F1 News, i piloti con più pole position nella storia della Formula 1

La classifica dei piloti di Formula 1 che hanno conquistato il maggior numero di pole position. Lewis Hamilton potrebbe diventare presto il migliore di questa speciale classifica.

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    Scopriamo quali sono i piloti con più pole position nella storia della F1. Vero è che la gara è la domenica, ma da sempre nel magico mondo della Formula 1 c’è chi ha sempre fatto la differenza fin dal sabato in qualifica. In annate e circuiti dove sorpassare diventava più un’impresa che un’abilità, ritrovarsi nella prima casella in partenza poteva fare la differenza tra una fuga solitaria o una gincana tra macchine più lente. Ma quali sono stati i piloti che hanno conquistato il maggior numero di volte la pole position in carriera? Ripercorriamo ora i campioni che negli ultimi 50 anni si son trovati, per il maggior numero di volte, a partire dalla casella numero 1 della griglia di partenza.

    Michael Schumacher

    Un pilota cui siamo particolarmente vicini in questo momento che ha segnato vent’anni di automobilismo nella sua massima categoria. Debuttò a Spa nell’agosto del 1991 grazie ad un magheggio del suo manager, che per appoggiarne la candidatura sostenne che il giovane tedesco conoscesse la pista: in realtà Michael su quella pista non aveva mai girato, ma ciò non gli impedì di mettersi alle spalle blasonati campioni già nelle prime qualifiche. Passato alla Benetton nel 1992, con la supervisione di Flavio Briatore fu protagonista di una rapida ascesa fino al 1994, anno in cui tra squalifiche, penalità e sportellate si portò a casa il primo Mondiale. Dopo essersi ripetuto nell’anno successivo decise di sposare la causa Ferrari, colori con i quali vinse l’inimmaginabile: dopo un paio di stagioni sfortunate, nel 2000 riportò il titolo iridato a Maranello dopo 21 anni in una domenica di ottobre che, per il popolo italiano, fu indimenticabile. Gli anni successivi (2001-2004) furono sostanzialmente un monologo rosso, senza dimenticare l’annata 2006 in cui una prima parte di stagione fallace (e molta sfortuna nel proseguo) gli impedirono di ipotecare anche l’ottavo mondiale. Ritiratosi a fine anno, fece rientro nel circus nel 2010 coi colori della Mercedes, scuderia che però non seppe dargli una vettura adeguata e con cui, nei tre anni di rientro, conquistò una bellissima Pole nel Gp di Monaco del 2012. Purtroppo, si trattò di una Pole teorica, dovendo scontare 5 posizioni di penalità in griglia per l’incidente con Bruno Senna causato nella gara precedente; problemi idraulici lo avrebbero comunque costretto al ritiro il giorno seguente. Nel complesso conquistò 68 pole position.

    Lewis Hamilton

    Lewis Hamilton è fermo a quota 67 pole position. Quel numerino accanto al suo nome è relativo poiché, visto il suo stato di forma, è destinato a mutare forse già nel prossimo weekend di gara. Arrivato nel circus da perfetto sconosciuto nel 2007, dimostrò subito grande talento (e inesperienza) riuscendo a guidare la classifica del mondiale per la maggior parte della stagione e a buttarlo via quando ormai sembrava saldamente nelle sue mani. In una Formula 1 dove i rapporti di forza variavano di anno in anno, la sua carriera non fu compromessa solo grazie alla Dea Bendata che nel 2008 , più che accompagnarlo, perseguitò il suo rivale al titolo Massa. Dal 2009 al 2011 visse una parentesi avara ma non priva di soddisfazioni, a causa di una McLaren non certo all’apice del campionato; quando finalmente a Woking partorirono una monoposto da far invidia alla concorrenza (2012), si riversarono su di lui una serie di sfortunati eventi che oltre a tagliarlo fuori dalla lotta per il titolo lo spinsero nel 2013 ad accettare la scommessa Mercedes, già in fase di profondo sviluppo e che dal 2014 gli ha consegnato una monoposto quasi impeccabile. Da sempre uno dei piloti più carismatici del circus, da quest’anno sembra aver anche implementato la sua bravura al sabato, che nel 2014 era stata la sua unica vera pecca. Fermatelo!

