F1 News, le verità di Domenicali: “In Ferrari manca serenità”

Formula 1: Stefano Domenicali annuncia che in autunno inizierà una nuova carriera professionale e racconta alcuni dei suoi retroscena sulla Ferrari

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    intervista turrini domenicali su ferrari f1 2014

    Dopo Aldo Costa e Luca Marmorini, prosegue la saga delle interviste di Leo Turrini ai licenziati di casa Ferrari dopo i fallimenti delle ultime stagioni di Formula 1. Stavolta è il turno dell’ex numero 1: Stefano Domenicali. Intercettato alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, l’imolese ha raccontato la sua versione dei fatti non disdegnando qualche retroscena curioso sulla sua lunga carriera da fedele servitore del Cavallino Rampante.

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    I problemi della Ferrari di oggi

    “Io mi sono assunto le responsabilità di un fallimento quindi non ha senso per me, adesso, pontificare – ha ammesso Stefano DomenicaliE’ andata così, non doveva andare così, mi dispiace”. L’ex team principal della Ferrari ha spiegato che in autunno inizierà una nuova avventura professionale dopo che, passati alcuni mesi lontano dallo stress di un lavoro di grande responsabilità come il suo, ha potuto assaporare i piaceri della vita quotidiana. “Della Ferrari dico solo questo - ha aggiunto – da innamorato della squadra e facendo anche autocritica, se qualcuno vuol capire: non sarebbe male recuperare la serenità all’interno, perché abbiamo visto gente in gamba che altrove ha avuto modo di dimostrare il proprio talento”.

    Schumacher inarrivabile, su Alonso dette falsità

    Smaltito il capitolo dell’attualità Ferrari, Domenicali non fa fatica a pescare nella valigia dei ricordi vista la lunga militanza nella Scuderia:“Il pilota con il quale ho avuto il rapporto migliore è stato certamente Michael Schumacher. Lui era formidabile perché il suo contributo non si esauriva nell’eccezionale talento al volante. Aveva la capacità di non esternare mai il suo malessere, quando le cose in pista non funzionavano. In privato, nel team, sapeva essere anche molto severo, persino spietato. Ma fuori era sempre il primo a difendere la squadra”. E su Alonso aggiunge:“Non è vero che Alonso aveva un rapporto difficile con me o con la scuderia. Fernando è una bella persona e lo dico con franchezza. Magari talvolta una sua parola viene tradotta male, ma non è mai stato negativo nei confronti della squadra, della Ferrari. E’ stato anche sfortunato, siamo anche stati sfortunati. Abbiamo pagato per i nostri errori, però se avessimo vinto un paio di titoli, ecco, nessuno avrebbe potuto contestarli”. Ultima citazione è per Raikkonen:“E’ diversissimo da Fernando, ma io lo trovo adorabile. Sono orgoglioso di averlo riportato a Maranello. Mi dispiace di non aver garantito a lui e a Fernando la macchina che meritavano”.

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    Cosa succede in questo 2014?

    Secondo Domenicali, per quanto la battaglia quest’anno possa essere spietata, non sarà Ricciardo a beneficiare della rivalità tra Hamilton e Rosberg. La superiorità della Mercedes è schiacciante. “Lewis deve stare attento alla sindrome di Paperino, se cede alla tentazione di considerarsi il parente povero della famiglia si inguaia. Nico dovrà sopportare, sin da Monza, una pressione enorme, per quello che è accaduto recentemente”, ha commentato ribadendo quale sia la filosofia che regna in Ferrari, vale a dire che l’interesse del team prevale sempre. “Io cercavo sempre di chiarire le cose in anticipo, ad esempio nel 2010 per l’ordine dato a Massa in Germania, esisteva una gerarchia determinata il sabato sera, non ci fu nessun colpo basso all’ultimo momento”. Domenicali ha anche una sua idea sulla crisi di pubblico che sta vivendo la Formula 1 oggi:“Io continuo a guardarla, credo non sia uno spettacolo in crisi. Esiste un problema di rapporto con le nuovissime generazioni. Chi ha meno di vent’anni difficilmente si incolla alla tv o al computer per un evento che dura quasi due ore. Credo che l’automobilismo debba evolvere verso le nuove forme di comunicazione, senza rinnegare la sua storia”.

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    Irvine e quella volta a Suzuka

    L’ultima citazione storica tocca all’indimenticato Irvine:“Eddie m piaceva perché era un numero due che sapeva di essere un numero due e da numero due si comportava. Nel 1999 ebbe l’occasione di diventare campione ed è ridicolo sostenere che come Ferrari scegliemmo di farlo perdere. Anzi, guarda, la verità è che a Suzuka, nella gara decisiva, se Irvine fosse stato all’altezza delle sue capacità, che non erano poche, il mondiale lo avrebbe portato a casa. Ma, per la prima e credo unica volta nella sua carriera, si fece divorare dalla tensione… il sabato notte non chiuse occhio e non c’erano donne nella sua camera!”. No, quella volta, no…