F1 News, i campioni del mondo diventati tali col minor scarto di punti in classifica

La storia della Formula 1 è stata scritta da epiche lotte per la conquista del titolo. Ecco le stagioni che sono finite con il minor scarto di punti tra due piloti.

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    Mentre il mondiale in corso sembra incanalarsi verso un monologo targato Lewis Hamilton (a meno di clamorosi colpi di scena come la rimonta di Nico Rosberg e Sebastian Vettel) sopraggiungono alla memoria (nostra ma anche, e soprattutto, quella dell’inglese) campionati che vennero decisi non prima dell’ultima gara e, spesse volte, terminati con distacchi esigui, dove gloria e la delusione eran separate da frazioni di punto. Scorrete le pagine per scoprire le volate più emozionanti nella storia della Formula 1. Dai tempi di Niki Lauda e Alain Prost fino a quelli di Lewis Hamilton e Massa il percorso è lungo e affascinante. Vi ricordate tutti questi grandissimi duelli? Ecco di seguito i campioni del mondo diventati tali col minor scarto di punti possibile.

    1. 1984: NIKI LAUDA VS ALAIN PROST

    La nostra rubrica inizia non a caso con la lotta in casa McLaren, scuderia protagonista in molte classifiche decise sul filo di lana. La rivoluzione tecnica che spinse i team ad adottare motori sovralimentati, unitamente alla pregressa esperieza del fornitore Bosch nelle competizioni affini, permisero al team di Woking di gestire con supremazia il nuovo limite di carburante (abbassato a 220 litri), a differenza di molti concorrenti che si ritrovarono più volte senza benzina o, quantomeno, a dover alzare il piede nelle fasi finali della corsa. Lo scarto che separò Lauda e Prost a fine campionato ( 0,5 punti) si deve al discusso Gp di Monaco che venne interrotto prima dello svolgimento del 75% della distanza prevista causa pioggia, determinando quindi l’assegnazione di metà puntegggio: si ricorderà la controversa bandiera rossa esposta per fermare il Gp proprio nel momento in cui l’arrembante Ayrton Senna, al debutto sul circuito monegasco, stava per sopravanzare un Prost in crisi nera sotto al diluvio. Alla vigilia dell’ultimo Gp, disputato all’Estoril, l’austriaco conduceva la classifica per tre punti e mezzo, obbligando quindi Prost a vincere per aver una ragionevole opportunità di scavalarlo: il francese non deluse le aspettative e guidò senza esitazioni la gara, ma decisivo fu il ritiro di Mansell, fino a quel momento secondo, che permise a Lauda di agguantare la seconda posizione finale e il titolo mondiale per solo mezzo punto, tuttora lo scarto più basso nella storia della Formula 1.

    2. 1958: MIKE HAWTHORN VS STIRLING MOSS

    Il salto temporale è notevole, e racconta della prima stagione nella storia di Formula 1 che si decise grazie ai piazzamenti: i piloti impegnati nel testa a testa furono i piloti di punta della Ferrari e della Vanwall, rispettivamente Hawthorn e Moss. Si arrivò all’ultimo Gp del campionato in Marocco con Hawtorn in testa di 4 punti e in grado dunque di accontentarsi della seconda posizione, rendendo dunque vana l’autorevole vittoria di Moss ( un primo e ventiquattro secondi rifilati allo stesso rivale). Il distacco finale fu per la prima volta di un solo punto iridato, scarto che come vedrete venne ripetuto svariate volte; per una tragica fatalità, sia Hawtorn che Moss persero i rispettivi compagni di squadra durante la stagione, ovvero Luigi Musso e Stuart Lewis-Evans, quest’ ultimo deceduto proprio durante il suddetto Gp del Marocco.

    2. 1961: PHIL HILL VS WOLFGANG VON TRIPS

    Il 1961 vide contendersi il titolo i due piloti della Ferrari, che meglio si adattava al regolamento vigente; giunti al penultimo appuntamento della stagione sul circuito di Monza, i due rivali erano distanziati di soli quattro punti in favore del tedesco, che scattò in pole e sembrava dovesse consolidare ulteriormente il proprio primato in classifica, ma l’epilogo fu dei più tragici: verso la fine del secondo giro la Lotus di Jim Clark e la Ferrari di Von Trips entrarono in contatto, catapultando la macchina del tedesco contro le barriere di protezione per poi rimbalzare in pista, ormai priva di pilota. La conta delle perdite fu gravissima: oltre a Von Trips, perirono anche 14 spettatori, e numerosissimi furono i feriti tra coloro che si trovavano assiepati alle reti di protezione. La gara venne poi vinta da Phil Hill che balzato in testa alla classifica, e senza più il rivale in vita, si ritrovò matematicamente campione del mondo. Per il sistema degli scarti, chiuse con un solo punto di vantaggio sul defunto compagno.

