F1 2013, il Qatar vuole ospitare i test invernali

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    Ha vinto la Parigi-Dakar. Si è cimentato nel mondiale rally. Ha ottenuto un oro olimpico. Tra le altre cose, Nasser Al Attiyah è (anche) il presidente della Federazione automobilistica e motociclistica del Qatar. Dettagli, poi, che sia principe dell’emirato medio orientale.

    Nelle sue vesti di presidente della Federazione, Al Attiyah ha svelato i piani ambiziosi del tracciato di Losail, alla periferia di Doha, sul quale si corre attualmente la gara inaugurale del mondiale MotoGP, in notturna. Il Qatar vuole la Formula 1 e la vuole in fretta, già dal 2013. «Aspettiamo un riscontro positivo della Fia alla nostra richiesta di ospitare i test della Formula 1».

    Attualmente il programma per le prove invernali del 2013 prevede tre sessioni tra Jerez e Barcellona, sulla falsariga di quanto avvenuto quest’anno. Un eventuale accordo con il Qatar andrebbe ad aggiungere una sessione extra o si sostituirebbe a quelle già previste? D’accordo le temperature elevate e l’assenza pressoché totale di rischio pioggia, condizioni ideali per i test tra febbraio e marzo, ma in tempi in cui si predica tanto sul taglio dei costi, affrontare una trasferta in Qatar per delle prove pre-stagionali, avrebbe davvero un senso?

    Intanto, una delegazione della Federazione internazionale ha effettuato un’ispezione sul tracciato e le sue strutture: per poter ottenere l’omologazione e ospitare le gare di Formula 1, serve il livello 1 nella scala di valutazione – per intenderci quello rilasciato al circuito di Austin -. Non è preoccupato di questi dettagli Al Attiyah, fiducioso che Losail saprà soddisfare le richieste della Fia. «Credo potremmo avere il via libera dalla Fia nell’assemblea generale di dicembre, dopodiché ci prepareremo a dare il benvenuto alla nuova stagione con i test nel 2013. Questi sono i nostri piani, abbiamo grandi ambizioni per ospitare la Formula 1».

    Meno poteri per la Fia nella F1 del futuro?

    Che esista una battaglia tra Ecclestone, i costruttori e la Fia, sembra chiaro da tempo. Il tema del taglio dei costi, l’introduzione dei motori V6 turbo dal 2014, l’obbligo di muoversi in modalità elettrica nella corsia box sempre dal 2014, sono alcuni dei punti al centro della discussione, con pareri diametralmente opposti. Da un lato la Federazione e la volontà di rendere la Formula 1 uno sport “ecosostenibile”, oltre che veicolo di ricerca sul campo di sistemi di propulsione ibrida, dall’altro Ecclestone e i costruttori, con i loro mal di pancia su norme che sarebbero “incomprensibili” per il grande pubblico.

    Ecco quindi l’ipotesi: la Fia cede parte della propria sovranità in materia regolamentare in cambio di maggiori entrate economiche. Si è affrettato a smentire lo scenario da più parti pronosticato, il presidente Jean Todt.

    Le speculazioni sono state lanciate dalle colonne del Financial Times, a pochi giorni dalla riunione di domani a Parigi tra Todt, Ecclestone e le scuderie. «Per me, la Fia deve avere un impatto ancora maggiore, non un’erosione [dei poteri]. Mi vien da ridere quando leggo che saremmo pronti a perdere il controllo… non consentirò mai che vengano trattate con altri, cose che ricadono sotto la nostra responsabilità».

    Certo, la Fia dalla Formula 1 intende guadagnarci, e lo ha detto a chiare lettere Todt, tornando sul possibile incremento delle tasse d’iscrizione per i team: «Non possiamo essere una federazione senza ottenere dei ricavi. Quindi, dove li andiamo a trovare?». Infine, una frecciata decisa sulle proposte e i tentativi di riduzione costi da parte dei team, a dir poco inconsistenti nella loro incisività. «Ci aspettiamo proposte più drastiche», ha detto Todt.

    Sarà interessante osservare chi uscirà vincitore da questo testa a testa: la Federazione e il suo potere impositivo o i team ed Ecclestone?