by

F1, 33 anni senza Gilles Villeneuve

    Incidente Gilles VIlleneuve

    Guarda il video del Crash di Gilles VIlleneuve l'8 maggio del 1982, che portò il pilota canadese alla morte.

    Sono 32 anni che Gilles non c’è più. Dall’8 maggio 1982. Nel giro di rientro ai box nelle qualifiche del gran premio del Belgio a Zolder, Gilles tirava come non riusciva a non fare, e volò ruota su ruota sulla March di Jochen Mass. La sua Ferrari si impennò e nel ricadere al suolo lo sbalzò fuori dall’abitacolo. Gilles Villeneuve finì contro un paletto delle reti di protezione (allora queste si usavano…) e si spezzò l’osso del collo.

    Perché era speciale

    Questa storia, e tutte le altre avvincenti storie di Gilles, le conoscono in molti e in questi giorni le riportano in tanti. Noi vogliamo provare a capire meglio cosa ha rappresentato Gilles per la Formula 1 e perché a detta di molti ha lasciato un vuoto incolmabile, un’assenza che nessun pilota è stato più in grado di colmare. Eppure Gilles è stato portatore di valori che oggi nessuno vuole più difendere, condividere e riproporre. Vediamo quali sono.

    Vincere o Morire

    Il primo grande confronto di Gilles è con Niki Lauda, pilota che sostituisce alla Ferrari. Lauda è il bicampione del mondo che ha riportato il titolo a Maranello dopo un decennio di sconfitte. Lauda è il sopravvissuto al rogo del Nurburgring ma è anche il pilota che nel diluvio del gran premio del Giappone del ’76, sul circuito del Fuji, si ritira per paura di avere un incidente, lasciando il titolo mondiale a James Hunt. Per il popolo ferrarista, e per Enzo Ferrari stesso, è un atto di codardia che neppure il successivo titolo mondiale del ’77 riesce a cancellare.

    Gilles arriva a sostituire Lauda alla fine del 1977, quando mancano due gare alla fine del campionato e l’austriaco è già matematicamente campione del mondo. E ci arriva da perfetto sconosciuto: un pilota di motoslitte contro il campionissimo. Gilles vince il confronto con Lauda nel cuore dei tifosi ferraristi e prima di tutto nell’animo competitivo di Enzo Ferrari proprio per il coraggio che saprà dimostrare lungo tutta la sua carriera. Il Drake vede in lui un pilota d’altri tempi, consapevole di giocarsi la vita in ogni momento senza per questo essere pazzo, una maniera di vivere e morire che già alla fine degli anni ’70 molti trovavano inconcepibile e che oggi suona completamente assurda. Per questo non stupisce la schietta consapevolezza con cui Gilles dimostra di sapere che in ogni momento si gioca la vita e che non intende tirarsi indietro per nulla.

    GP Giappone – Fuji 1977 La prima dimostrazione di questa lucidità è proprio nel suo secondo gran premio, Giappone 1977, quando a seguito di un incidente con il suo idolo Ronnie Peterson, la Ferrari di Gil impazzita finisce in mezzo al pubblico, che stava in realtà in una zona interdetta. Muoiono 4 persone: il commissario di pista Kengo Yiasa, il fotografo Kazuhiro Ohashi e 2 spettatori.

    Gilles dichiara: “Noi piloti rischiamo la vita in ogni istante e l’errore può sempre capitare, non possiamo preoccuparci anche degli spettatori. Sono comunque terribilmente triste per le persone che hanno perso la vita, ma erano in un posto dove non avrebbero dovuto stare e non mi sento responsabile per la loro morte, quelle persone non dovevano trovarsi lì”.

    Quale pilota mai oggi dichiarerebbe una cosa del genere?

    Paradossalmente l’ultima vittima civile della Formula 1 è il commissario di pista australiano, Graham Beveridge, falciato dalla Bar di del figlio di Gilles, Jacques Villeneuve, nel gran premio di Melbourne del 2001.

    Fino all’ultimo millimetro

    GP Francia – Digione 1979

    Al contrario del piloti ragionieri tanto acclamati oggi, per Gilles la Formula 1 finisce all’ultimo millimetro. L’ultimo millimetro in staccata, come a Digione nel 1979, quando con Renè Arnoux su Renault, diede luogo al più bel duello della storia della Formula 1. Gilles aveva sempre più millimetri di tutti in staccata.

