F1: le frasi più celebri di Nelson Piquet

Nelson Piquet è stato uno dei più grandi piloti della storia della F1. Ecco una raccolta con le frasi celebri del pilota brasiliano durante l'apice della carriera.

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    Nelson Piquet è una delle leggende della Formula 1. Durante la sua carriera, corsa principalmente negli anni ’80 è stato uno dei più forti di quella generazione di piloti. Le frasi celebri del brasiliano che ha vinto molto in Formula 1 e si è laureato tre volte campione del Mondo piloti. Piquet è stato anche un personaggio mediatico fuori dalla pista e spesso ha fatto delle dichiarazioni ch hanno spiazzato gli avversari e il Circus intero. Veloce in pista e pungente dietro ai microfoni per diventare una delle più grandi leggende di sempre. Abbiamo voluto racchiudere tutte le frasi celebri dell’ex pilota di Williams e Brabham durante l’apice della sua carriera. Sfogliate le pagina per scopire quali sono stati le frasi storiche dette dal pilota durante la sua storia in Formula 1.

    Ragazzo, non sai nemmeno pulire un casco!

    Fu il benvenuto che Reutemann riservó al giovane e scalmanato Piquet, che ai tempi era ancora costretto a correre con lo pseudonimo Piket per nascondersi dal padre. Venuto a mancare quest’ultimo nel 1974, Nelson potè finalmente manifestare la propria passione, e quale migliore occasione se non il GP di Brasile? Sfruttando le falle nella rudimentale sorveglianza dell’epoca, riuscì ad infilarsi nel box Brabham(ironia della sorte, la stessa auto con cui vinse il primo titolo nell’81) e si fece commissionare qualche faccenda dal capotecnico Murray: quest’ultimo gli permise di pulire il casco di Carlos Reutemann il quale, resosi conto dell’infiltrato, lo liquidò in malo modo. Ironia della sorte, Piquet vinse il suo primo titolo battendo appunto Reutemann, togliendosi dunque un bel sassolino dalla scarpa.

    Correre a Montecarlo è come andare in bici dentro casa

    Quella che era un’ovvietà per molti, per Piquet rappresentava una vera e propria ossessione. Fu un amore che non sbocciò quello tra il tracciato monegasco e il brasiliano: una tristissima collezione di ritiri (8 su 13 GP ivi disputati) e nemmeno una vittoria ne sono una lampante evidenza. Una manciata di podi sono il magrissimo bottino che il campione carioca può vantare nel proprio albo

    Mansell è cosi stupido che è l’unico pilota ad aver la moglie brutta

    Eh già, non solo motori nella vita del tombeur de femme, come amavano definirlo i giornalisti dell’epoca: un rispettabilissimo ventaglio di mogli, compagne(nonchè figli) lo annoverano tra i Casanova del mondo del motorsport. Eloquente è il soprannome che lo accompagnò(“zingaro”), in quanto amava soggiornare nella sua barca ormeggiata nel porto di Montecarlo, così da essere sempre pronto a nuove avventure nei porti mediterranei. La frecciatina a Mansell non è casuale, come spiegato nel prossimo paragrafo.

    Il salto in Williams

    Fine 1985: terminata l’avventura in Brabham(scuderia ormai allo sbando), Nelson si lancia nella scommessa Williams, fresca di fornitura Honda per i propulsori, con garanzie di preferenza da parte del boss Frank, vittima però di un incidente che lo relegò lontano dal motorsport per molto tempo. Le redini del team passarono dunque a Patrick Head, che peccando di professionalità scelse di sposare la causa dell’altro alfiere Mansell, connazionale, con ovvie lotte fratricide annesse. Il tirocinio con Lauda aveva reso Piquet preciso, forte e intelligente, riusciva a contrapporre un’amabile ironia ad una notevole tenuta di nervi, che gli consentirono di conquistare tutti e tre gli allori all’ultima gara. L’unica volta che non gli riuscì fu appunto all’ultima gara del 1986, quando un mix di sfortuna e carenza di visione strategica consegnò il titolo conteso dai due assi di Grove ad Alain Prost, a bordo della McLaren.

    Come fare un loop con un Boeing 747

    Non la disse lui, ma la disse di lui Jackie Stewart. Siamo sempre nel 1986, sul tortuosissimo circuito dell’Hungaroring, ma a farla da padroni sono i brasiliani: in testa c’è il rampante Senna che, conscio di avere un’auto inferiore, sfrutta la serpentina ungherese per tener dietro un Piquet al galoppo, con un passo nettamente migliore. Sul(peraltro corto) rettilineo la Lotus di Senna poco può però nei confronti del potente propulsore della Williams, sicchè si arriva alla prima staccata con Piquet all’esterno e Senna a difendere la traiettoria. Gli istanti successivi tratteggiano uno dei sorpassi più belli della storia della Formula 1: una lunga pennellata di traverso di Piquet, che all’esterno gira attorno ad un impotente, ma spettatore privilegiato, Ayrton.

    Watkins e Piquet

    Sid Watkins: ” Nelson, non puoi guidare perché hai una commozione cerebrale.”

    Piquet: ” Come lo sai?”

    Sid Watkins: ” Nelson, hai messo solo una scarpa e hai dimenticato l’altra.”

    Piquet: ” Non ho la scarpa perché non posso metterla, il mio piede è gonfio .”

    Questo estratto è la testimonianza del temperamento carioca che a Nelson non mancò mai, nemmeno in seguito al terrificante incidente al Tamburello durante le prove del Gp di Imola. La curva che divenne poi tristemente nota per l’impatto fatale dell’odiato connazionale Senna turbò il sonno anche dello spensierato Piquet, che nell’87 dovette per la prima volta convivere con la vera paura, la paura di morire a bordo delle monoposto. Oltre al mondiale che si portò a casa anche grazie ai problemi fisici di Mansell, è interessante notare come egli cercò immediatamente di reagire all’incidente, uscendo autonomamente dall’ospedale e cercando di strappare dal medico FIA l’autorizzazione(ovviamente negatagli) di correre quello stesso Gp.

    Ho cacciato Briatore dalla F1

    Chiaro e conciso, a distanza di 4 anni, descrive così il cosiddetto crashgate, ovvero l’incidente pilotato che Briatore chiese a Nelsinho di eseguire per far vincere ad Alonso il Gp di Singapore 2008. Quella che all’inizio era soltanto un’illazione tra il comico e il perfido esplose a metà stagione 2009, quando Nelsinho venne appiedato dalla Renault (o meglio, da Briatore) per gli scarsi risultati conseguiti: fu allora che il padre Nelson decise di farsi valere, anche a costo di pregiudicare (come effettivamente avvenne) la carriera del figlio in Formula 1. La vicenda si risolse tra condanne,radiazioni e patteggiamenti, col risultato di estromettere definitivamente Briatore dal mondo delle corse: il geometra di Cuneo non diede a vedere la delusione, sfruttando l’occasione per dedicare più tempo alla famiglia e all’amato figlio. Orgoglioso e rancoroso, ma senza peli sulla lingua, Nelson ha sempre amato salire alla ribalta anche fuori dalla pista.

    MANUEL CASALI