F1: le frasi più celebri di Michael Schumacher [FOTO]

Michael Schumacher ha passato la sua vita in Formula 1 tra vittorie, titoli e sorpassi mozzafiato. Mai banale anche dietro ai microfoni. Ecco le frasi celebri.

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    Dopo quelle di Gilles Villeneuve, ecco a voi le frasi più celebri di Michael Schumacher. Che non fosse un pilota qualunque lo capirono tutti fin dall’esordio in qualifica a SPA nel 1991, quando rifilò sette decimi al ben più esperto De Cesaris, anch’egli alla guida di una Jordan. Numeri e statistiche impressionanti non sono però la chiave del successo che lo han portato, a detta di tutti, allo status di leggenda vivente. Di chi stiamo parlando? Michael Schumacher. Il pilota sta ora cercando di tornare quello di un tempo dopo lo spaventoso incidente accorso sugli sci oltre un anno fa. Sfogliate le pagine per scoprire quali sono state le frasi celebri del tedesco che hanno fatto innamorare i tifosi di tutto il mondo e che lo hanno fatto diventare il pilota più vincente della Formula 1.

    8. Ferrari numero uno

    Michael Schumacher

    “Ho fatto tutto quello che ho potuto per far diventare la Ferrari la numero uno. L’intera squadra e tutti i tifosi lo meritavano”

    Non serve la lingua tagliente dell’ex presidente Montezemolo (“Quando arrivai eravamo nella m***a”) per dare alla Ferrari degli anni Novanta una connotazione molto più umana e, per certi versi, drammatica. Furono la costanza e la testa bassa di Schumi a riaggregare nei tifosi ferraristi l’animo e la carica di un tempo, dopo un digiuno dai titoli durato oltre vent’anni. Nel 2006, a Suzuka, fu il suo abbraccio ad ogni singolo meccanico Ferrari, la stessa Ferrari che aveva appena dissolto ogni sua speranza iridata, a suggellare un legame intimo col team ed il popolo italiano.

    7. Interlagos 2006

    “È stato un GP (Interlagos 2006, n.d.r) caotico, avevo un’auto pazzesca, una velocità con cui avrei potuto doppiare tutti”

    Non è certo stato l’unico pilota autore di rimonte esaltanti, nè tantomeno l’unico a vincere sotto diluvi torrenziali. Si è però reso protagonista di imprese al limite della fisica, come quando sotto la pioggia di Spa, nel 1995, con le slick riuscì a tenere a bada un nervosissimo Hill, o a trionfare con quel ferraccio (cit. Irvine) della F310 al Montmelò nel 1996, rifilando 3­4 secondi al giro a tutti gli altri. Nemmeno la sua ultima gara fu banale, dato un contatto con Fisichella che lo fece precipitare in ultimissima posizione con un giro intero da recuperare: una cavalcata terrificante fino ai piedi del podio, fino allo stesso Fisichella e fino ad un tiratissimo sorpasso sul suo erede Raikkonen. Vista l’impossibilità di accaparrarsi l’ottavo iride, benedetta quella foratura (involontaria) causata da Fisico.

    6. Ritorno in pista

    “La Ferrari è la mia famiglia, resterò a vita”

    “La Mercedes ha vinto i titoli piloti e costruttori la scorsa stagione. Con un partner così forte come Mercedes Benz il nostro obiettivo può solo essere di lottare per il Mondiale. La concorrenza sarà molto forte, ma mi emoziona il fatto di esserci anche io. Il collo non è più un problema, mi sento pronto. Mi sento come un ragazzino di 12 anni, [… ] rappresenta per me una nuova sfida personale e sportiva.”

    Ma come? Dev’esser stata questa la reazione del popolo ferrarista a fine 2009. Come puòfare questo? Lo stesso paladino che aveva riscritto la storia del Cavallino, lo stesso pilota che pochi mesi prima aveva declinato la possibilità di andare a sostituire l’infortunato Massa e riaccendere una stagione fin troppo deludente, per ‘problemi al collo’, come aveva diramato congiuntamente al suo staff medico. Non è scontato credergli, ma lo stesso Montezemolo ammise che la voglia di rimettersi in gioco era scaturita proprio dalla chiamata estiva targata rosso, il rosso della F2008 che testò con tempi di tutto rilievo. Lo sappiamo tutti, quella in mercedes fu un’avventura avara di gloria, ma ammettete che rivederlo in griglia in Barhain, con quel casco stellato rosso Ferrari, tra rabbia e nostalgia non vi ha lasciato indifferenti.