    Ayrton Senna

    Sbarcò in Formula 1 nel 1984 con la Toleman dopo aver monopolizzato le serie minori in cui si era ritrovato a gareggiare, arrivando a testare, nel solo 1983, Williams, McLaren e Brabham: si distinse subito per talento e sensibilità di guida, tanto che con la modesta vettura che guidava riuscì a sfiorare la vittoria in occasione del tempestoso GP di Monaco e ad ottenere altri due podi nel corso della stagione. Ingaggiato dalla Lotus per l’anno successivo, non tradì le aspettative riportando la vettura nero-oro al successo già alla seconda uscita, anch’essa sotto il diluvio; gli anni nella ex- scuderia di Chapman misero in luce tutto il suo talento e la sua ferocia nel giro secco. Passato nel 1988 in McLaren-portando in dote i motori Honda – vide accendersi la rivalità col più esperto compagno di squadra Prost che dovette soccombere alla bravura di Senna, capace dunque di aggiudicarsi il titolo alla prima occasione utile e di iniziare una serie di pole position consecutive (8) che terminò nella stagione successiva. Il duello col compagno si ripropose senza sorpresa anche nel 1989, però con esito molto meno diolomatico;giunti alla penultima uscita stagionale a Suzuka Senna si ritrovò con l’assoluta esigenza di vincere entrambe le gare restanti e tento’ dunque un affondo a Prost alla chicane del triangolino: il francese chiuse la traiettoria e, per via del contatto che ne scaturì, fu costretto al ritiro mentre il rivale brasiliano, grazie all’aiuto dei commissari, riuscì a ripartire tagliando la chicane. Prost non gradì affatto la mossa e sporse reclamo contro la condotta dell’ormai odiato compagno, vincendolo e, congiuntamente, garantendosi il mondiale; l’epilogo della stagione lo spinge comunque ad abbandonare la McLaren per la meno competitiva Ferrari con cui, inaspettatamente, fu protagonista di un bel testa a testa ancora con Senna e, ancora una volta, i giochi si decisero a Suzuka. Senna conquistò la pole ma, per un magheggio dell’antisportivo Balestre (francese come Prost) , fu forzato a partire dal lato sporco della pista venendo pesantemente penalizzato nei primi metri di gara;se ne avvantaggio’ proprio il francese che alla prima curva aveva già sopravanzato Senna con mezza vettura: fu al quel punto che egli decide di vendicarsi dell’anno precedente andando a speronare Prost causando il ritiro di entrambi e, in definitiva,riprendendosi il maltolto, ovvero il proprio secondo mondiale. Il 1991 rappresentò invece un anno di incrocio di valori in campo: la Ferrari precipitò, la Williams si trovava nella fase iniziale di un processo di risalita e la McLaren, a sua volta, stava testando il nuovo V12. Senna si aggiudicò il titolo grazie ad una prima parte di stagione da protagonista mentre, come previsto, nella seconda metà iniziò a materializzarsi la supremazia Williams che rese di fatto impossibile ripetersi nel 1992. Il 1993 vide il progressivo logorarsi del rapporto col team che comunque si risolse bene : Senna riuscì a vincere il quinto GP di fila a Monaco e a conquistare le ultime due vittorie della stagione (nonché della propria vita); va ricordato come in occasione del GP d’Australia abbia invitato Prost -giunto secondo ma campione del mondo- a festeggiare con lui sul gradino più altro. L’anno successivo poté accasarsi in Williams grazie al ritiro dalle corse di Prost, ma l’avvio fu tutt’altro che idilliaco, come era stato invece pronosticato: la Benetton di Schumacher si aggiudicò tutte le prime uscite, tra cui il GP di San Marino in cui Ayrton perse la vita: son state fatte molte ipotesi sulla causa dell’incidente, c’è chi non s’è comportato in modo del tutto trasparente, c’è chi sostiene che senza quel puntone nel casco la storia della Formula 1 sarebbe stata profondamente diversa. Il brasiliano si fermò a 65 pole position.

    Sebastian Vettel

    Di lui s’è detto di tutto e di più, inclusi certi paragoni con Schumacher che, a volte, paiono davvero inopportuni. Debuttò nel GP di Indianapolis del 2007 per sostituire l’infortunato Kubica facendosi notare per il miglior tempo nelle libere, tanto da essere chiamato dalla Toro Rosso per concludere la stagione e per militare con loro nel 2008, anno in cui si impose sotto il diluvio di Monza dopo una pole position e una gara impressionante, pur con una vettura modesta. Come prevedibile l’anno seguente venne promosso nel team ufficiale, cogliendo in Cina (ancora una volta sotto il diluvio) la prima vittoria della stagione che non fosse targata Brawn GP e fu l’unico a tener aperto il mondiale contro una macchina, ricordiamolo, irregolare. Nel 2010 disputò una stagione costellata di errori e incidenti più che evitabili fino alla terzultima gara in cui, a conti fatti, sembrava tagliato fuori dalla corsa per il titolo; grazie ad una vittoria nell’ultimo appuntamento di Abu Dhabi e al simultaneo harakiri della Ferrari riuscì a sopravanzare Alonso di soli 4 punti,sufficienti però per garantirsi il mondiale a soli 23 anni, diventando dunque il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1. Per curiosità, fu tra i privilegiati che non s’erano mai trovati in testa al mondiale fino alla conquista del titolo. È però a partire dal 2011 che iniziò la vera era di Vettel e della Red Bull, un aeroplano a quattro ruote che, grazie al genio del progettista Newey, si dimostrò imbattibile in gran parte dei tracciati del pianeta; il mondiale arrivò anche nel 2012 nonostante un inizio decisamente al di sotto delle aspettative e un’ultima gara al cardiopalma: sotto pressione, la sua partenza fu fallace e nelle prime fasi di gara un arrembante Bruno Senna centro’ la sua Red Bull che, incredibilmente, resse l’impatto e gli consentì di giungere sesto, piazzamento che gli valse tre punti di vantaggio su Alonso e il terzo alloro. Il 2013 fu il suo anno d’oro grazie ad una formidabile ultima parte della stagione in cui conquistò nove vittorie in altrettante gare, che gli consentirono di eguagliare il record di vittorie stagionali (13) che era un’esclusiva di Schumacher dal lontano 2004 e di portare a casa il quarto mondiale consecutivo, ponendosi tra i più grandi della storia della Formula1. Il rimescolamento dei valori in campo dettato dalle regole 2014 ha disintegrato la supremazia della casa austriaca e esaltato il talento del suo giovane compagno di squadra Ricciardo da cui, a conti fatti, é stato surclassato; queste e altre ragioni (una su tutte il sogno mai nascosto di correre con la Ferrari nell’arco della propria carriera) han portato al matrimonio con la Rossa. Come per Hamilton, essendo ancora in attività, il suo numero di pole position potrebbe aumentare nei prossimi anni. Attualmente è a quota 47.