    2. 1964: JOHN SURTEES VS GRAHAM HILL

    Si trattò di una lotta tutta British, in cui andrebbe incluso anche il giovane Jim Clark le cui possibilità iridate all’ultima gara erano, però, estremamente risicate. Svoltosi in Messico, fu un gran premio ricco di colpi di scena, uno su tutti il contatto a inizio gara tra la Ferrari di Lorenzo Bandini (compagno di Surtees) e Graham Hill, costretto ad una gara affannosa portata avanti a due giri di ritardo dal leader della corsa. Altro colpo di scena fu il ritiro di Jim Clark all’ultimo giro, a causa di un componente difettoso che mandò su tutte le furie il team principal Colin Chapman, che avviò una dura polemica col fornitore; avendo in pugno la situazione, al “muretto” Ferrari fu sufficiente ordinare a Bandini (2°) di lasciarsi sfilare da Surtees, in modo che si posizionasse in cima alla classifica, anche in questo caso, per un solo punto.

    2. 1976: JAMES HUNT VS NIKI LAUDA

    Una delle rivalità più famose di tutti i tempi, grazie anche al docu-film “Rush” che, un paio di anni fa, ha riportato alla memoria una delle vicende più appassionanti della Formula 1. Dopo un 1975 disputato da vincitore, Lauda si presentò ai tornelli del ’76 con il serio intento di bissare l’alloro dell’anno precedente: effettivamente, il campionato parve dipingersi di rosso già da inizio stagione, finchè durante il secondo giro del GP del Nurburgring la Ferrari di Lauda sbandò in una curva a sinistra, andando a sbattere contro la roccia posta in uscita e carambolando in mezzo alla pista, ormai in fiamme, dove venne centrata da altre due vetture che sopraggiungevano. I due piloti, con l’aiuto di un terzo pilota fermatosi per prestare soccorso (Andrea Merzario), riuscirono a strappare Lauda dalle fiamme e lo consegnarono alle cure dei medici, che riuscirono a stabilizzarlo e di riprendere presto vigore, grazie soprattutto alla smaniosa voglia di Lauda di tornare in pista. Hunt approfittò dell’assenza dell’austriaco (peraltro durata soltanto tre gran premi) per accorciare le distanze in classifica generale, ma fu costretto nuovamente a cedere terreno al riento di Lauda in pista, avvenuto in occasione del Gp d’Italia dopo soli 42 giorni dall’incidente. I colpi di scena si protrassero fino all’appuntamento finale, disputatosi sul circuito del Fuji, dove un violento acquazzone spinse Lauda a ritirarsi alla fine del secondo giro per, a suo giudizio, eccessiva pericolosità della pista: Hunt invece proseguì e si classificò terzo, ottenendo i quattro punti che, a fronte di un distacco di tre punti dalla vetta della classifica, gli consentirono di sopravanzare Lauda e di laurearsi campione del mondo per un punto.

    2. 1981: NELSON PIQUET VS CARLOS REUTEMANN

    Prima di descrivere gli avvenimenti di quell’anno, è opportuno rispolverare un aneddoto che raffiugura un giovane Nelson Piquet che, sfruttando le falle nella rudimentale sorveglianza dell’epoca, riuscì ad infilarsi nel box Brabham (la stessa auto con cui vinse il mondiale 1981) e si fece commissionare qualche faccenda dal capotecnico Murray: quest’ultimo gli permise di pulire il casco di Carlos Reutemann il quale, resosi conto dell’infiltrato, lo liquidò in malo modo con un:“Ragazzo, non sai nemmeno come pulire un casco!”. Il brusco benvenuto non fu certo gradito al brasiliano che nel 1981, a bordo della Brabham, si trovò tra le mani l’occasione di farla pagare a Reutemann, quest’ultimo equipaggiato Williams, in un testa a testa che si protrasse fino all’ultimo gran premio della stagione, in programma a Las Vegas, che vide tra i potenziali pretendenti al titolo anche il francese Jacques Laffite, che però si ritrovò virtualmente campione per non più di qualche tornata. In una gara tormentata dal caldo e dall’usura degli pneumatici, si registrarono l’ultima vittoria in carriera per Alan Jones, il quinto posto di Piquet e, grazie ad un sorpasso proprio all’ultima curva, il sesto posto in extremis di Laffite che relegò Reutemann fuori dalla zona punti e dovette dunque abbandonare i sogni iridati per una sola lunghezza. La delusione fu tale che l’argentino, nel principio della stagione 1982, decise di abbandonare il mondo delle corse e gettarsi nella causa politica, non senza soddisfazioni.

