F1, ufficiale: dal 2014 motori V6 turbo da 1.6 di cilindrata

Formula 1: i motori di oggi sono ibridi, ecologici, turbo e di piccola cilindrata! Ecco come siamo arrivati a questo

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    F1, ufficiale: dal 2014 motori V6 turbo da 1.6 di cilindrata

    L’anno 2014 è stato quello della grande svolta: la Formula 1 ha abbracciato i motori di nuova generazione V6 turbo da 1.6 litri di cilindrata. Ciò ha rappresentato una svolta epocale per tante ragioni: innanzitutto ha segnato il ritorno ad una preponderanza della parte meccanica nella prestazione a discapito di quella aerodinamica che ha imperato nei lustri precedenti. In secondo luogo, ma non meno importante, ha sancito la svolta “ecologica” della massima competizione motoristica internazionale con l’affiancamento di un’unità elettrica al classico motore termico. Non a caso si parla ormai di power unit nel suo complesso per andare oltre alla semplice accezione di “motore”. Segui con noi live in diretta la gara del GP Giappone F1 2015 CLICCANDO QUI!

    Come si è arrivati alle power unit V6 turbo 1.6 ibride?

    Ma come siamo arrivati a questi motori 6 cilindri turbo 1.6? La storia è alquanto turbolenta. La FIA, infatti, cavalcando l’onda del downsizing che contraddistingue la nostra epoca, era inizialmente decisa a puntare su qualcosa di ancora più estremo, vale a dire un motore a soli 4 cilindri che avesse veramente delle caratteristiche associabili alle comuni automobili di serie. Non solo, questa unità, con opportune modifiche, doveva essere un progetto tale da essere utilizzato contemporaneamente su varie discipline spaziando dalla F1 al WEC per arrivare addirittura al Rally.

    Rinsavita su tali assurde ipotesi, la Federazione Internazionale dell’Automobile ha accolto le pressioni di alcuni costruttori, Ferrari e Mercedes in primis, ed ha virato i propri progetti su un motore che fosse “solo” per la Formula 1 e che avesse almeno un paio di cilindri in più. Si è così arrivati, trattativa dopo trattativa, a stabilire che la power unit del futuro dovesse essere il V6 turbo 1.6 supportato da uno elettrico così come lo conosciamo adesso (sistema ERS composto da MGU-H + MGU-K dove la K sta per ricordarci che si tratta del ben noto “KERS”) avente voce in capitolo per circa il 25% della potenza complessiva.

    Motori F1: Mercedes prima in pista e nel budget

    Il salto con il passato è stato epocale: fino al 2013, infatti, giravano in pista dei motori aspirati ad 8 cilindri a V da 2,4 litri di cilindrata che avevano come “aiuto” elettrico il solo recupero dell’energia prodotta in frenatadal KERS. Non tutti i costruttori hanno saputo adeguarsi al meglio.

    La Mercedes è stata la più pronta ed ha sfornato una power unit che già nei primi medi del 2014 aveva caratteristiche di potenza, consumi e affidabilità di tutto rispetto. I detrattori dei tedeschi li accusano non solo di aver investito fino al triplo delle risorse dei suoi diretti concorrenti ma anche di aver lavorato negli anni precedenti troppo a stretto contatto con la FIA per decidere le caratteristiche dei nuovi motori, fino a far scrivere un regolamento tecnico che calzasse a pennello sulle loro esigenze.

    La Renault non ha retto il passo ed è sembrata arrivare all’appuntamento del 2014 decisamente impreparata. I francesi hanno inizialmente sottovalutato le difficoltà che avrebbero incontrato e successivamente, presi dall’ansia di recuperare in fretta, hanno commesso errori a ripetizione.

    Discorso diverso per la Ferrari che, invece, ha sbagliato la valutazione di partenza: a Maranello hanno pensato che un’unità meno potente ma anche meno ingombrante avrebbe fatto la differenza dando enormi vantaggi telaistici. La pista ha bocciato sonoramente questo ragionamento pertanto, sfruttando la finestra di sviluppo offerta per il 2015, i tecnici del Cavallino Rampante sono brillantemente riusciti a correre ai ripari andando a ritrovare la potenza mancante.

    Ultima citazione è per la Honda. I giapponesi sono entrati solo nel 2015 (con un anno di ritardo rispetto ai competitors) ma ciò non basta a giustificare il disastro che hanno compiuto. Va ricordato che, grazie alla collaborazione del 2014 tra McLaren e Mercedes, avevano sottomano tutti i segreti della performante power unit tedesca. Nonostante ciò, hanno preferito tenere fede alla loro nota mentalità autarchica, e – anziché copiare – hanno provato ad inventare qualcosa di nuovo eliminando ogni facile premessa. Ad oggi la storia dice questa decisione vale un harakiri.