Così Nigel Mansell spianò la strada ad Hamilton

martin hines, uno dei primi a scoprire il talento di lewis hamilton poiché proprietario di un team di kart, racconta che fu il brutto avvio di stagione che nigel mansell eebbe cn la mclaren ne 1995 a convincere ron dennis a puntare sui giovani piloti

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    I fans e gli estimatori di Nigel Mansell avranno probabilmente rimosso l’imbarazzante fine della sua carriera in Formula 1 quando torno a correre per la McLaren nel 1995.

    Fu lo sponsor Marlboro ha fare pressione su Ron Dennis affinché portasse nel suo team una star. Il Leone d’Inghilterra fu quindi chiamato a Woking dopo che aveva già lasciato la F1 per divertirsi in America. Saltò le due corse d’apertura perché non riusciva più ad entrare nella macchina. Poi disputò due gare prima di rifiutarsi di insistere ancora a collezionare figuracce con la non competitiva McLaren MP4-10.

    Sebbene la collaborazione tra Mansell e Dennis non dette frutti in pista, da quell’incontro nacque l’ingaggio di un bambino di nome Lewis Hamilton.

    A svelare il retroscena è Martin Hines, proprietario della Zipkart e testimone dei primi passi del pilota anglocaraibico.

    Hines racconta che a quei tempi la McLaren, delusa per il fallimento dell’operazione Mansell, decise di cambiare decisamente rotta:“Anziché puntare su campioni affermati, volle guardarsi attorno per scovare giovani talenti con un apposito programma di valorizzazione. Dennis, quindi, venne da me per farsi raccomandare qualche nome e io non esitai nell’indicargli un giovanotto di colore con il casco giallo. Era proprio lui: Hamilton”.

    Nel 1995 Hamilton vinse il campionato kart nella categoria dei giovani e alla fine di quell’anno durante la cerimonia degli Autosport Awards ci fu il famoso incontro con Ron Dennis dove gli dichiarò che avrebbe voluto correre per lui in futuro.

    Nel 1996 il talentuoso pilota vinse la serie “Campioni del futuro” messa in piedi proprio da Hines e il boss McLaren l’anno prima.

    Fu così che venne creato anche il programma di sviluppo piloti all’interno della scuderia anglotedesca e che Hamilton poté ricevere tutto l’appoggio necessario nella sua gloriosa scalata verso la Formula 1.

    “Il punto - spiega Hines - è che senza quel finale di carriera da parte di Mansell, Dennis non avrebbe preso in considerazione l’idea di far nascere un programma per giovani piloti e la strada per Hamilton verso l’olimpo del motorsport sarebbe stata sicuramente più in salita e probabilmente lontana dalle frecce d’argento. In Inghilterra, infatti, non è semplice riuscire ad emergere. Ne è la prova Robert Kubica che ha preferito giocarsi le sue carte in Italia.