Dakar 2017, Peterhansel vince la 13ma. Sunderland alla prima tra le moto [FOTO]

Si è concluso a Buenos Aires il rally raid più famoso al mondo. Classifiche invariate dopo l'ultima speciale

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    Non poteva cambiare nulla negli ultimi 60 km di prova speciale alla Dakar 2017. E nulla è cambiato. Stephane Peterhansel vince per la 13ma volta il raid (la settima al volante di un’auto), un record che aggiunge un tassello all’affermazione dello scorso anno. Sempre con Peugeot, stavolta 3008 DKR, stavolta con un podio monopolizzato dai francesi. Non c’è mai stata vera partita, eccezion fatta per la contesa di qualche tappa da parte di Nasser Al-Attiyah e del suo Toyota Hilux, costretto al ritiro dopo un drammatico incidente. Peterhansel davanti a Loeb, merito di una decima speciale nella quale Monsieur Dakar ha fatto la netta differenza.

    Da Rio Cuarto a Buenos Aires sono andati in scena gli ultimi 786 chilometri, per la gran parte di trasferimento. Vince la prova Loeb, poi Peterhansel a 19″, De Villiers a 30″, Despres a 53″ e la sorpresa Rautenbach a 1′. Così tra le auto. In moto, affermazione per Van Beveren, paritempo con Farres Guell, mentre Barreda chiude a 18″, Walkner a 33″ e Gonçalves a 1’25″. Sam Sunderland arriva a 1’42″ e vince la sua prima Dakar. Monopolio KTM sul podio finale. Spazio anche ai quad, che chiudono i 9.000 chilometri in programma con Ignacio Casale vincitore di tappa, seguito da Domaszewski e Copetti, poi Hansen e Innocente. La generale vede il trionfo, invece, di Karyakhin, a podio Casale e Copetti, con distacchi da misurare con la clessidra.

    Auto a parte, sono stati i camion a vivere un finale incerto. Solo 17 minuti tra i due Kamaz, quello di Nikolaev vincitore della Dakar e quello di Sotnikov, secondo. L’Iveco di De Rooy finisce terzo a 38 minuti. Non abbiamo raccontato della nuova categoria impegnata quest’anno sul percorso, gli UTV. Solo due temerari sono riusciti a portarla a termine, i Polari di Torres-Roldan, equipaggio brasiliano vincitore, e la formazione cinese composta da Fujiang e Wei.

    «All’inizio della corsa lottavamo con sei o sette piloti e, dopo un po’, sono diventati solo quattro. Nel corso di questa settimana ne soo rimasti solo due, solo Seb e io. Abbiamo combattuto davvero duramente e alla fine ho vinto io, ma è solo un piccolo dettaglio. E’ la vittoria dell’esperienza», ha commentato a caldo Peterhansel. «Probabilmente ho vinto nella giornata di venerdì, quando Seb ha avuto la foratura. A volte sapevo che non ero in condizione di seguire Seb, così ho fatto da apripista. Lo spirito all’interno del team era molto buono, non c’è stato alcun ordine di scuderia, semplicemente un confronto tra piloti sulla stessa macchina. Una 14ma vittoria? Perché no!».

    Formalmente è lo sconfitto, Sebastien Loeb. Nella realtà dei fatti, alla seconda Dakar in carriera, ottenere un podio ed essere stato costantemente in lotta per la vittoria fa dell’edizione appena conclusa un’esperienza assolutamente positiva: «Nono lo scorso anno, secondo questa volta: un gran miglioramento. Inoltre siamo rimasti in strada quest’anno. Abbiamo commesso un paio di errori di navigazione ma, considerato quanto è stata difficile questa Dakar, abbiamo fatto bene nel complesso. All’inizio un problema meccanico ci ha rallentato e abbiamo provato a recuperare in seguito. Finiamo al secondo posto con un divario ridotto… è quel che è. Eravamo davvero veloci sul percorso, è stato più insidioso fuori dalle linee battute, ma abbiamo visto di avere il potenziale. Dovremo fare meglio la prossima volta! Non credo tuttavia di poter fare tanti rally raid quanti quelli fatti da Peterhansel, ma l’obiettivo, sì, è di vincere la Dakar un giorno. Per ora ci godiamo il momento e il podio Peugeot».

    Podio completato dalla 3008 DKR di Cyril Despres, che ritorna, seppur con un’auto e non una moto: «Una bella sensazione, mancava da tre anni e quando ami così tanto questa gara e ti alleni tutto l’anno, è un periodo lungo. Ovviamente ci sono due grandi avversari davanti a me, Peterhansel e Loeb non sono semplicemente una “montagna”, rappresentano l’Everest e l’Himalaya davanti a me! Proverò la scalata e ad allenarmi di più».

    Dal veterano, al “debuttante” con la vittoria, Sunderland: «E’ una sesnsaizone travolgente, quando ho passato il traguardo l’emozione ha avuto il sopravvento. E’ servito un po’ di tempo per adattarmi (lui che arriva dal motocross; ndr), ho imparato la dura stada come tutti gli altri. Ho continuato a lottare senza mai mollare e sono davvero grato a tutti quelli che mi sono stati intorno e mi hanno guidato. Tutto il team ha lavorato molto duramente e meritano questa vittoria».

    Classifica generale conclusiva

    Auto

    1. Peterhansel-Cottret (Peugeot) 28h49’30″

    2. Loeb-Elena (Peugeot) +5’13″

    3. Despres-Castera (Peugeot) +33’28″

    4. Roma-Haro (Toyota) +1h16’43″

    5. De Villiers-Von Zitzewitz (Toyota) 1+49″48″

    Moto

    1. Sunderland (KTM) 31h06’22″

    2. Walkner (KTM) +32’00″

    3. Farres Guell (KTM) +35’40″

    4. Van Beveren (Yamaha) +36’28″

    5. Barreda (Honda) +43’08″

    Quad

    1. Karyakin (Yamaha) 39h18’52″

    2. Casale (Yamaha) +1h14’51″

    3. Copetti (Yamaha) +4h20’19″

    4. Sonik (Yamaha) +5h33’29″

    5. Dutrie (Yamaha) +5h45’24″

    Camion

    1. Nikolaev-Rybakov-Yakovlev (Kamaz)

    2. Sotnikov-Akhmadeev-Leonov (Kamaz)

    3. De Rooy-Rodewald-Torrallardona (Iveco)

    4. Villagra-Torlaschi-Yacopini (Iveco)

    5. Mardeev-Belyaev-Svistunov (Kamaz)

    UTV

    1. Torres-Roldan (Polaris)

    2. Fujiang-Wei (Polaris)