F1: Williams propone un taglio agli ingaggi dei piloti per ridurre i costi

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    Gp del Bahrain 2012   Il venerdì prima della gara

    AP/LaPresse

    Quando parla, sir Frank Williams non dice mai cose scontate o banali. E il commento sul sito della scuderia inglese stavolta è su uno degli argomenti più discussi: la necessità di ridurre i costi della Formula 1.

    Tra proposte di congelare gli aggiornamenti sui motori, abolizione delle termocoperte, limitazione degli sviluppi nel corso della stagione, Frank Williams ribadisce la sua idea e punta il dito contro gli ingaggi dei piloti. Inoltre, spiega di non aver alcuna voglia di ritrovarsi con delle interferenze esterne e controllori che dicano al suo team cosa e come farlo.

    «Sono contro ogni tipo di interferenza. Non voglio soggetti esterni che si intromettano nel business, che furtivamente controllano questo e quello. Sarebbe come attendere il fisco ogni giorno». Dopo aver sistemato finanziariamente la scuderia, anche grazie agli investimenti targati Venezuela, Frank Williams spiega chiaramente che il suo team «non implora ulteriori restrizioni. Ho detto molte volte che dobbiamo controllare i costi dei piloti». In pratica, anziché limitare sviluppi e intervenire sui budget delle squadre, Williams caldeggia l’ipotesi di un salary cap. Una situazione che andrebbe a scontrarsi negli effetti con quanto auspicato dal presidente della Fia Jean Todt, che nei giorni scorsi ha detto chiaramente come metà dei piloti in griglia paghi per correre ed è una situazione non consona con la massima formula, là dove si pensa di avere i migliori piloti al mondo. Frank Williams, indicando la strada di un salary cap, di fatto apre la porta proprio a chi è in grado di portare sponsorizzazioni e soldi per correre. Mentre sulle disuguaglianze tra le varie squadre, le considera parte del gioco.

    «Ci sono 12 squadre e ciascuna opera in condizioni differenti. Abbiamo diversi team che costruiscono tutto da sé: uno di questi è la Ferrari, che sembra avere una grande quantità di denaro. Ma va bene, sono la Ferrari. Rappresentano il cuore della Formula 1 ed è come dev’essere. A me va bene».

    Infine, il Williams-pensiero si conclude con una prospettiva che è senza dubbio vera, ma aprirebbe scenari inquietanti, basando la selezione dei piloti su elementi diversi rispetto al talento. Il ragionamento torna al salary cap: «So per certo che milioni di uomini quasi ucciderebbero per essere in Formula 1. Sto esagerando, ma la Formula 1 attira a tal punto che solo per farne parte le persone accetterebbero delle condizioni molto più svantaggiose che essere nelle zone basse della griglia di partenza».

    E’ la strada giusta da percorrere? Intervenire sugli ingaggi garantirebbe una selezione di qualità in Formula 1 o ha ragione Jean Todt quando si scaglia contro i piloti con la valigia che tengono in vita i team, tralasciando le loro capacità spesso tutt’altro che brillanti?