Ecclestone addio, cosa attendersi dalla nuova Formula 1?

Ecclestone addio, cosa attendersi dalla nuova Formula 1?

I cambiamenti di proprietà saranno un vantaggio per la categoria?

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    Ecclestone addio, cosa attendersi dalla nuova Formula 1?

    Fino a che punto è normale che un business da miliardi di dollari dipenda dalla gestione – per quanto riuscita nel corso dei decenni – di un soggetto alla soglia dei 90 anni? Per nulla. Bernie Ecclestone è stato rimpiazzato da Chase Carey nel ruolo di capo della Formula 1, Liberty Media diventa il protagonista principale, capace di imprimere un’evoluzione in grado di generare nuove prospettive nel modo di vivere le corse. E’ il punto sul quale Ecclestone si è dimostrato più miope e incapace. La Formula 1 che ha preso in mano 40 anni fa ha bisogno di altro.

    Esistono una miriade di possibilità per dare valore al pubblico che segue le gare in televisione, in pista, su internet, mai esplorate dalla precedente gestione. Paradossalmente, nel confronto tra discipline, per quanto diverse siano tra loro, il mondiale rally ha dimostrato di provare, perlomeno, a svilupparsi su altri canali che non fossero quelli classici della televisione a pagamento. La Formula 1 deve provare a fare altrettanto. Certo, esistono i vincoli dei diritti televisivi, ma negoziare nuovi accordi non è impossibile. Per anni si è discusso di come offrire al pubblico in autodromo qualcosa in più del classico posto in tribuna, costosissimo, con al più un maxischermo dal quale seguire le gare. Le radio dedicate per ascoltare le comunicazioni tra pilota e box, anche dagli spalti, riprendendo le idee di Nascar e Indy 500: rimaste lettera morta.

    Dalla nuova proprietà ci si aspetta molto altro, ad esempio la capacità di riempire un vuoto enorme, quello lasciato tra un gran premio e l’altro e nella sosta invernale. Andranno trovate soluzioni per veicolare il prodotto Formula 1 meglio di quanto non sia stato fatto in questi anni. All’avanguardia tecnica e tecnologica, fino a diventare esasperazione, la Formula 1 è rimasta clamorosamente indietro quando si tratta di sfruttare le occasioni offerte dai nuovi canali di fruizione, i social per dirne uno.

    In linea di principio, promette bene che Chase Carey sia affiancato da due figure specializzate, ciascuna per curare aspetti precisi del business: Ross Brawn sul versante sportivo, Sean Bratches per quello commerciale. Al tempo stesso non dobbiamo dimenticare come determinati accordi siano bloccati fino al 2020, ultimo anno di vigenza dell’attuale Patto della Concordia.

    Oltre quella data potranno entrare in vigore nuove prospettive nel rapporto con le scuderie, sarà l’orizzonte al quale potrà lavorare Brawn insieme a Carey, discutendo della direzione sportiva da imprimere alla Formula 1 e con un confronto con la FIA, pur sempre detentrice del potere di regolamentare gli aspetti tecnici e sportivi della categoria.

    Con Ecclestone potrebbe andarsene anche quella visione di espansione della Formula 1 in zone in grado di mettere sul piatto soldi a palate per ospitare un gran premio, ma al tempo stesso prive di una base di pubblico interessata alle corse. Tornerà in auge il primato dell’Europa? In tal senso, se un ritorno del GP di Francia ci sarà, annunciato nel 2018, va dato atto come sia arrivato sotto l’egida Ecclestone. Liberty Media potrà ampliare il business negli Stati Uniti, non da subito ma in futuro c’è il margine per altre gare che coprano l’immenso territorio USA, tra East e West Coast, oltre a Austin – e senza dimenticare la “concorrenza” del Messico -. In prospettiva, sembra però una F1 sempre meno legata a mete esotiche e di dubbio coinvolgimento, storico e di spettacolo televisivo.

    Il tempo dirà se rimpiangeremo o meno Bernie Ecclestone. La logica dice che non può essere così, non si può rimpiangere una gestione affidata a un personaggio alla soglia dei 90 anni, per quanto sovrano illuminato e padre nobile dello sport. Se la Formula 1 oggi è quel che è, le squadre maturano introiti milionari, lo devono a Bernie Ecclestone. Al tempo stesso, se la categoria è rimasta al palo sul fronte buono per catturare l’attenzione di un nuovo pubblico, giovane, parlare il loro linguaggio, è sempre imputabile a Ecclestone. Per tirare le somme e marcare le concrete differenze tra “prima e dopo” servirà del tempo, ma già nei prossimi mesi potremmo capire la strada imboccata: c’è il caso Silverstone da risolvere, con gli organizzatori pronti a tirarsi fuori dal 2019 per l’insostenibilità delle richieste economiche sottoscritte con Ecclestone. Accordi che troveranno nuovi termini con Chase Carey al comando?

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