F1 2015, terza macchina: i dubbi McLaren; Force India: non la faremo gratis

Lo schieramento di una terza monoposto nel mondiale di Formula 1 tiene sempre banco

da , il

    F1 GP Singapore 2014   venerdì pre gara

    Una volta rilanciata l’idea, è stato un susseguirsi di reazioni. Da quelle positive, con la Ferrari disposta a schierare la terza macchina nel mondiale di F1 2015, fino a quelle più caute, che sottolineano i costi di una tale operazione: in Mercedes hanno stimato in 32 milioni di euro, l’investimento aggiuntivo necessario. Tra i team inizialmente apparsi favorevoli alla soluzione per compensare il possibile addio di alcune scuderie, c’era la McLaren.

    Adesso, Eric Boullier mette in dubbio la fattibilità già dal prossimo anno, prevedendo un avviso di almeno sei mesi perché tutto possa organizzarsi al meglio da parte dei team: «Il telaio, la logistica e il personale coinvolto… avremo bisogno almeno di sei mesi di preavviso. Se ci sarà l’esigenza di schierare tre macchine, allora vedremo: si possono porre numerosi interrogativi sulle entrate, ma se dovessimo essere chiamati ad aiutare la Formula 1 schierando tre macchine, allora dovremo farlo», ha detto Boullier.

    | PARLANO I TEAM IN CRISI |

    La sensazione è che le squadre siano disposte a un impegno aggiuntivo, tuttavia, sullo sfondo si aprono scenari complessi sui budget necessari per sostenere una terza macchina e la ripartizione dei profitti tra tutti i team. Vijay Mallya non ci gira intorno e a Espn F1 dice: «Chiederemo una compensazione [economica] per costruire una terza macchina, non lo faremo gratis». Ma non dovevano essere le scuderie più importanti a doverla schierare? Con tutto il rispetto per la Force India, l’appeal sul grande pubblico sarebbe infinitamente minore rispetto a una terza Ferrari, Red Bull, Mercedes o anche Williams, quindi se Mallya spera di avere del denaro da Ecclestone, crediamo resterà deluso. «Sono certo che chi detiene i diritti commerciali abbia chiaro come vada resa economicamente fattibile [la terza macchina]», aggiunge Mallya. Tradotto: non investiremo un soldo in più per salvare la Formula 1, semmai la paghi Ecclestone.«Quest’anno abbiamo visto entrambe le Mercedes davanti a tutti e negli ultimi anni le Red Bull: quindi, vorreste un podio tutto occupato da un team. Non ha molto senso, no? Non posso commentare sulla situazione degli altri team, il problema diventerà [semplicemente] più grande se qualcun altro dovesse abbandonare la [griglia]. Viceversa, non può imporsi su nessuno [una terza monoposto]», continua il titolare della Force India, prima di andare a toccare l’aspetto più spinoso, ovvero, la ripartizione dei proventi prevista dal Patto della Concordia.

    «Se ne parla a ogni gara, ma perché c’è quest’incertezza sulla sopravvivenza di alcuni team? Tutto esiste perché c’è uno squilibrio e irrazionalità sulla ripartizione dei guadagni. I grandi team prendono la fetta più grande e i più piccoli hanno meno. Il miglior modo di agire sarebbe di fare una Formula più razionale, che dia a tutti non solo la possibilità di sopravvivere, ma di competere e rendere la Formula 1 più interessante».

    Per una Formula 1 incapace di darsi delle regole – a partire dal budget cap, fino alle penalità per chi contravviene alle comunicazioni radio vietate – risolvere l’annoso problema della divisione delle entrate appare qualcosa di assolutamente irrealistico. Comanda Eccelestone, stop. Chi vuole si adegui, gli altri sono liberi di andarsene. La logica, per Bernie, è molto chiara.

    Fabiano Polimeni