Fernando Alonso: Santander mi supporta, non mi raccomanda!

Formula 1: Fernando Alonso risponde alle domande dei suoi follower su Twitter e racconta aneddoti e curiosità sulla sua vita privata

da , il

    alonso, twitter, santander

    Fernando Alonso per la terza volta apre all’affetto dei suoi 800mila follower di Twitter rispondendo ad una piccola ma significativa parte delle oltre 12mila domande che gli sono state rivolte. Sono molti gli aspetti interessanti affrontati dal pilota Ferrari che usa il suo profilo @alo_oficial con sempre maggiore entusiasmo e convinzione. Tra gli argomenti degni di essere riportati, citiamo il suo rapporto con Santander (“pagare per guidare è diverso che essere pagati per farlo”, ha scritto su www.ferrari.com e www.fernandoalonso.com), con la famiglia, con i giornalisti, con i tifosi, con il proprio ingegnere di pista. Ha, inoltre, spiegato cosa significhi il gesto con le mani a “papera” che fa dopo ogni vittoria e, tra le tante curiosità, ha rivelato una sua ambizione: disegnare un circuito di Formula 1.

    Alonso: “Santander mi paga per guidare, non paga per farmi guidare”

    La precisazione è quanto mai opportuna. Fernando Alonso risponde con chiarezza a chi gli chiede se si senta come un pilota pagante per via del supporto ricevuto dallo sponsor Santander. “Questo è uno sport con budget molto alti e ai piloti si richiede molto di più che semplicemente essere competitivi al volante – buona parte del tempo viene trascorso tra incontri promozionali e affini – Nella Formula 1 i piloti rappresentano l’immagine del team e dei suoi sponsor; migliori sono gli sponsor, migliore è il team. Fortunatamente, anno dopo anno, gli sponsor sono sempre molto interessati a questo sport e al team di cui faccio parte. Pagare per guidare è diverso che essere pagati per guidare… no??” Il due volte iridato sa bene quanta fatica ha fatto per emergere provenendo da una nazione che non ha grande tradizione in Formula 1:“Dodici anni fa, la F1 in Spagna era una cosa strana, non c’erano molte categorie junior, poche gare di kart…e per qualcuno delle Asturie era ancora più difficile. L’esempio migliore è il mio grande amico Antonio García, uno dei talenti migliori che la Spagna abbia…eppure guarda, io ce l’ho fatta con tanta fortuna ma lui no. Ha vinto tutto al di fuori della Formula 1 e si è dimostrato il grande pilota che è”, ha aggiunto.

    Quanto e come si parla con gli ingegneri

    “Descrivo le sensazioni che provo quando guido la macchina in alcuni angoli, come frena, come aderisce, come curva. A volte, ricordandosi vecchie sensazioni e cambiamenti, riesci a dire al tuo ingegnere cosa hai cambiato nella macchina l’ultima volta che hai sentito la stessa sensazione”, ha scritto Alonso raccontando del suo modo di lavorare con gli ingegneri nel momento in cui c’è da trovare il giusto assetto sulla macchina. Interessante è anche il rapporto che c’è con Andrea Stella durante la gara:“In condizioni normali, lui parla con me due volte per giro e io parlo con lui una volta ogni due o tre giri…ma le condizioni normali non durano molto. Cerchiamo di metterci d’accordo sulle decisioni per la gara, il ché significa che dobbiamo parlare parecchio”. Le decisioni sono prese giro dopo giro e sempre condivise tra pilota e muretto al 50 e 50:“Loro hanno tutti i dati, i numeri e un piano in mente. Ogni tre o quattro giri aggiustano il tiro in base alle sensazioni del pilota e ai comportamenti della macchina”.

    Gesto della papera dopo la vittoria e frecce sul casco

    Avete presente quel gesto con le mani che fa Alonso (come a mimare il becco di una papera) durante il giro di rientro al termine di un Gran Premio vinto? Ecco svelato cosa rappresenti. Tutto è cominciato molti anni fa con un programma Tv per bambini che il pilota guardava:“Il protagonista faceva sempre questi gesti. Col tempo sono diventati un modo per salutare mia nonna, ogni volta che andavo in aeroporto verso una nuova gara mi diceva: “ricordati di dirmi ciao se vinci!”. Da allora l’ho sempre fatto… e continuerò a farlo ogni volta che avrò l’occasione di vincere ancora”. Sempre in tema di ricordi d’infanzia, Alonso ha spiegato il significato delle frecce presenti sui suoi caschi:“E’ una cosa è nata da un regalo di Natale che ho ricevuto da bambino. Il pilota del giocattolo che mi avevano regalato aveva delle frecce disegnate sul casco. Misi delle frecce simili sul mio casco da kart e da allora ho sempre corso con quelle frecce”.

    Il futuro: disegnare un circuito, avere un team d F1, fare il talent scout…

    “In molti mi chiedete del futuro - ha scritto Alonso - Farò un team mio? Perché no? Sarebbe una bella avventura! Ma se Bernie me lo permettesse, vorrei disegnare un circuito proprio come la pista di kart che ho progettato ad Oviedo e che aprirà a breve”. L’asso delle Asturie è molto legato alla sua terra. Il circuito di kart è un modo per dare a tanti giovani talenti in erba la possibilità di mettersi alla prova. A tal proposito, secondo il pilota Ferrari, sono queste le doti per diventare dei grandi:“1. Riflessi, 2.Intuizione, 3.Fortuna, 4.Coraggio, 5.Esperienza”. Dopodiché:“Si deve cominciare nei kart e divertirsi: se inizia a sentirsi costretto ad ottenere dei risultati allora non funzionerà! E’ una partita: se funziona, allora ce la farà senza forzature, grazie al suo talento”, ha scritto ad un genitore che voleva spingere il figlio a tentare la via della pista.