Eddie Irvine apre il dibattito: se la Formula 1 è troppo sicura, allora non è più sport, è un gioco

Eddie Irvine apre il dibattito: se la Formula 1 è troppo sicura, allora non è più sport, è gioco

da , il

    Eddie Irvine apre il dibattito: se la Formula 1 è troppo sicura, allora non è più sport, è gioco

    Eddie Irvine non è passato alla storia come un tipo spericolato. Ad inizio carriera aveva dato segnali di escandescenza ma l’approdo a Maranello lo aveva fatto diventare una diligente quanto tavolta sfigata seconda guida.

    Più che le gesta in pista, a rendergli onore, semmai, erano state le leggende che circolavano – e circolano tutt’ora – sulla sua vita al di fuori delle corse.

    Stupisce un po’, quindi, che l’irlandese ormai datosi alla pensione, se ne esca con delle critiche sofisticatissime all’attuale assetto della Formula 1. Critiche che aprono un dibattito dall’esito tutt’altro che scontato.

    “Al mondo d’oggi ecco cosa resta: alpinismo, corrida e corse di auto e moto. Tutto il resto non è sport. Tutto il resto è gioco. Senza il rishcio non vi è sport, non vi è più nulla che ricorda le sfide dei gladiatori di una volta” spiega polemicamente il vice campione del mondo 1999.

    “La Formula 1 si sta trasformando in un gioco per bambini - prosegue Irvine al The Guardian - L’esempio più lampante è Montecarlo: era rimasto l’unico circuito dove i piloti potevano metterci del loro e rischiando fino al proprio limite. Adesso hanno fatto delle modifiche, allontanandno le barriere di protezione e rendendo anche quel circuito facile”.

    Il punto è che la Formula 1 sta andando in modo chiaro e deciso verso la ricerca della massima e più assoluta sicurezza mettendosi come obiettivo ultimo, l’utopia dell’annullamente del pericolo.

    Che eliminare del tutto i pericoli sia impossibile tanto quanto ponderare l’imponderabile è noto. Certo è che i maniacali accorgimenti della Federazione si avvicinano molto a quel tipo di obiettivo.

    Il problema che solleva Irvine, quindi, è del tutto rispettabile. Il fascino della F1 così come di tutte le altre competzioni motoristiche è dato da un insieme di ingredienti tra i quali non può mancare il rischio. Togliere l’evenutalità della tragedia, per quanto sembri assurdo dirlo, a ben pensarci, significa banalizzare le corse, trasformarle in un gioco per bambini dove, dopo aver visto una decina di inutili giri di pista, si ha davvero il diritto di addormentarsi o cambiare canale.

    Con questo non voglio dire che i piloti debbano andare al massacro a domeniche alterne. Intendo dire che ci vuole il giusto equilibrio tra il dare ai piloti la massima sicurezza senza però snaturare la natura “rischiosa” della Formula 1. E’ anche una questione di rispetto nei confronti dei tanti, campioni e non, che alla Formula 1 hanno dato la loro vita.