    2. 1994: MICHAEL SCHUMACHER VS DAMON HILL

    Una delle stagioni più tragiche del viaggio della Formula 1 verso la modernità. Segnata da un inizio arrembante di Schumacher (6 vittorie nelle prime 7 gare), da numerosi infortuni nonchè, soprattutto, dalla morte di Roland Ratzenberger e, il giorno dopo, di Ayrton Senna. L’unico pilota in grado di tenere il passo del tedesco fu Damon Hill, britannico, che approfittò delle squalifiche occorse a Schumacher (squalificato per ben 3 gran premi) per rimontare, e giungere all’ultimo appuntamento sul circuito di Adelaide con un solo punto di ritardo. La gara vede senza sorprese i due rivali per il titolo scappare dal gruppone, con Schumacher primo e Hill a ruota: nel corso del 36° giro, il tedesco sbagliò la frenata ed urtò il muretto esterno, rientrando in pista proprio mentre Hill, alla ricerca dell’incrocio di traiettoria, lo stava per infilare. Non si sa quanto volontariamente, Schumacher chiuse veementemente la porta e partì per la tangente contro le barriere, mentre Hill si ritrovò una sospensione piegata e si ritrovò nonostante una sosta ai box impossibilitato a proseguire. Le polemiche sulla condotta di Schumacher furono numerose, ma alla fine la commisione dichiarò regolare la mossa, confermò l’ordine di arrivo e fece sì che il punto di distacco venisse mantenuto anche a stagione conclusa.

    2. 2007: KIMI RAIKKONEN VS LEWIS HAMILTON

    La Formula 1, alla prima stagione senza Schumacher, rischiava di perdere fascino: non fu affatto così, grazie alla McLaren (con il campione del mondo in carica Alonso e il novellino Hamilton) e alla Ferrari (pressochè solo con Raikkonen) che animarono la stagione fino all’ultima corsa. Da segnalare, in un campionato in pista sostanzialmente equilibrato, la controversa spy-story ai danni della Ferrari e relativo decorso giudiziario, da cui la Mclaren uscì sostanzialmente indenne dovendo pagare soltanto con l’esclusione dal campionato costruttori. Alla fine della terzultima gara il campionato sembrava saldamente in mano a Hamilton, o quantomeno al team di Woking, ma avvenimenti inaspettati resero in pista la giustizia che, probabilmente, non era stata fatta in tribunale. Nel gran premio decisivo, in Brasile, Hamilton fu vittima della concitazione iniziale e avviò il launch control al settimo giro, sprofondando in coda al gruppo (anche per colpa di una sosta forse non indispensabile) senza riuscire a rimontare oltre il sesto posto. Nel frattempo le due Ferrari si involarono in testa, seminando il terzo pretendente (Alonso) tagliato matematicamente fuori dalla lotta con Raikkonen per la presenza di Massa, che si era lasciato sfilare dal finlandese in occasione della prima sosta. La classifica finale vide dunque Raikkonen precedere di un solo punto il duo McLaren, anche se va ricordato che avrebbe conservato la leadership anche qualora l’arrivo fosse stato a pari punti, per via del maggior numero di vittoria.

    2. 2008: LEWIS HAMILTON VS FELIPE MASSA

    L’inglese della McLaren era chiamato a riscattare la debacle degli ultimi due gp del 2007, e non tradì le aspettative vincendo la gara inaugurale tenutasi come da tradizione a Melbourne. Nonostante alcune belle vittorie (una su tutte sotto il diluvio di Silverstone) non fu irresisitibile quanto lo era stato nella stagione del debutto, e lasciò che la Dea Bendata infierisse sul pretendente al titolo Massa, vittima di due episodi memorabili e, a onor del vero, di qualche errore imperdonabile. Giunti a Interlagos nella stessa identica situazione dell’anno precedente (con l’unica eccezione di un Alonso non in grado di lottare per il titolo vista la Renault che guidava), parve ripetersi l’incubo di Hamilton: sotto una pioggia incalzante l’inglese dovette cedere il passo a vari outsider che, con Felipe stabilmente primo, lo relegavano in sesta posizione, ovvero virtualmente vicecampione in favore del brasiliano, a causa delle maggiori vittorie di quest’ultimo. Una leggera pioggerella caduta negli ultimi giri scombussolò ulteriormente le carte in tavola, ma all’ultima curva dell’ultimo giro Hamilton riuscì ad infilare Glock (rimasto sulle slick e alle prese con una vettura inguidabile) e ad agguantare la quinta posizione che, a conti fatti, gli garantirono un punto di vantaggio su Felipe, al cui box e pubblico già in festa spettò una cocente delusione

    MANUEL CASALI