F1 2015, Silverstone accusa: gare troppo prevedibili

Gli organizzatori del Gran premio di Gran Bretagna mettono in discussione l'appeal della Formula 1 e sui tracciati storici invocano una "tutela", come specie in via d'estinzione. Fia e Fom intervengano sui regolamenti, dice Allen.

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    Hanno provato ad abbassare il prezzo dei biglietti del Gran Premio di Gran Bretagna (in promozione e per un periodo limitato), e ha funzionato. Ora a Silverstone sollevano legittimi dubbi su quale sia l’appeal della Formula 1, domanda che necessariamente ha risvolti sul versante della presenza di pubblico in pista. Gare prevedibili e noiose, le bolla così Patrick Allen, manager a capo della società che gestisce il circuito, invocando un rimescolamento delle regole.

    Silverstone accusa

    «Con Lewis (Hamilton) che vince ogni settimana, quanto può passare prima che la gente dica che è troppo prevedibile la Formula 1? Abbiamo bisogno di un aiuto dalla Fia e dalla Fom sul fronte dei regolamenti, per rendere più avvincenti le gare». Nonostante si tratti di critiche comprensibili se lette dalla prospettiva degli organizzatori, dall’altro lato ci si scontra con quella che deve essere la visione delle corse: spettacolo a tutti i costi, anche artificiale, o legittimo campo di battaglia al vertice tecnologico? Allen tocca l’aspetto dell’imprevedibilità, assente oggi. Cosa si potrebbe fare? Come intervenire? Unicamente andando contro un team, la Mercedes, legittimamente con un vantaggio sulla concorrenza, costruito lavorando meglio.

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    Gare troppo prevedibili

    «Più che una reale influenza sulle scelte della Fia è una richiesta», spiega Allen. «Sembra che si possa mettere chiunque in macchina e vincere la gara. Quando hai Verstappen che arriva dritto dalla F3, quanto possono essere dure da guidare le monoposto di F1? Sarebbe bello vedere un po’ di competizione, attualmente in Formula 1 non c’è e mi chiedo se il prodotto attualmente è quello giusto». Ecco, sembra.

    Quanto può durare ancora la “pazienza” degli appassionati? E’ un po’ questo il timore di Allen e riporta al contempo d’attualità un tema del quale, francamente, si è parlato a lungo e inutilmente: il sound dei motori. «Se dovessimo arrivare tra cinque, sei o sette anni a un punto in cui i tifosi diminuiscono perché il prodotto non è più interessante, allora avremo un problema».

    L’ultimo pensiero lo ha per il Gran premio di Germania e quello d’Italia, il primo fuori dal calendario quest’anno e il secondo ad alto rischio chiusura dal 2016. Sono patrimoni da tutelare, «quando si diventa sempre meno, è un po’ come il WWF, hai bisogno di essere protetto», dice sui tracciati che hanno fatto la storia.