F1, Adrian Newey: la morte di Senna mi ossessiona ancora oggi

Adrian Newey alla vigilia del Gran Premio di Corea 2013 torna sui fatti di Imola '94 e la tragedia di Senna

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    Adrian Newey: il genio è polemico con gli altri progettisti della F1

    AP/LaPresse

    Di monoposto sbagliate, Adrian Newey ne ha fatte poche. Quella Williams del 1994 certo non era nata sotto i migliori auspici. Stretta, strettissima, Magic se ne lamentò dai primi test invernali. Era il prezzo da pagare per stare con quelli che erano stati in passato i migliori in assoluto? Rischio accettato. Come andò a finire è, purtroppo, storia. Il progettista inglese torna sui fatti che cambiarono per sempre la Formula 1, ammettendo che, sì la tragedia di Ayrton non è qualcosa che puoi dimenticare, ma anche restando convinto delle sue idee, senza responsabilità nella dinamica dell’incidente.

    Ripercorrendo in sintesi le vicende processuali, concluse senza alcuna condanna per Newey e Williams, la tesi sostenuta dall’accusa era una modifica al piantone dello sterzo effettuata male, in circuito, che avrebbe portato alla rottura con i sobbalzi del circuito Enzo e Dino Ferrari.

    Diversa la visione del progettista inglese, ribadita in un’intervista alla Bbc che andrà in onda giovedì 3 ottobre. «Quel che è accaduto quel giorno, cosa ha causato l’incidente, ancora mi ossessiona oggi», ha detto il tecnico inglese. «La rottura del piantone dello sterzo, è stata la causa dell’incidente o è avvenuta come conseguenza? Non c’è dubbio che fosse rotto. Allo stesso modo, tutti i dati, le telecamere del circuito, i camera-car dalla macchina di Schumacher, nessuna di queste sembra sostenere una rottura del piantone»

    «La macchina inizialmente ha sovrasterzato e Ayrton se ne accorse e solo in seguito andò dritta. Ma la prima cosa che si verificò fu il sovrasterzo, in gran parte nello stesso modo in cui si vede negli ovali statunitensi: la macchina perde il posteriore, il pilota prova a correggere e poi va dritta e sbatte sul muro, il che non sembra essere coerente con una rottura del piantone».

    La convinzione di non essere uno dei responsabili di quell’incidente non lo solleva dal ricordo. D’altronde, come potrebbe. «Una delle cose che mi ossessioneranno per sempre sarà quella del suo arrivo alla Williams perché eravamo riusciti a costruire una monoposto competitiva nei tre anni precedenti e lui voleva essere nel team che pensava costruisse la macchina migliore. Sfortunatamente all’inizio di quel ’94 non era una buona vettura».

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