Enzo Ferrari 1898-1988: vent’anni fa la morte e quel Gran Premio d’Italia con Berger e Alboreto

ricordo di enzo ferrari a 20 anni dalla sua morte e dal gran premio di Italia del 1998 a Monza dove berger e alboreto colsero un'insperata doppietta grazie al ritiro della McLaren di Senna e Prost che quell'anno dominarono la stagione in lungo e in largo

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    E’ il 14 Agosto del 1988 quando Enzo Ferrari se ne va. In silenzio. Così come desiderava. L’11 settembre il Circus farà tappa in una Monza ancora commossa con il pubblico che, per la prima volta da quando la Formula 1 fu inventata, accolse le vetture del Cavallino sapendo che non c’era più il Drake a guardarle. Non in questa terra.

    A 20 anni di distanza vogliamo ricordare questa grande figura partendo da dopo la fine. Al volante delle Ferrari c’erano Alboreto, ragazzo di talento, italiano sulla Rossa, una rarità, amato da Ferrari quasi come Villeneuve. Il canadese non c’era già più, il Vecchio neanche. Michele li ha raggiunti, pure lui, prematuramente. Anche queste sono le corse.

    L’altro ferrarista era Gerhard Berger che rischierà di brutto l’anno dopo, avvolto dalle fiamme ad Imola nella curva del Tamburello. Al tamburello, proprio lì dove Senna perderà la vita 5 anni più tardi. Il filo è invisibile ma c’è e lega tutti coloro che hanno fatto di questa indescrivibile passione per la velocità, per il motore e per la tecnica, la loro vita.

    Senna sta andando a vincere in quell’11 settembre dell’88 sul circuito brianzolo. Prost è dietro dopo aver predetto che la McLaren sarebbe stata in grado di fare tutte doppiette fino alla fine della stagione. Era vero: potenzialmente le vetture inglese erano di un altro pianeta e si presentano in Italia ancora imbattute. Il fato, però, ha altri piani in testa quella domenica. La si prenda come meglio si creda, fatto sta che a metà gara il francese si ritira per problemi al motore e successivamente Senna va fuori durante un banale doppiaggio su Schlesser. Berger e Alboreto si ritrovano primo e secondo. Monza esclusa, la McLaren vincerà anche tutti i successivi Gran Premi quell’anno.

    All’uscita di Senna il pubblico italiano va in delirio ed accompagna i due alfieri della Rossa con affetto e commozione per tutti i restanti giri. L’arrivo in parata celebra definitivamente il tributo più bello per Enzo Ferrari. L’unico tributo possibile per un uomo maledettamente concreto, lucido, che finì per costruire macchine forse solo perché non era stato abbastanza bravo a guidarle.

    Ascari Ferrari 1952

    Il suo mito era Nuvolari. Un pazzo, un eroe. Ferrari però prende un’altra strada. Nel 1929, poco più che trentenne, fonda la Ferrari come squadra corse dell’Alfa. Nel 1932 nasce il figlio Dino ed in quell’anno compare per la prima volta sulle sue vetture il marchio del Cavallino rampante che gli fu regalato dalla madre dell’aviatore Francesco Baracca. La Scuderia Ferrari è storia del dopo, anno 1947. Esordio nel GP di Monaco che ancora non faceva parte della Formula 1, semplicemente perché quella sarà inventata solo nel 1950. Cresce in fretta la Scuderia: nel 1951 arriva la prima vittoria a Silverstone con Frollan Gonzales. Nel 1952 c’è il primo titolo con Alberto Ascari. Vita pubblica e privata si intrecciano costantemente per il Commendatore, Nel 1956 muore per distrofia muscolare il primogenito Dino. Fu proprio la sua nascita, 24 anni prima, a fargli abbandonare la carriera di pilota. Resta Piero, nato nel 1945 che detiene ancora il 10% della società ed occupa il ruolo di vicepresidente. La restanti azioni sono in mano alla FIAT che entra in Ferrari già dal 1969 e vede via via crescere la sua quota fino all’attuale 90%.

    Enzo Ferrari pilota

    Ferrari, dicevamo, pilota poco più che mediocre. Quando ebbe l’opportunità di fare il salto di qualità decise di abbandonare spiegando che avere una famiglia lo aveva fatto sentire in dovere di non rischiare. Più tardi uscì con una delle sue frasi celebri che spiegò molto più di sé che degli altri:“ogni figlio per un pilota significa andare un secondo più lento al giro”. Rimase un meccanico. Divenne il più grande costruttore di vetture da corsa di sempre. Creò un mito. I piloti per lui furono da quel momento semplicemente necessari. Delle entità indispensabili per portare le sue fantastiche macchine in cima al mondo. Eccezioni ce ne furono. Parliamo di Villeneuve che aveva un cuore immenso. Parliamo di Alboreto: un italiano che corse il suo ultimo GP d’Italia con la Ferrari proprio in quel 1988. Ce ne furono altri dopo di lui: Capelli, Larini, Morbidelli. Nessuno ha più vinto. Nessuno è stato più scelto dal Drake.

    Enzo Ferrari e Gilles Villeneuve

    Quell’11 settembre, data che in futuro sarebbe stata ricordata per ben altri eventi, si chiuse un’era. A finire, però, fu solo un capitolo.

    La storia va avanti e quel nome, quel marchio, continuano ad appassionare milioni di persone in tutto il mondo ed a scrivere pagine indimenticabili di sport, di passione. Di motori.