Circuiti Formula 1: Shangai si chiama fuori?

Il circuito della Cina alle porte di Shangai potrebbe non vedere più la Formula 1 a partire dal 2011

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    L’impianto costato oltre 360 milioni di dollari è colossale, rispecchia tutti i migliori requisiti in termini di infrastrutture e spettacolo e porta la firma di Hermann Tilke, il sinonimo di qualità. La MotoGP, però, l’ha già salutato e, in questi giorni, esce la notizia che il circuito di Shangai potrebbe dire addio anche alla Formula 1.

    SCARSO INTERESSE. L’accordo con la Formula 1, iniziato nel 2004, è attualmente previsto fino al 2010. Dopodiché potrebbe interrompersi. Stavolta non si tratta né di mancanza di fondi, né di accordi commerciali balbettanti. Il motivo è molto più serio: non c’è interesse. I biglietti rimasti invenduti nell’ultima edizioni sono stati troppi, tanti da far supporre un addio persino anticipato rispetto alla data di scadenza

    ULTIME CHANCE. Qiu Weichang è l’uomo che proverà a risollevare le sorti della manifestazione. Il vice-direttore della Shangai Administration of Sport fa sapere che per la prossima stagione saranno studiate soluzioni ad hoc per incentivare la partecipazione popolare e dare lustro agli sponsor interessati nell’iniziativa.

    “Vogliamo imparare dai nostri errori e a breve daremo delle risposte concrete. L’obiettivo è creare un ambiente ideale per organizzatori, sponsor e Formula 1″
    ha spiegato Weichang.

    SPAURACCHIO ECCLESTONE. A rendere ancor più complicati i piani di risanamento dei cinesi, potrebbe pensarci Ecclestone. Il patron della F1, infatti, spinge affinché saltino fuori altri soldi da spendere per illuminare a giorno l’impianto alle porte di Shangai, in modo da replicare, assieme a Sepang, Melbourne e Fuji, l’esperienza di Singapore.

    “Siamo qui per fare sport
    – ripete lo zio Bernie da mesi –
    ma anche per fare business. Correre di notte significa trasmettere le gare ad un orario visibile per tutti…”

    CALENDARIO A FISARMONICA. Nel 2009 ci saranno solo 17 Gran Premi. Il rischio che il numero scenda al di sotto di questa soglia, però, è molto basso, Ci sono, infatti, appuntamenti che certamente ritroveranno la loro dimensione ed altri che faranno il loro ingresso. Basti pensare ad una corsa da inserire quasi obbligatoriamente nel Nord-America (tra Canada o USA se non addirittura entrambe). C’è poi il GP di Francia che sarà probabilmente spostato alle porte di Parigi. Ci sono, infine, le nuove mete quali Russia, India e Messico. Della Cina, quindi, se ne può fare benissimo a meno. A meno che le case automobilistiche non restino convinte che la massima competizione motoristica rappresenta per loro una vetrina vitale.