F1 2013, Alonso risponde ai tifosi: “Vorrei finire la carriera in Ferrari” [FOTO]

Alonso si fa intervistare dai tifosi e racconta: voglio finire la carriera in Ferrari

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    Fernando Alonso, GP Cina F1 2013

    Dialoga con i tifosi via Twitter Fernando Alonso, e lo fa alla vigilia del Gran Premio di Cina 2013, nel quale dovrà far dimenticare in fretta la sciagurata trasferta malese.

    Parla un po’ di tutto, dal suo futuro in Ferrari alle novità tecniche del prossimo anno, senza tralasciare i ricordi e le aspettative per il mondiale in corso. Senz’altro le frasi che faranno contenti gli appassionati della rossa sono quelle riservate alla scuderia, con la quale vorrebbe terminare la carriera. A chi gli chiede se dopo la Formula 1 possa esserci dell’altro, nuove sfide, risponde: «E’ un aspetto a cui non ho ancora pensato. Credo dipenderà da come mi sentirò in quel momento, dalla situazione personale….Quello di cui sono sicuro è che se continuerò a correre sarà più per il puro piacere di farlo che per altri motivi. Ma vedremo, ho ancora parecchia strada da fare in Formula Uno!».

    Quella Formula 1 che, finché sarà in griglia, lo vedrà al volante di una Ferrari: «Le mie scelte sono in questa direzione. E’ il miglior team al mondo, non c’è nulla al di sopra della Ferrari». Testimonianza d’amore per Maranello che, tuttavia, si scontra con il bilancio delle tre stagioni finora mandate in archivio: a un passo dal titolo, con quel sogno mai coronato. Se dovesse fallire anche quest’anno, con una F138 decisamente superiore alla F2012, la promessa di un legame “eterno” con la Ferrari sarà ancora salda nelle intenzioni di Alonso?

    Intanto la concentrazione è tutta sulla Cina e gli sviluppi attesi sulla monoposto, con la consapevolezza che nulla è perduto, nonostante il ritiro di Sepang. «Sono ottimista e ovviamente le mie chance [per il titolo] sono ancora intatte. Statisticamente in ogni stagione ci sono due o tre ritiri, quindi i numeri dicono che potremo avere anche un altro stop. Il campionato è molto lungo, siamo appena all’inizio e abbiamo completato solo due gran premi. La stessa cosa è accaduta a Rosberg in Australia, e in Malesia è stato il mio turno. Sono giornate che accadono a tutti». Giornate che accadono, d’accordo, causate però da una frettolosità raramente vista nello spagnolo. Vettel avrà anche frenato più del previsto, ma le responsabilità di Alonso e del muretto sono indubbie, anche se prova a giustificare la scelta di restare in pista con l’ala danneggiata Nando.

    «E’ facile col senno di poi dire che sarebbe stato meglio rientrare subito ai box. Ma è una decisione che è stata presa in pochi secondi, durante i quali abbiamo pensato che avrei potuto resistere ancora un giro, e sfruttare la sosta per montare anche le gomme da asciutto». Un giro? Non sarebbe stato sufficiente comunque.

    «In ogni caso le simulazioni dicono che se mi fossi fermato avrei terminato la corsa in nona o decima posizione, quindi non abbiamo perso molto. Il problema non è stata la decisione di non rientrare ai box; il problema è stata la collisione precedente, ed è una cosa che in futuro cercheremo di evitare».

    Le curiosità dell’intervista globale includono anche delle considerazioni sul calendario, già criticato dallo spagnolo per i pochi momenti liberi, di stacco, che le 19 gare impongono. Vorrebbe più test e meno gare, l’ha già detto, mentre se gli chiedi dove vorrebbe correre, non ha dubbi: «Mi piacerebbe molto correre al Mugello. Conosco bene la pista, e ha tutto quello che serve, sotto ogni aspetto, per essere parte del calendario». Resterà un sogno questo di Alonso, così le considerazioni sugli altri circuiti portano a premiare il tracciato di Austin. «E’ una pista fantastica. Il “Circuit of the Americas” è pieno di tratti impegnativi, soprattutto nel primo settore».

    Tornando sui temi tecnici, resta vago sui motori turbo, rimandando i giudizi al prossimo anno, quando verrà montato in macchina per la prima volta. Giudizi? «A dire il vero non ne ho idea. E non penso che sapremo molto prima di gennaio 2014. Saranno motori piccoli, con meno potenza, una sfida per i tecnici. Le nuove regole provano sempre a limitare la velocità delle auto, e in effetti è un po’ strano. Ma dobbiamo anche considerare che serve avvicinare la tecnologia di Formula 1 alle vetture stradali che guidiamo ogni giorno». Fosse per lui, correrebbe con il V10 dietro alle spalle.

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