F1 2010: la McLaren non si fida della Red Bull

Le tensioni in casa Red Bull tra Mark Webber e i dirigenti del team potrebbero giocare a favore degli avversari

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    whitmarsh&hamilton

    Sul circuito di Silverstone si è concluso un altro weekend caratterizzato più dalle polemiche che dallo spettacolo in pista. Dopo il polverone spagnolo, scatenato dalla Ferrari per il comportamento giudicato scorretto e a favore della McLaren da parte dei commissari di gara, il gran premio di Gran Bretagna ha visto salire nuovamente sul podio la Red Bull di Mark Webber e la McLaren di Lewis Hamilton. Ma nonostante l’ex campione del mondo e il suo team continuino a guidare entrambe le classifiche, a Woking rimangono sull’attenti, specialmente nei confronti dei rivali numero, i velocissimi austriaci della lattina.

    RED BULL RACING. Martin Whitmarsh, a conclusione della tappa britannica dove, grazie al secondo posto di Hamilton e al quarto posto di Button, la McLaren è riuscita a mantenere il distacco sugli avversari, ha dichiarato come il team non faccia troppo affidamento sulle “lotte” intestine in casa Red Bull, nonostante ritenga che il clima non proprio idilliaco tra i due piloti ufficiali di Milton Keynes non giochi a favore della squadra austriaca. In occasione del gran premio di Gran Bretagna, la Red Bull ha infatti dovuto fare i conti con la spaccatura tra Mark Webber e la direzione del suo team che ha deciso di privare la monoposto dell’australiano della nuova ala anteriore prima delle qualifiche del sabato. Il pilota della Red Bull si è subito risentito e, relegato a driver di seconda classe, dopo la vittoria ha dichiarato che non avrebbe mai firmato il rinnovo del contratto se avesse saputo il trattamento che gli sarebbe stato riservato. In tutta risposta, il team principal Chris Horner si è detto per niente pentito della scelta fatta a Silverstone, nonostante la reazione fortemente negativa da parte dei media e dei fan, accorsi ancora una volta in soccorso di Webber.

    MARTIN WHITMARSH. Ma agli avversari, i problemi della Red Bull nel tenere a bada i due galli dello stesso pollaio non sono sfuggiti, vedendo già il possibile vantaggio da sfruttare a proprio favore. Tranne Whitmarsh e la McLaren a quanto pare, che come al solito frenano gli entusiasmi. Pur sperando che i rivali austriaci siano distratti da problemi interni, il team principal dei britannici non intende farci affidamento. “Non so cosa stia succedendo in quella squadra”, ha commentato. “Noi dobbiamo pensare alla nostra situazione: molta gente specula sul rapporto tra Lewis e Jenson, e la verità è che ancora non è successo nulla, quindi cercano di inventarsi una nuova storia. Mi auguro che ci siano dissidi interni tra tutti i nostri avversari, ma non ci conterei troppo. Dobbiamo solo concentrarci sul rendere la nostra macchina più veloce e vincere il campionato”.

    PILOTI, AMICI O NEMICI? Whitmarsh ha poi espresso il suo parere in merito alla possibile tensione tra i due piloti della Red Bull, confermando come la mancanza di un lavoro di squadra porti immancabilmente a un rendimento minore anche in pista. Secondo Whitmarsh, la scelta di rimuovere parti della monoposto di per cederle al compagno di squadra, porta immancabilmente a un malcontento da parte dell’altro pilota e, di conseguenza, sarebbe meglio riflettere sulle possibili implicazioni di tali decisioni. “Bisogna stare attenti quando si fanno certe cose: i piloti sono individualmente competitivi, altrimenti farebbero un altro lavoro, per questo se percepiscono delle ingiustizie nascono subito dei problemi”, ha spiegato il boss della McLaren, che ha provato nel suo stesso team l’esperienza di una rivalità malsana ai tempi della difficile convivenza tra Hamilton e Alonso, ammettendo come le tensioni interne siano costate al team il titolo del 2007. “C’è sempre rivalità tra i piloti della stessa squadra e anche noi abbiamo visto tempi duri in questo senso. Nel 2007 avevamo una vettura competitiva e stavamo cercando di vincere il campionato ma alla fine lo abbiamo perso per un punto. Quest’anno però, il mix vincente tra i piloti, una buona macchina e una squadra unita ci permettono di essere in testa in entrambe le classifiche”.