F1, Alonso: la Ferrari è roba sua

Formula 1: Fernando Alonso commenta il Gran Premio di Singapore da lui vinto in modo netto e convincente

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    Dopo la vittoria di Fernando Alonso a Monza parlai dello spirito Schumacheriano che si era impossessato del pilota Ferrari. Il successo di Singapore, arrivato in classico stile cannibale, conferma che la Rossa di Maranello ha trovato definitivamente la strada per il successo. Alonso non è solo l’uomo giusto al momento giusto. Non è solo il leader carismatico. Alonso è il fenomeno del volante capace di fare la differenza e, quando serve, andare oltre i limiti della macchina pur di ottenere il risultato massimo. L’abbiamo conosciuto così nei primi due titoli mondiali. Ora lo riconosciamo!

    FERNANDO ALONSO. C’è poco da fare per i rivali quando Alonso trova il giusto feeling con la macchina e con la squadra. L’accoppiata delle meraviglie ha portato due titoli mondiali in Renault. Una cosetta non da nulla se si pensa che l’unico a riuscirci fino a quel momento era stato Michael Schumacher. La scuderia nel biennio 1994/95 si chiamava Benetton. Ma strutture e uomini erano in buona parte gli stessi. Proprio Michael Schumacher, citato non per caso, è il paragone scomodo con il quale abbiamo deciso di far confrontare Alonso che, messa avanti l’umiltà, comincia a far vedere di che pasta è fatto. “Questa vittoria è molto significativa. Volevamo confermare il successo di Monza su una pista completamente diversa e ci siamo riusciti al termine di una corsa durissima e stressante, sia per me che per la macchina”, spiega a fine gara. “Con le gomme morbide andavamo molto bene ma con le dure la Red Bull sembrava essere più veloce di noi – prosegue l’asturiano – Abbiamo fatto il pit-stop in maniera perfetta, sia dal punto di vista strategico che delle operazioni in pit-lane. Nella seconda porzione di gara ho cercato di evitare qualsiasi rischio, soprattutto quando c’erano i doppiaggi da fare e in concomitanza con le bandiere gialle”. Uno dei suoi marchi di fabbrica è la lucidità nel leggere la corsa. Tenere la testa fredda, per dirla alla Senna, in quel contesto è stata una prova non da poco. “Bisogna rimanere calmi e concentrati su noi stessi, senza pensare a quello che fanno gli altri: quello che è certo è che non lasceremo nulla di intentato, lottando fino alla fine - conclude Alonso – La F10 è cresciuta molto grazie al lavoro che hanno fatto i nostri tecnici a Maranello e qui in pista e gliene sono grato. Davanti a noi non ci sono delle gare che ci vedono favoriti ma non ce ne sono nemmeno di quelle che ci mettono paura”.

    FELIPE MASSA. Lasciando stare la matematica che lo vede ancora teoricamente capace di vincere il titolo, lo sfortunato Felipe Massa dimostra, giusto per riguardarsi indietro, che la scelta fatta dalla Ferrari nel GP di Germania è stata azzeccata. Quanto al suo GP di Singapore, è stato condizionato dalla prematura entrata della safety car:“Non sono riuscito a sopravanzare tante macchine e poi mi sono ritrovato nel trenino dietro Sutil e Hulkenberg: uno o due giri in più e avrei potuto guadagnare due o tre posizioni e fare una corsa diversa”. Il sorpasso subito da Kubica avrà fatto storcere il naso a qualcuno. Va detto, però, che dopo tutti quei giri la situazione gomme era piuttosto compromessa per il pilota di San Paolo.