F1 2013, Mateschitz: Red Bull con queste gomme non può dare il massimo!

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    «Tutti sanno cos’è successo qui», firmato Dietrich Mateschitz. Il tono polemico del gran capo Red Bull è chiaro, altrettanto il destinatario. Le gomme Pirelli sono sul banco degli imputati, accusate di un degrado eccessivo che porta i piloti a non esprimere il massimo potenziale delle monoposto, costringendoli a strategie attendiste e senza uno scontro diretto.

    Adesso, sarebbe il caso che si sedessero a un tavolo i team, la Federazione, Ecclestone e la Pirelli. Perché se si vuole lo spettacolo, quello fatto di sorpassi, capovolgimenti di fronte, azione, è utopico pensare che si possa raggiungere senza passare dalle gomme.

    Mancando un approccio aggressivo sulle coperture, tra l’altro chiesto dalla Federazione e dai team stessi lo scorso anno, il Gran Premio di Spagna si sarebbe risolto in qualche sorpasso nelle retrovie, grazie al Drs, ma davanti saremmo stati davanti a una processione in fila indiana, o quasi.

    «In queste circostanze, non possiamo esprimere il massimo dalla nostra macchina, né dai piloti», aggiunge Mateschitz. Ancora una volta, sarà l’idea diversa di Formula 1 che hanno i team rispetto a chi fa le regole, ma dovrebbero mettersi d’accordo. Esprimere il massimo da una monoposto oggi significa raggiungere la perfezione aerodinamica, quella che non ti permette di stare in scia sui curvoni del Montmelo, quella che bilancia la monoposto tenendola su due binari.

    Ed è superfluo aggiungere che di spettacolo, al grande pubblico, non ne regala nemmeno un po’. «Questa è una competizione nella gestione delle gomme, le gare vere sono diverse», prosegue il capo della Red Bull. D’accordo, le gare vere le trovi nei kart, nel Dtm, nell’Endurance, certo non nella Formula 1 degli anni ante-Pirelli.

    Le quattro soste effettuate da Alonso sono qualcosa di eccessivo, non c’è dubbio. Condizione che si è proposta per il connubio tra le gomme 2013 e uno tra i circuiti più esigenti e abrasivi del mondiale. Va ammesso, però, che su tracciati complessi come il Montmelo – esaltazione dell’aerodinamica – lo “spettacolo” in pista passa da questi stratagemmi. Senza dimenticare che c’è chi, la Lotus, è riuscita a fare uno stop in meno, pur non essendo la strategia giusta, e chi – la Ferrari – con quattro soste è andata decisamente più forte della Red Bull. «Non c’è più una vera qualifica e lotta per la pole, tutti salvaguardano le gomme per la gara. Se dovessimo tirare fuori il meglio dalla macchina ci dovremmo fermare 8 o 10 volte a gran premio, a seconda della pista», attacca l’austriaco. Presa per buona quella che è evidentemente una boutade, il problema se così fosse va ricercato nella macchina, perché in Mercedes sarebbero anche in grado di andar forte, ma sono alle prese da quattro anni con il rebus pneumatici. Pirelli cattive o errata gestione della monoposto?

    Le dichiarazioni ai media austriaci di Mateschitz proseguono: «Certo, l’obiettivo era di rendere le gare più emozionanti con più soste ai box, ma non così tante, siamo in una situazione diversa dal progetto originale». Una sosta in meno avrebbe cambiato la situazione della Red Bull o i valori in campo? Irrealistico crederlo. Il concetto espresso a più riprese anche da Vettel è che «non andiamo alla velocità della macchina, ma a quella delle gomme e ovviamente facciamo qualcosa che le fa usurare maggiormente».

    La Pirelli ha annunciato attraverso Paul Hembery che si discuterà la possibilità di fare scelte più conservative da Silverstone in avanti. I problemi di alcuni team potrebbero risolversi, ma non lamentiamoci poi se per assistere a un sorpasso o un po’ di azione in pista toccherà attendere la pioggia.

    La Formula 1 moderna è vincolata a fattori che con i regolamenti attuali hanno una loro preponderanza: sperare di coniugare spettacolo e stabilità nell’usura delle gomme è fantasia.