    Villeneuve Arnoux

    Guarda il duello tra VIlleneuve e Arnoux del 1979, sorpasso epico della storia della Formula 1.

    GP Spagna – Jarama 1981

    C’è l’ultimo millimetro prima della linea del traguardo, come a nel gran premio di Spagna del 1981 a Jarama, dove Gilles tiene dietro di sè per decine di giri cinque macchine più veloci di lui. Gli inseguitori si alternano nel tentare il sorpasso ma nessuno riesce a batterlo.

    Questi due episodi sono una grandissima lezione di guida per chi oggi si lamenta che non si riesce a sorpassare in Formula 1. Gilles ha dimostrato come fare un sorpasso oltre il limite e come non farne fare nemmeno uno.

    Poi c’è l’ultimo millimetro della macchina. Villeneuve era uno che avrebbe portato la macchina al traguardo anche a spinte (lo fece Nigel Mansell, ma questa è un’altra storia).

    GP Olanda – Zandvoort 1979

    Nel 1979 Zandvoort, nel gran premio d’Olanda, mentre era in testa alla gara arrivò all’ultimo millimetro delle gomme e uscì di pista per un testacoda innescato da una derapata in uscita di curva. Pur con una gomma stracciata, fece retromarcia e cercò di raggiungere la pitlane affidandosi al solo cerchione. Procedendo a una velocità folle per quelle condizioni, distrusse la sospensione posteriore, ma riuscì comunque a rientrare ai box dove pretese che i meccanici gli aggiustassero la macchina, cosa ovviamente impossibile.

    GP Canada – Montreal 1981

    Nel 1981 a Montreal nel gran premio del Canada, sotto un diluvio, Villeneuve rovina l’ala anteriore in un tamponamento. L’alettone si piega e va a oscurare completamente la visuale del pilota. Ma Gilles continua seguendo al millimetro la riga bianca ai bordi della pista, e fa segnare fra i tempi migliori al giro. Dopo un po’ l’alettone vola via e il pazzo Gilles conquista il terzo posto, riuscendo a controllare la macchina senza carico aerodinamico sotto la pioggia.

    Gilles era così, voleva correre fino all’ultimo millimetro e ne trovava sempre uno in più degli altri.

    Lealtà e fedeltà

    Oggi si discute tanto di ordini di scuderia e di prima e seconda guida. Per Gilles c’erano solo due cose: la lealtà verso il compagno di squadra e la fedeltà alla scuderia. Fu così che a Monza nel 1979 Gilles avrebbe potuto passare Scheckter che era in testa e rimanere in corsa per il titolo mondiale. Invece rimase al secondo posto, proteggendolo dagli avversari e facendogli vincere il campionato. Ma soprattutto Gilles non si lamentò mai di essere una seconda guida.

    GP San Marino – Imola 1982

    Per questo pensiamo che Gilles sia morto non l’8 maggio 1982, ma due settimane prima a Imola, quando il suo compagno alla Ferrari, Didier Pironi, lo tradisce con un sorpasso all’ultimo giro, dopo che la scuderia aveva esposto il cartello SLOW a entrambi, che significava mantenere le posizioni e portare la macchina al traguardo.

    Un tradimento inaccettabile per Gilles. Siamo dispiaciuti per lui che sia morto triste e ferito più dal suo comapagno che dal fatale incidente di Zolder.

    Ecco un’intervista a Gilles Villeneuve dopo la gara di Imola ’82 e a pochi giorni dalla sua morte, in cui esprime proprio questo punto di vista:

    Oggi ancora, con soli sei gran premi vinti e nessun titolo mondiale, secondo noi Gilles Villeneuve rimane l’emblema del pilota di Formula 1, rimane la più grande leggenda di tutti i tempi della massima serie, e nemmeno i record di Michael Schumacher, la suprema maestria di Ayrton Senna, il professionalismo di Alain Prost, Niki Lauda e Juan Manuel Fangio, la velocità di Jim Clarke e di Jackie Stewart, riescono ad avvicinarsi alla leggenda.

    Come disse Enzo Ferrari “Io in fondo gli volevo bene”. Anche noi ti vogliamo bene, Gilles.

    (articolo redatto per il 25ennale e aggiornato – ndr)