Fernando Alonso: un malato di vittorie

Intervista esclusiva a Fernando Alonso da parte di Pino Allievi della Gazzetta dello Sport

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    Quello che esce dall’intervista di Pino Allievi sulla Gazzetta dello Sport è un Fernando Alonso mostruosamente motivato e focalizzato sull’unico obiettivo che conta: la vittoria. Il pilota Ferrari, dopo aver passato un’oretta sul sito Ferrari per la videochat con i tifosi collegati da tutte le parti del mondo, si è concesso ad uno dei più importanti giornalisti italiani di Formula 1 raccontando, cosa rara, molte cose sulla sua vita privata e sulla sua persona. L’occasione è stata ghiotta per conoscere meglio l’uomo più che il campione e scoprire il suo segreto: una determinazione fuori dal comune.

    FERNANDO ALONSO. Non lo troverete spesso parlare di sé, della sua famiglia, della sua infanzia e dei suoi sogni. Nell’impresa c’è riuscito Pino Allievi che ha presentato Fernando Alonso al pubblico italiano come una persona prima che come un campione. Non a caso, i passi più importanti dell’intervista citano gli affetti personali del fenomeno delle Asturie. Su tutti il padre, un uomo che ha lavorato a fianco del pericolo tutti i giorni, ma non come un eroe moderno della velocità bensì dentro ad una miniera:“Preparava esplosivi per le miniere - ha spiegato Alonso – Ci furono un paio di esplosioni nei depositi della ditta in cui lavorava e morì della gente. Ma da bambino non avevo la percezione del rischio”. Per uno abituato a correre a 300 all’ora, il pericolo al volante è soprattutto fuori dalla pista:“Mi spaventa di più quello nel traffico – ha aggiunto – Anche se, prima della partenza l’emozione viene fuori, in quanto è il momento in cui metti in gioco le aspettative tue e della squadra. Poi, dopo 5-6 giri, lo stress si azzera”. Il segreto delle vittorie dell’ex pilota Renault, comunque, sta nel carattere estremamente competitivo:“Anche mangiando un dessert devo finire prima degli altri - ha raccontato – Quando ero ragazzino e tornavo da scuola accompagnato da mia mamma, facevamo le gare a piedi, semaforo dopo semaforo. E lei era costretta a farmi vincere per evitare che facessi i capricci. Ero un disastro!”. Altro punto di forze dello spagnolo che lo accomuna con i più grandi nomi di questo sport è la maniacale attenzione per i dettagli:“Da sempre. Annoto quello che provo, i cambiamenti sulla macchina e le mie osservazioni. Ho scritto delle note che leggo prima di ogni gara, i dubbi generano tensione. L’adrenalina e lo stato di ansia di quei momenti sono l’anticamera dell’errore”.

    F1 2010. La nuova avventura 2010 di Fernando Alonso si chiama Ferrari. Un nome, un mito:“Tradizione, coesione, passione. Sin dal primo giorno a Maranello ho visto che anche chi monta lo specchietto retrovisore lo fa con lo stesso impegno come se fosse la macchina sua. C’è sentimento, cuore”. E’ stato il padre il primo a mettergli in testa l’idea Rossa. Anche la moglie, la cantante Raquel del Rosario con la quale fa sapere di condividere tutte le scelte importanti, l’ha presa bene. Il primo vero contatto con Maranello, può finalmente spiegare l’asturiano, è tutto sommato recente:“La scorsa estate, quando si parlò di una possibilità per il 2010. Prima discutevamo sul 2011, era una cosa lontana”. La stagione che sta per cominciare conta un numero inedito di pretendenti al titolo. “Massa, Hamilton, Button, i due della Red Bull e Schumacher che non pensavo che sarebbe rientrato - fa la conta dei nemici spiegando che alla fine vincerà quello con più testa – I migliori dieci piloti sono divisi da inezie, se escludiamo macchina, gomme e team. Prevale chi riesce a far emergere il 100% delle proprie qualità. C’è gente che usa il 93% del talento, altri il 97%: se uno tira fuori il 99% per 19 gare, diventa campione del mondo”, ha osservato.