Stezzano, mentre il reparto Racing si trova a pochi chilometri, a Curno. Nel 2015 il fatturato consolidato è stato di 2.073 milioni di euro, un aumento del 15% rispetto all’anno precedente. Il gruppo Brembo impiega oltre 9.000 dipendenti. E’ importante sottolineare che ogni anno il 5% del fatturato viene investito in ricerca e sviluppo, dipartimento che assorbe il 10% della forza lavoro. Perché solo la ricerca consente di rimanere ai vertici.

    IL REPARTO RACING DELLA BREMBO A CURNO

    E’ sempre affascinante osservare come nascono prodotti che si fanno onore nelle competizioni di tutto il mondo. Vedere con i propri occhi dischi, pinze e pastiglie che equipaggiano le migliori scuderie di Formula 1, MotoGP, prototipi di Le Mans, monoposto di Formula Indy o vetture GT e Nascar.

    Questa è la fabbrica del reparto Brembo Racing che sorge a Curno. Tecnici e operai altamente specializzati lavorano a stretto contatto con gli ingegneri per tradurre in prodotti concreti le idee che nascono sulla carta (o al computer), per trasformare in realtà le esigenze che la pista richiede ai vari team durante le competizioni. In ultima analisi per dare al pilota, il quale rischia la propria vita ogni momento, quella sicurezza di poter fermare la propria vettura o moto nel modo migliore, nello spazio più breve e con quella costanza di rendimento che fa la differenza.

    E’ questa la sostanza nell’osservare un’operaia mentre assembla una pinza, un suo collega mentre estrae un disco forato dal blocco di carbonio, un altro mentre attiva un macchinario che attraverso un raggio laser verifica l’esistenza delle più microscopiche imperfezioni di un disco.

    I numeri sono aridi ma rendono bene l’idea. Su una pista come Monza, classificata come medio-alta dal punto di vista della difficoltà per gli impianti frenanti, il pilota di una Formula 1 sottopone la vettura e se stesso ad una decelerazione di ben 5,8 g quando affonda il pedale al termine del rettilineo d’arrivo. Imprimendo al pedale una forza di 177 Kg, egli attiva un meccanismo che sviluppa ben 2.805 kilowatt, necessari per fermare una monoposto lanciata in quel punto a oltre 360 Km/h. Questa è la realtà permessa dall’incredibile lavoro di un’azienda come la Brembo.