F1, un altro nemico per la Ferrari: Max Mosley

Formula 1: nella marcia d'avvicinamento al giudizio della FIA sugli ordini di scuderia della Ferrari nel Gran Premio di Germania cresce il fronte dei personaggi del Circus che chiedono una pena più severa per il team italiano

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    Ferrari: Max Mosley FIA

    Max Mosley, rieccolo: la Ferrari ha molti nemici. Adesso ce n’è un altro che esce allo scoperto. La marcia d’avvicinamento al “ventesimo” Gran Premio della stagione, quello che l’8 settembre si disputerà a Parigi nella sede della Federazione Internazionale dell’Automobile e che vedrà il team italiano sotto giudizio per l’ordine di scuderia imposto a Felipe Massa nei confronti di Fernando Alonso, continua ad essere costellata di autorevoli pareri contrari. Prima i vari team principal delle scuderie rivali hanno parlato di gesto scandaloso. Poi ci si sono messi campioni come Niki Lauda. Infine tocca all’ex-Presidente della FIA.

    MAX MOSLEY. L’accusa è sempre la stessa. Giustificabile o meno che sia la scelta di far passare Fernando Alonso davanti a Felipe Massa nel Gran Premio di Germania, la Ferrari è andata contro il regolamento che vieta ordini di scuderia. Il predecessore di Jean Todt, più volte deriso e provocato dal Presidente del Cavallino Luca di Montezemolo, ci va giù pesante come se non aspettasse altro da mesi:“La Ferrari ed entrambi i suoi piloti dovrebbero perdere i punti che hanno conquistato in Germania – afferma alla Bild - Non farò alcuna raccomandazione, ma stando ai fatti in quel momento andavano inflitte alcune sanzioni sportive e non solo una multa”. Secondo Mosley, il momento più imbarazzante è stato quando Rob Smedley, ingegnere di pista di Felipe Massa, ha chiesto scusa al proprio pilota subito dopo che il sorpasso era avvenuto.

    FERRARI. Nella difesa del team italiano ci sono della falle. Prima si nega di aver compiuto il fatto. Contemporaneamente, però, ci si erge a paladini del buon gusto dicendo “noi non siamo ipocriti, noi lo facciamo in modo palese per non prendere in giro il pubblico”. E’ evidente che le due affermazioni sono in contraddizione. E’ ancor più evidente che dell’onestà Ferrari non interessa niente a nessuno fintanto che si commette una violazione del regolamento sportivo. Non volendo, quindi, la Scuderia per antonomasia ha ammesso le sue colpe. La situazione è ingarbugliata. Se dovessimo prendere esempio dal passato (vedi spy-story, crash-gate ed altri casi analoghi ben più gravi di quello attuale), potremmo consigliare ai legali della Rossa di ammettere il reato e beccarsi una diffida. Una diffida che obbligherebbe la squadra, d’ora in poi, a fare come gli altri: non finirla con questo genere di manovra ma, semmai, camuffare gli ordini di scuderia tra le righe. Tra le tante altre comunicazioni in codice che passano dal muretto ai piloti.