Come diventare pilota di Formula 1 in 10 mosse

Come diventare pilota di Formula 1? Abbiamo preso le storie più emblematiche degli attuali piloti del Circus per trovare e consigliare le migliori strade da percorrere scoprendo che anche senza talento si possono fare grandi cose

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    Volete sapere come fare per diventare piloti di Formula 1. Prendendo a pretesto le esperienze degli attuali piloti di Ferrari, McLaren, BMW, Renault, Williams, Toyota, Red Bull, Toro Rosso e Force India, abbiamo fatto il punto della situazione dimostrando, tra il serio e il faceto, che il talento aiuta… ma non è fondamentale.

    1. PAGARE PER CORRERE. Uno dei modi più facili per trovare un sedile in Formula 1, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, è avere con sé una bella valigia di soldi. Non è detto, però, che il pilota pagante sia sempre una chicane mobile. In realtà, avere degli sponsor personali che possano spianare la strada è da considerare una condizione necessaria nel mondo delle corse. Talento compreso.

    2. ESSERE AMICI DI UN MOTORISTA. Prendete i casi di Takuma Sato, Kazuki Nakajima e, perché no, Felipe Massa. Questi 3 piloti hanno beneficiato degli stretti rapporti con Honda, Toyota e Ferrari per trovare ad inizio carriera un sedile rispettivamente alla Jordan alla Williams ed alla Sauber. In generale, la storia della F1 è piena di piloti, talvolta di qualità persino discutibile, “raccomandati” da motoristi.

    3. PARTIRE DALLE SERIE MINORI. E’ la cosiddetta strada convenzionale. Dopo aver trovato dei buoni sponsor ed aver allacciato qualche legame con una casa motoristica, è il momento di fare esperienza. Una volta lasciati i kart, le occasioni non mancano. Ad esempio sono molto interessanti i campionati di F3 nazionali che preparano al passo nella F3 Euroseries ed all’eventuale approdo in GP2. Dal 2009, inoltre, la FIA ha realizzato un campionato di Formula 2 con vetture a bassissimo costo ma con un interessante potenziale, tale da fare direttamente concorrenza alla GP2 di Bernie Ecclestone.

    4. AVERE UN PADRE FAMOSO. Piquet, Nakajima e Rosberg sono l’esempio lampante di come la famiglia possa decisamente aiutare. Non tanto per raccomandazione quanto per talento ereditato e notevoli disponibilità economiche. Che un padre ex pilota di F1 non garantisca in modo automatico la successione, però, lo confermano le esperienze molto deludenti dei figli di due assi del volante come Alain Prost e Niki Lauda.

    5. AVERE LA GIUSTA NAZIONALITA’. Essere finlandese, ad esempio, dà buone chance di trovare un posto in McLaren. Lo dimostrano le esperienze di Hakkinen, Raikkonen e Kovalainen. Essere spagnolo, cioè di una nazione che non ha mai avuto grandi talenti in F1, ha consentito ad Alonso di catalizzare enormi attenzioni e sponsor. Stesso discorso per l’australiano Mark Webber. Viceversa, l’italianità di Fisichella e Trulli, eccezion fatta per Flavio Briatore che li ha presi alla Renault, non ha mai dato grandi vantaggi ai nostri piloti né li ha mai avvicinati più di tanto alla Ferrari. Discorso diverso per i britannici, sempre a nozze con Williams e McLaren, i giapponesi molto legati a Honda e Toyota ed i tedeschi osservati speciali della BMW.

    6. ESSERE AL POSTO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO. Ricordate l’esordio in F1 del giovanissimo Sebastian Vettel? Kubica fu vittima di un bruttissimo incidente in Canada e alla BMW decisero di sostituirlo con il giovanotto tedesco che, senza batter ciglio, disputò delle grandissime qualifiche e concluse la gara di Indianapolis a punti. A quel punto, il più era fatto. Dopo poco la Red Bull riuscì a strapparlo ai bavaresi e lo fece debuttare sulla Toro Rosso. Il resto, vittoria di Monza compresa, è storia recente.

    7. VINCERE ALTRE SERIE A RUOTE SCOPERTE. Non sempre l’Europa dà a tutti la possibilità di esprimere il proprio talento. Piuttosto che restare frustrati e delusi in categorie lontane dalla Formula 1, allora, alcuni piloti sono emigrati altrove. In America, ad esempio. E’ il caso di Sebastien Bourdais che dopo aver vinto tante categorie minori nel Vecchio continente, ha deciso di passare alla serie a stelle e striscie Champ Car conquistando la bellezza di 4 titoli consecutivi. Inevitabile, a quel punto, che il grande Circus si accorgesse di lui.

    8. FAR PARTE DI UN PROGRAMMA GIOVANI. Molti piloti come Robert Kubica, Christian Klien, Tonio Liuzzi, Scott Speed, Anthony Davidson fino ad arrivare a Lewis Hamilton sono figli dei vivai che i team da qualche tempo coltivano al fine di trovarsi il campione del futuro direttamente in casa propria. La squadra che più si avvale di questa opportunità è la Red Bull ma anche Renault e Toyota non stanno a guardare.

    9. ESSERE UN ECCEZIONALE TESTER. Ci sono alcuni piloti che si sono legati in modo molto stretto ad una squadra che ha apprezzato le loro capacità di tester. Il caso più clamoroso è quello di Felipe Massa che da collaudatore nel 2003 ha trovato, grazie al Cavallino, ancora dei sedili in F1 fino al momento del passaggio come pilota titolare Ferrari nel 2006. La lista, comunque, è molto lunga e passa da gente come Frank Montangy e Anthony Davidson per arrivare a Pedro De La Rosa, Alex Wurz e Chirstian Klien

    10. INCONTRARE UN TEAM MANAGER. Narra la leggenda che un giovanissimo Lewis Hamilton abbia incontrato Ron Dennis e gli abbia detto “Voglio correre per te un giorno…”. La leggenda si scorda di precisa che altri 4756 ragazzotti hanno fatto lo stesso. Senza riuscirci.