F1 2012, McLaren supporterà o sopporterà ancora Hamilton? [FOTO]

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    Cinquantadue punti da recuperare in sei gare. La rimonta di Lewis Hamilton dopo il ritiro di Singapore è missione disperata, perché davanti si ritrova Vettel e Alonso, due che difficilmente lasceranno per strada il tesoretto di punti che hanno su Gino.

    Era una missione disperata ma nella quale avrebbe potuto far affidamento sulla miglior macchina attualmente in griglia, Hamilton. Adesso, con la scelta razionalmente folle di mollare Woking per stabilirsi a Stoccarda, tutto potrebbe diventare dannatamente impossibile. Non lo diranno mai in McLaren, perché lo stile impone altre dichiarazioni, ma avrà le attenzioni tecniche necessarie il pilota inglese nella sua caccia al titolo? O ci sarà un trattamento privilegiato su Button, dopo la firma del contratto con la Mercedes?

    «Guardando al campionato, non c’è molto da guadagnare analizzando le classifiche. Da adesso in poi si tratterà semplicemente di levarsi i guantoni. Come a Singapore, andrò in pista per combattere, sperando in un risultato migliore in prossimo week end», ha detto Hamilton nella giornata dell’addio alla McLaren.

    Certo non ci sarà da parte di Whitmarsh e dei tecnici un palese ostruzionismo, perché in fondo torna ancora utile alla causa, guardando la classifica del mondiale Costruttori ancora aperta. Non lo boicotteranno, questo è sicuro. Ma cosa accadrebbe se, già a Suzuka, dove lo scorso anno dimostrò di andare alla grande, Jenson Button fosse davanti al compagno di squadra destinato verso altri lidi? Avrebbe interesse la McLaren ad aiutare un pilota partente a vincere il titolo e portarsi via il numero 1 ? Sarebbe uno smacco difficile da digerire: dopo il divorzio e la riconoscenza pressoché nulla verso la squadra che lo ha portato nell’Olimpo dell’automobilismo, che non lo ha scaricato dopo un 2010 disastroso, consentirgli anche di vincere il titolo e portarsi in dote il numero 1 in Mercedes sarebbe davvero troppo.

    La scelta di abbandonare la McLaren è chiaro sia tutta fondata sull’elemento economico, un aspetto che probabilmente non dovrebbe essere in cima ai desideri di un pilota sulla cresta dell’onda ma a secco di titoli mondiali dal 2008, quando agguantò per i capelli un campionato scappatogli di mano.

    Sarebbe cambiato qualcosa se a condurre la trattativa fosse stato Ron Dennis in prima persona? Il padre-padrone della McLaren passato in secondo piano, a curare la divisione auto stradali, lasciando nelle mani di Whitmarsh la struttura F1. Quel Ron Dennis che riuscì a trattenere Ayrton Senna nel lontano 1993, nonostante i poco competitivi motori Ford clienti, raccattati dopo l’uscita del motorista di riferimento Honda. L’abile negoziatore Ron convinse Ayrton a firmare un contratto “a gara”, che fruttò la storica vittoria di Donington.

    Epoche, personaggi e situazioni diverse rispetto a oggi: sarebbe cambiato qualcosa con Hamilton? Era proprio impossibile convincerlo a restare ancora un anno giocando sul fattore tecnico e mettendo da parte la fame di denaro?

    Per avere la risposta sulle relazioni tra Hamilton e la McLaren in quest’ultima parte di stagione basterà osservare attentamente le prossime gare e il comportamento del muretto nei confronti dei due piloti. Ma non è l’unico interrogativo che nasce dopo l’accordo dell’anno, quello della gestione di Hamilton. Perché sul tavolo c’è anche la questione della fornitura di motori per gli anni a venire, in particolare il 2014, quando cambierà tutto e si passera ai V6 turbo.

    La partnership tra Mercedes e McLaren non è stata ancora rinnovata e, semmai avverrà, sarà a pagamento, non certo gratis. Una vignetta nei giorni antecedenti il Gran Premio di Singapore ritraeva Norbert Haug intento a “ricattare” la McLaren, suggerendo che se Lewis fosse passato in Mercedes, si sarebbero potuti sedere al tavolo delle trattative per proseguire la partnership anche nel 2014.

    Quel che resta di una giornata “terremoto” sul fronte degli equilibri in vista 2013 è un lineup esplosivo, se si guarda a come saranno distribuiti i top driver: Button in McLaren, Vettel in Red Bull, Alonso in Ferrari e Hamilton in Mercedes. Se solo fossero tutti sullo stesso piano tecnico verrebbe fuori un mondiale stratosferico. Previsioni che solo il tempo potrà confermare o smentire.

    L’ultima considerazione è su quel nodo là, la gestione dei diritti d’immagine. Hamilton ha aperto lo scorso anno la porta alla società XIX Entertainment, che dal nome stesso si capisce immediatamente come punti a valorizzare i propri cavalli. Ecco, valorizzare l’immagine, gestire gli aspetti più remunerativi del merchandising, delle sponsorizzazioni: è tutto fondamentale per un pilota di Formula 1? Non dovrebbero essere la vittoria dei titoli mondiali, delle gare, la superiorità tecnica, a contare sopra ogni altra cosa?

    Vuoi vedere che il contratto più che Hamilton l’ha firmato chi gestisce il business dei cappellini? Speriamo che Gino non debba pentirsene, perché scegliere il cappello pieno di euro – tanti in più, d’accordo, ma non è certo sul filo dell’indigenza il nostro – alla bacheca ricca di titoli sarebbe un errore drammatico.