Circuiti Formula 1 2008: Montecarlo

Da cinquant’anni il GP di Monaco tenta di dare una risposta a questo fondamentale interrogativo

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    Circuiti Formula 1 2008: Montecarlo

    Avete mai provato ad andare in bici nel salotto di casa? Visto che nella vita non vi capiterà mai di poter guidare una Formula 1 tra le strade di Montecarlo , per capire l’assurdità della cosa il modo migliore è seguire il celebre consiglio di Nelson Piquet.

    Da oltre cinquant’anni il GP di Monaco, anacronistico quanto affascinante, rappresenta tutta la F1 e né al tempo stesso la sua negazione. Muretti, tombini, curvoni e curvette, ingorghi, traffico e tanto altro ancora umiliano la tecnica ma esaltano le doti dei piloti. Che lo si ami o lo si odi, non si può negare che, a modo suo, quella di Montecarlo non è solo una corsa particolare, ma un vero è proprio simbolo dell’automobilismo sportivo.

    3.340 metri da percorrere 78 volte. Un totale di 260,52 Km tra le stradine del Principato. Un percorso rimasto pressoché immutato negli anni.

    Dopo la partenza si arriva a 260 alla Saint Dévote, 90 gradi a destra in salita lungo il Beau Rivage. Seguono la Massanet – una curva cieca a sinistra – ed il Casinò a destra, che portano al tornante Mirabeau.

    Tocca, quindi, al celebre tornantino del Loews da fare a non più di 40/50 Km/h con le braccia incrociate. In discesa si compie una doppia svolta a destra passando dalla curva del Portiere e si spinge a fondo entranto sotto il tunnel.

    Usciti dalla galleria a 280 km/h si deve attendere una frazione di secondo prima di compiere la frenata più brusca della pista (ed unico punto dove si può tentare disperatamente un sorpasso). Superata la Nuova chicane, talvolta teatro di spettacolari incidenti, contatti o semplicemente dei lunghi, c’è una la piega a sinistra del Tabaccaio, la doppia chicane delle Piscine da 90 all’ora, la Rascasse e la curva finale Anthony Noguès (in onore dell’organizzatore del primo GP di Monaco).

    Data la natura della pista le vetture sono studiate per avere il massimo carico aerodinamico e la miglior trazione possibile. Le auto sono più alte da terra rispetto al normale, gli pneumatici sono particolarmente soffici (qui la Bridgestone utilizzerà la mescola super-morbida) e le sospensioni sono rinforzate per sorreggere eventuali piccole botte prese tra i muretti e i tombini disseminati lungo il percorso.

    La farfalla è aperta solo per il 50% del tempo sul giro, ma il motore è costantemente sottoposto ad un alto regime di rotazione a marce basse e – data la bassa velocità – è necessario adottare ampie aperture per un sufficiente raffreddamento.