    Jim Clark

    Di nobile estrazione sociale, nel corso della sua troppo breve carriera in Formula 1 fu al volante della sola Lotus, scuderia in cui venne lanciato nel 1960 dallo stesso Colin Chapman. Fin dal 1961 si fece notare per la propria sensibilità di guida talmente leggendaria da fruttargli il soprannome di Jim25, nato dall’unione tra il nome del pilota e quello della macchina (Lotus 25), arrivando a sfiorare il titolo nel 1962. La sua carriera sbocciò nel 1963 grazie a sette vittorie su dieci gare ma, soprattutto, alla conquista del titolo col massimo punteggio conseguibile grazie al sistema degli scarti che vigeva ai tempi; pur dovendosi accontentare del ruolo di pretendente nella stagione successiva, bissò l’en-plein nel 1965 e trionfò pure nella 500 Miglia di Indianapolis, record tuttora ineguagliato. Dal 1966 la Lotus fu una delle vittime più illustri del cambio regolamentare, con problemi connessi al motore che perdurarono fino al 1967 consentendogli di raccogliere non più di qualche vittoria; nel 1968 sembrò che la musica fosse finalmente tornata melodiosa per il team di Chapman, ma dopo il primo successo stagionale il trentaduenne Clark morì in seguito ad un terribile incidente durante il Gp di Hockenheim di Formula 2. Nel complesso partì dalla casella numero 1 per 33 volte.

    Alain Prost

    Detto “il professore” per l’attenzione maniacale che dedicava alla messa a punto della sua vettura, fu una piacevole sorpresa già dalle prime gare disputate nel 1980 con la McLaren; le sue prestazioni convinsero la Renault a proporgli un contratto per l’anno seguente, in cui ottenne in successione il primo podio e la prima vittoria, dimostrandosi globalmente più competitivo del compagno di squadra Arnoux. Nonostante un inizio di stagione promettente si vide soffiare il titolo 1983 all’ultima gara e, a seguito di vari screzi col team, rescisse il contratto con francesi per tornare in McLaren dove si ritrovò come compagno Niki Lauda, cui andò il mondiale per solo mezzo punto sul francese. Il riscatto arrivò puntuale già nel 1985, in cui si laureò campione dopo una bella lotta lunga una stagione con Alboreto su Ferrari, e nel 1986, in cui la Williams, benché più performante , non seppe gestire i piazzamenti di Piquet e Mansell; tale miracolo non si ripeté l’anno seguente, che segno’ comunque un importante tassello della carriera di Prost : grazie alla vittoria nel GP di Portogallo infranse il record di vittorie di Jackie Stewart che resisteva addirittura dal 1973. Il 1988 fu un monologo della scuderia di Woking che, grazie ai motori Honda dovuti all’approdo di Ayrton Senna, conquisto’ 15 gare su 16: il giovane brasiliano ebbe la meglio sul professore grazie alla regola degli scarti che gli fece terminare la stagione con un distacco di 3 punti dal rivale. L’anno seguente la lotta si ripresento’ con gli stessi protagonisti, ma l’epilogo fu decisamente meno diplomatico: giunti alla penultima gara della stagione sul circuito di Suzuka, quando Senna ( che aveva assoluta necessità di vincere per mantenere vive le speranze iridate) tento’ l’affondo su Prost venne chiuso dal francese, che fu costretto al ritiro. Il rientro in gara di Ayrton comportò il taglio dell’ultima chicane e gli costo’, con molte e legittime polemiche, il piazzamento e dunque il mondiale. Arrivati al capolinea Prost dette il benservito alla McLaren accasandosi alla Ferrari in ottica 1990, stagione in cui si mantenne viva un’insperata lotta per il mondiale, che ancora una volta si decise a Suzuka: per protesta contro una ridicola decisione della direzione gara Senna decise di speronare Prost in partenza, forzando entrambi al ritiro e garantendosi il mondiale. Dopo un 1991 avaro di soddisfazioni, il Professore si prese un anno sabbatico per poi tornare nel 1993 coi colori della Williams con cui riuscì a vincere il mondiale. Successivamente si diede alle telecronache e sul finire del secolo fondò una propria scuderia che però fallì. Il suo bottino in qualifica fu di 33 pole position.