F1 a Monza, Ferrari: dove sono le critiche?

Formula 1: ingiuste le critiche alla Ferrari piovute addosso negli scorsi Gran Premi

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    F1 a Monza, Ferrari: Domenicali

    Si vede una Ferrari letteralmente perfetta nel Gran Premio d’Italia a Monza. Non è la prima volta nella stagione. Siccome nello sport i successi restano stampati nella mente molto meno delle sconfitte, stavolta voglio sottolineare come la scuderia di Maranello si sia mostrata di gran lunga la più forte tra quelle in lotta per il mondiale. Il team italiano ha imbroccato subito la giusta strada per il setup durante le libere. Ha pianificato una strategia perfetta in gara. Ha eseguito il pit stop senza sbavature. Discorso diverso per la McLaren che ha sbagliato l’impossibile! Per non parlare della Red Bull

    FERRARI. La Ferrari ha vinto il Gran Premio d’Italia non perché avesse una vettura più veloce della concorrenza. Ha vinto perché ha fatto le cose meglio degli altri. Si critica troppo facilmente un gruppo di lavoro. Non si capisce che l’errore fa parte del provarci. A fine stagione si faranno le analisi. Questo Gran Premio d’Italia va nella colonna dei successi. E pesa. Pesa per come è arrivato: toccando la perfezione, dimostrando che a Maranello ci sono teste pensanti e braccia che eseguono in maniera impeccabile. Garantendo ai tifosi che “sono in buone mani”. Rassicurando sul fatto che in Ferrari si sa benissimo cosa serve per vincere. Vi pare poco? Non direi considerando quanto fango è stato gettato addosso a questa dirigenza.

    MCLAREN. Per capire meglio il mio ragionamento, basti dire che anche tutti gli altri team hanno commesso e commettono errori. L’errore fa parte del “provare” a vincere. E’ impossibile immaginarci una squadra che le imbrocca tutte. A meno che non si abbia un mezzo meccanico nettamente superiore alla concorrenza. Cosa non realistica con gli attuali regolamenti che tendono a livellare le prestazioni delle macchine molto più di quanto non accadesse, ad esempio, nell’era-Schumacher. Era che, abituandoci troppo bene, ha fatto nascere un evidente vizio di forma nel giudicare la gestione sportiva di Maranello. Per capire la forza della squadra Ferrari, basti fare il confronto con gli avversari. Senza dilungarmi sui pasticci commessi dal box Red Bull nella gestione del duo Webber-Vettel durante l’annata, cito il caso della McLaren a Monza. Hamilton è fuori gioco perché gli danno una macchina con un assetto ridicolo. Senza F-Duct. Se Button ha capito che con l’ala soffiata poteva giocarsi la vittoria, perché hanno consentito all’anglocaraibico di farsi fuori con le sue stesse mani? Il secondo posto del buon Jenson ha un che di amaro. Era in testa. E poteva restarci se avessero continuato a correre per più tempo con le gomme morbide senza farsi venire la strana idea in testa di fare il pit stop così presto. In fin dei conti avevano solo da perderci offrendo ad Alonso la possibilità di spingere a pista libera. Questo per dire che a volte si vince. A volte si perde. Spero che la lezione di questo lunedì serva a capire che le critiche, però, non vanno sparate in base al mero risultato di una gara. Almeno fino a quando l’attività non diventerà disciplina olimpica ed il popolo italiano concorrerà per vincere la medaglia d’oro…

    Foto: AP/LaPresse