F1 2014, Villeneuve: “Piloti giocano con i Lego, Formula 1 noiosa”

Formula 1 news: Jacques Villeneuve si scaglia contro la Formula 1 moderna e i piloti che la popolano

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    Jacques in Ferrari per il 30° anniversario di Gilles Villeneuve

    Parla come tutti quelli che guardano al passato, incapaci di proiettarsi avanti. Jacques Villeneuve si scaglia contro la Formula 1 moderna e i piloti che la popolano.

    Questione di regolamenti, secondo il canadese, che impediscono di dare sempre e comunque il massimo. E’ un dato di fatto come le sfide odierne siano più grandi del “semplice” andare a tutta per un gran premio intero; è facile attaccare e sminuire il valore di gente che se avesse corso ai tempi di Villeneuve, l’avrebbe sonoramente bastonato anche con altre macchine e regolamenti. «Il regolamento è troppo restrittivo, ho sempre considerato la Formula 1 uno sport estremo, ma oggi non è più così. Questa ormai non c’entra più nulla con quelle delle origini: le nuove regole l’hanno resa troppo artificiale. I piloti non devono più dare realmente il massimo», dice al giornale tedesco Schwetzinger Zeitung. Per seguire il LIVE della gara dall’Ungheria, BASTA CLICCARE QUI!

    E’ sicuramente una realtà molto più complessa rispetto a 15 anni fa, quando correva Villeneuve, la Formula 1 odierna. Si può puntare il dito contro i regolamenti, certo, invocando maggiore libertà, ma cosa si produrrebbe se potenzialmente si potrebbe osare senza i tanti paletti della Federazione a imporre limiti in ogni area della monoposto? Basta pensare ai vantaggi mostruosi che un team riesce a ottenere quando interpreta le norme al limite, senza passare il segno e andare nel vietato: se avessimo un regolamento “tutti liberi” sui motori, l’aerodinamica, le sospensioni, avremmo almeno due conseguenze immediate, l’escalation dei costi e il drammatico incremento delle prestazioni.

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    Attacca direttamente i piloti, Villeneuve e in parte si può anche condividere il ragionamento del canadese: «Ai miei tempi i giovani piloti che approdavano in Formula 1 a vent’anni erano già uomini fatti e finiti. Oggi, invece, mi sembra che i giovani pensino che correre sia come giocare con i Lego. I sorpassi vengono fatti schiacciando un bottone, e se qualcuno sbaglia ha comunque la possibilità di rientrare perché le via di fuga sono ampie e l’erba è artificiale. Non ci sono più gli eroi di una volta». A parte la conclusione, che sa tanto di luogo comune, un po’ come “non ci sono più le mezze stagioni”, è senz’altro vero che la selezione dei piloti sia notevolmente peggiorata, perché riescono ad approdare troppo spesso figure che di pesante hanno solo la valigia degli sponsor e non il piede.

    Ci sono sempre stati quelli paganti, ma negli ultimi anni il fenomeno è dilagato, lasciando fuori piloti realmente con potenzialità interessanti, senza però lo sbocco in Formula 1. Le eccezioni fortunatamente non mancano, basta vedere i vari Kvyat, Ricciardo, Bianchi, Bottas, giovani che hanno dimostrato di possedere le carte in regola per costruire carriere interessanti nonostante la giovanissima età e il supporto di Red Bull, Ferrari, Bmw. Altro discorso è dire che non ci sono i personaggi che fanno parlare, quelli che ti regalano il titolo sul giornale: su questo, Villeneuve avrebbe senz’altro ragione; in un mondo di dichiarazioni ingessate, confezionate, di piloti incapaci di esprimere qualcosa. Quando ti ritrovi poi un Ricciardo, ti rendi conto della povertà generale degli altri.

    Infine, l’ultima stoccata è allo spettacolo: «La Formula 1 è diventata noiosa, è normale che stia perdendo audience, perché il pubblico si rende conto che manca qualcosa». E’ un falso mito, sparare sulla Formula 1 noiosa rende mediamente popolari. Ma è davvero così? Su 10 gran premi, negli ultimi 15 anni, forse anche gli ultimi 20, siamo certi di aver assistito a un numero maggiore di gare straordinariamente entusiasmanti? Si sorpassava di più senza Drs, con i rifornimenti, e il duopolio Bridgestone-Michelin? Prima di parlare forse sarebbe meglio riguardarsi un po’ di stagioni, tanto per ricordare i sorpassi fatti ai box, senza rischiare nulla in pista.

    Fabiano Polimeni