    5. Su Alonso e Vettel

    “Nello sport non potrà mai esistere un momento uguale ad un altro”.

    Lo disse riferendosi al motorsport, consapevole che gli orizzonti di tale affermazione fossero ben più vasti di un paddock di Formula 1. Lo disse a chi tentava di paragonare la sua carriera a quella di Senna e, verso la fine della sua avventura, quando si sprecavano paragoni e parallelismi con l’astro nascente Vettel. La verità è che le sue gesta difficilmente rivivranno a breve, ma fu lesto a cogliere l’occasione che distingue un buon pilota da un idolo, l’occasione che degli uomini unici (Byrne, Brawn, Todt giusto per citarnealcuni) gli consegnarono tra le mani.

    4. Pro Alonso

    “Fernando Alonso è il migliore. Sta superando se stesso. Ci sono dei momenti in cui tutto gira a tuo favore, ma lui si è conquistato questa posizione”

    Siamo nel cuore dell’estate 2012, nella testa di Michael aleggia il ritiro definitivo dal mondodelle corse dopo il primo agognato podio conquistato poche settimane prima. Un GP caotico quello di Valencia, con Hamilton e Maldonado (3°e 4°nel finale di gara) protagonisti di un demolition derby a poche curve dalla fine. Egli stesso ammise di aver scoperto di essere bronzo solo dopo aver tagliato il traguardo e di aver l’occasione di salire sul podio dopo 6 anni. Accanto a lui, sudato ed incredulo, un commosso Fernando Alonso fresco di vittoria davanti alla propria gente, vestito di rosso, dopo esser partito dall’undicesima casella. Una marcia piena di talento che lo portò a chiudere prima della pausa estiva con un vantaggio incredibile e con mezzo titolo in tasca. Come andò a finire lo sappiamo tutti, ma nemmeno il Kaiser gli fece mancare i meritatissimi attestati di stima.

    3. Ritiro

    “Anche se sono ancora in grado di competere con i migliori piloti, a un certo punto è giustofermarsi e dire addio”

    Era nell’aria da qualche mese, vuoi una Mercedes tutt’altro che competitiva, vuoi i 43 anni che, nella preparazione fisica, si fan sentire rispetto ad un ventenne. Press conference del GP di Singapore, settembre 2012, è ufficiale: ‘nonno’ Schumi, l’alter ego umano del dominatore di dieci anni prima, appende il casco al chiodo per davvero. Il progetto tutto tedesco si chiude ingloriosamente, ma non invano: fu lui stesso ad ammettere di aver imparato molto più dalla seconda carriera che dalla prima.

    2. Gli errori

    “In questi vent’anni ci sono pure degli errori. Ma il vestito che indosso, nel mio animo, è bianco. Ne sono felice.”

    Lo si può amare o lo si può odiare, ma si può restare indifferenti. Una carriera piena di colpi di reni, sorpassi al limite, contatti e controversie. Il battesimo si ebbe già alla conquista del primo titolo, quando fece scattare l’improvvisata trappola a Damon Hill, troppo avventato nell’infilare l’ormai zoppo Schumacher. Colpi bassi da e a Montoya, battaglie più di nervi che di ruote, lo ‘svezzamento’ di Felipe. Ma anche situazioni mal gestite nonchè inutili (A1­ring 2002) sono macchie indelebili ma irrinunciabili nel dipingere il ritratto di una delle più grandi personalità del motorsport.

    1. Incidente

    E’ vero, questa frase non l’ha detta Michael, e forse il campionissimo nemmeno l’ha sentita. Ma è difficile credere che un prato diventato rosso dopo un incredibile accumulo di bandiere, cappellini e magliette Ferrari l’abbia lasciato indifferente. Siamo a Grenoble, 3 gennaio 2014, il suo 45°compleanno: ricoverato da 4 notti in terapia intensiva dopo un maledetto impatto contro un masso, Schumacher si ritrova a lottare tra la vita e la morte. Una vita passata a 300 all’ora, tra infortuni più e meno gravi, ed ora eccolo lì, abbattutto da una caduta a ridotta velocità sugli sci. Il difficile percorso iniziato da ormai più di un anno, con tappa a giugno 2014 (quando si svegliò dal coma), continua senza sosta. A noi spetta essergli vicino, a lui spetta conquistare la 92esima vittoria di una carriera, una vita, che non può finire cosi.

    MANUEL CASALI