F1, 10 motivi per non diventare pilota

Formula 1: pensate che fare il pilota di F1 sia un lavoro invidiabile

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    diventare piloti formula 1

    Diventare pilota di Formula 1 è il tuo sogno? Pensaci bene prima di tentare di intraprendere quel tipo di carriera. Arrivare al top è praticamente impossibile. Anche se tu ci riuscissi, comunque, avresti almeno 10 buoni motivi per rimpiangere la vita di prima. Ringraziamo i nostri amici inglesi del blog F1fanatic per questa divertente lista che riproponiamo volentieri anche ai nostri lettori.

    ALLENAMENTI. I piloti di F1 sono innanzitutto degli atleti. Guidare una vettura da corsa non è facile come al simulatore di casa nostra. C’è bisogno di duro allenamento. C’è da sudare. Per ore e ore.

    JET LAG. Girare il mondo è bello. Ma il calendario della F1 è spietato. Passare nel giro di qualche settimana da Australia, Malesia, Cina, Europa per poi volare in America, Giappone, Medio Oriente… può non essere piacevole.

    GIOCHI DI SQUADRA. Pensate al vostro collega di lavoro più antipatico o al vostro compagno di classe peggiore. Che ne dite se voi foste piloti di F1 e lui finisse in squadra con voi. Sareste costretti ad odiarlo nel più assoluto silenzio dovendo continuamente fingere, davanti al team e davanti ai giornalisti, che fra di voi ci sono ottimi rapporti. Nel peggiore de casi, dovrete persino lasciargli strada se lui è più veloce di voi.

    TIFOSI. Deve essere esaltante avere migliaia di persone che urlano il tuo nome e che ti vedono come un mito. Ma dover firmare centinaia e centinaia di autografi ogni giorno, ad ogni uscita pubblica, è un incubo! Basta poi negarne uno per essere etichettati a vita come antipatici!

    SPONSOR. Per 20 Gran Premi che al massimo si devono correre in una stagione di F1, ci sono 200 eventi a quali presenziare per far contenti i tanti i soggetti che tengono in piedi il team e grazie ai quali, talvolta, si è arrivati a certi livelli. La macchina della pubblicità non si ferma mai. Va avanti fino ad un minuto prima della partenza del GP e riprende un minuto dopo la fine.

    I MASS MEDIA. Rispondere per centinaia di volte alle solite domande. Spesso stupide. Non è piacevole. Soprattutto dopo una sonora sconfitta.

    FARE IL TURISTA. Capita l’anno in cui la macchina è sbagliata. Capita alla maggioranza dei piloti di F1 di non avere un mezzo così competitivo per lottare per la vittoria. Pensiamo ad Alonso ed Hamilton nel 2009, a Button nel 2007, a Schumacher nel 2005 tanto per citare alcuni casi più eclatanti.

    CIBO DIETETICO. Non solo palestra. Un buon rendimento fisico è legato ad una dieta attenta. Peccato che nel motorhome si sentano odori invitanti di cibi grassi e porcherie varie in ogni angolo! Vietato ai piloti.

    NIENTE RISCHI. Quello che è successo a Robert Kubica è emblematico. Per evitare che un pilota si faccia male al di fuori della F1, molti team vietano di partecipare qualunque evento ritenuto pericoloso. Per gente che vive cibandosi di adrenalina questa è una limitazione talvolta insostenibile. Kimi Raikkonen, ad esempio, ha rifiutato il ritorno in McLaren perché non gli avrebbero consentito di partecipare ai Rally. Al suo posto è stato preso Jenson Button e noi ci siamo persi lo spettacolo di un duello tra il biondo e Hamilton.

    INCIDENTI. Chiudiamo col botto. Il pericolo in F1 è stato domato. Ma restano ancora delle zone non completamente sicure. Ogni tanto si vede qualche vettura prendere il volo. A volta qualche pilota si fa male sebbene, come detto, gli standard di sicurezza abbiano raggiunto livelli incredibili. Vivere a 300 all’ora ha indubbiamente dei rischi.