F1 2010, Red Bull: Vettel ha dato la svolta

L'ascesa della Red Bull alle posizioni di vertice grazie a Sebastian Vettel

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    Al termine del Mondiale 2010 di Formula 1 non si può far altro che parlare del team dominatore del campionato: la Red Bull.

    Una Red Bull che in sole 6 stagioni di esistenza è riuscita a passare, nel vero senso del termine, dalle stalle alle stelle ed il merito è senza dubbio del loro uomo di punta nonchè più giovane campione di sempre: Sebastian Vettel.

    Tale svolta potrebbe aver portato definitivamente i lattinari tra i top team della Formula 1 in compagnia delle solite note Ferrari e McLaren ed eventualmente, dal 2011, anche della Mercedes GP.

    David Coulthard, Christian Klien, Vitantonio Liuzzi, Robert Doornbos, Mark Webber e, appunto, il sopracitato Vettel. Questi sono i piloti che finora hanno guidato la monoposto austriaca ed i risultati concreti sono cominciati ad arrivare indovinate quando? Nel 2009, vale a dire nella stagione in cui il tedesco ha ottenuto la promozione nella casa madre dopo un anno di apprendistato alla Toro Rosso (nel quale ha ottenuto la straordinaria vittoria a Monza sul bagnato).

    Ricordate qual era l’andamento del team nei suoi primi quattro campionati? Qualche podio nelle gare più convulse e nulla più, per il resto tutti piazzamenti a metà classifica con il lusso, nel 2008, di finire addirittura dietro alla Toro Rosso nel Mondiale costruttori.

    Tutto questo nonostante l’esperienza di David Coulthard, il quale era sì un veterano ma aveva vinto solo 13 GP nella sua carriera, essendo spesso relegato al ruolo di scudiero del grande Mika Hakkinen ai tempi della McLaren.

    Un’altra scelta azzeccata si è dimostrata quella dei propulsori Renault in luogo prima dei poco potenti Cosworth e poi dei Ferrari, efficienti ma evidentemente non in grado di fornire prestazioni ad alto livello se non sulle monoposto del Cavallino Rampante.

    Arriva Vettel e le cose cambiano: la Red Bull diventa, come in una favola, un top team con il tedesco che si conferma degno erede di Michael Schumacher riuscendo a fare miracoli con una monoposto che l’anno prima era considerata mediocre, sfiorando il titolo nel 2009 a soli 11 punti di ritardo da Jenson Button e realizzando il sogno della vita di ogni pilota l’anno dopo. All’ultima gara. Per il rotto della cuffia.

    Le premesse perchè il biondino di Happenheim possa vincere altri titoli sono buone: magari non riuscirà ad eguagliare lo Schumacher dei tempi d’oro, ma se continuerà di questo passo siamo sicuri che andrà molto lontano.

    Con la speranza che la Ferrari, un giorno, metta gli occhi su di lui.