F1 News: i motori più potenti della storia [FOTO]

F1 News, I motori più potenti della storia della Formula 1. Le Power Unit delle scuderie di Formula 1 che hanno scritto la storia del campionato [FOTO]

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    La Formula 1 é sempre stata teatro d’avanguardia dove i progettisti amano mettere sulla vetrina più prestigiosa le loro creazioni più efficienti. Guai però fermarsi all’apparenza: sotto studiatissime linee e livree batte il cuore di quelle creature, ciò che muove vetture che altrimenti sarebbero solo curiose lamiere da oggettistica. Il motore, o Power Unit che dir si voglia, è spesso stato la determinante della fortuna (intesa come vox media) di una monoposto: abbiam dunque deciso di raccontarvi sei degli innumerevoli motori che hanno mai spinto una vettura del circus. Girate le pagine per scoprire i motori più potenti della storia della Formula 1.

    BMW M12/13

    Introdotto nel 1982, vide la luce solamente un anno prima sulle basi di una creatura vecchia di vent’anni, ovvero l’M10; la sua fortuna è racchiusa in questa presentazione: un progetto relativamente semplice e pulito, su cui inizialmente nessuno avrebbe puntato. E invece, su quel litro e mezzo di cilindrata per centosettanta chili, puntò in primis la Brabham di Bernie Ecclestone in sostituzione dell’ormai datato Ford Cosworth aspirato: fu una scommessa vincente, come dimostra il titolo mondiale conquistato l’anno successivo da Nelson Piquet e la successiva adozione da parte di Arrows, Benetton, Ligier e ATS. Nelle sue evoluzioni, arrivò ad erogare 900 cavalli in gara e 1300 (accreditati, banchi di prova simili non sono alla portata di tutti) in qualifica. Una bestia, insomma.

    FERRARI 032

    Sviluppato a Maranello nel 1986 e derivato-senza troppo sforzo di fantasia-dallo 031, era un propulsore in cui progettisti e tifosi riponevano una grande fiducia dopo che, nel 1985, la Ferrari era stata addirittura in lizza per il mondiale con la McLaren. L’elevatissimo angolo di apertura (120°) consentiva di erogare 890 cavalli in gara e, nella configurazione di qualifica, i cavalli diventavano addirittua 1100. Purtroppo non fu abbastanza affidabile da garantire un certo livello di costanza di prestazioni: si contarono numerosi casi di surriscaldamento, in parte dovuti anche alle ridotte dimensioni dei convettori di raffreddamento.

    HONDA RA168E

    Impossibile non averlo mai sentito nominare, fu il propulsore che permise alla McLaren di dominare la stagione 1988 vincendo 15 delle 16 gare in calendario. Un dominio simile fu possibile soltanto grazie alla sinergia dei due progetti-quello Honda e quello della MP4-4- che permise ai progettisti di sfornare una vettura perfettamente bilanciata a fronte di avversari che invece, alla caotica rincorsa della soluzione vincente, potevano contare su più o meno fallimentari collage di motori e telai. L’angolo di 80° consentiva a questo V6 di erogare 650 cavalli durante la corsa: possono sembrare “pochi”, ma per le specifiche dell’epoca, viste anche le difficoltà che attanagliarono gli avversari, eran più che sufficienti per non lasciare nemmeno la polvere alla concorrenza.

    FERRARI 048

    A molti basta sentirlo nominare per provare nostalgia, ma se non foste tra di loro è doveroso saperne qualcosa. Spinse la Ferrari F399 a conquistare il titolo costruttori che mancava dal 1983 e si rivelò decisivo nel cambio di rotta che la scuderia di Maranello aveva intrapreso sul finire degli anni Novanta. Questo V10 era in grado di sprigionare più di 750 cavalli e di far correre la Ferrari nei rettifili come una scheggia.. Grazie allo sviluppo di un telaio dedicato l’affidabilità complessiva fu più che soddisfacente e la F399 seppe portare a casa tre doppiette nell’arco della stagione, una delle quali addirittura con Mika Salo, subentrato a Schumacher dopo l’infortunio di quest’ultimo al GP di Gran Bretagna.

    Mercedes PU106A Hybrid

    Eccola qui, la meraviglia dei tempi moderni; citiamo la Power Unit del 2014 solo perchè ha dato il via ad un triennio di successi firmati Mercedes. I successi della casa tedesca sono partiti in modo molto semplice. Gli ingegneri hanno preso un semplice foglio bianco, hanno partorito una vettura totalmente nuova capace già nei primissimi shakedown di superare agevolmente i 100 giri al giorno. Conforme ai regolamenti che prevedono V6 di 1600 cm cubici, nella versione 2014 l’azione combinata di motore “tradizionale” e propulsore elettrico consentiva di sfoderare qualcosa come 870 cavalli: altro che moscerini. Da quel giorno è stato un triennio di completo dominio.

    BMW P80

    Il 2000 segna una data importante per la BMW: ha infatti inizio una fruttuosa collaborazione con la Williams che, negli anni precedenti, aveva certamente perso i fasti degli anni d’oro. Figlio dell’era dei V10, il motore del 2001 era una vera e propria bomba che consentì a Montoya e Ralf Schumacher di aggiudicarsi qualche gara fino ad arrivare al 2003, anno in cui la scuderia di Grove si ritrovò in lizza per mondiale piloti e costruttori. Nonostante il ridottissimo peso di 98 kili, questo 3.0 di cilindrata era in grado di tirar fuori dal cilindro la bellezza di 850 cavalli circa.

    MANUEL CASALI