Ferrari, la maledizione dell’ultima gara

Felipe Massa, Eddie Irvine, Michael Schumacher, René Arnoux

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    Cosa hanno in comune Felipe Massa, Eddie Irvine, Michael Schumacher, René Arnoux. Niki Lauda e Clay Regazzoni?

    Nella storia moderna della Formula 1, cioè quella degli ultimi 40 anni, sono stati vittime del tabù Ferrari. In questo periodo, infatti, solo in 2 volte su 10 casi un pilota di Maranello è riuscito a vincere il mondiale quando è arrivato a giocarselo nell’ultima gara della stagione.

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    1974, Clay Regazzoni. GP degli USA a Watkins Glen, New York.

    Regazzoni e Fittipaldi si presentano con gli stessi 52 punti nel Gran Premio conclusivo a Watkins Glen. Reutemann parte in pole e vince davanti al compagno Carlos Pace. Sul podio sale anche Hunt menter Fittipaldi non va oltre il quarto posto ma riesce lo stesso a regalarsi e regalare alla McLaren i primi titoli piloti e costruttori della sua storia. Clay Regazzoni, infatti, dopo pochi giri è già fuori dai punti e in battaglia, più che con gli avversari, con seri problemi di guidabilità della sua Ferrari. Per lo svizzero non ci saranno più altre occasioni di rifarsi.

    1976, Niki Lauda. GP del Giappone, Fuji Speedway.

    Se il mondiale del ’74 fu perso per problemi alla macchina, quello del ’76 non è mai arrivato a Maranello a causa del pilota. Il 1976 è l’anno del tragico incidente del vecchio Nurburgring nel quale Niki Lauda viene avvolto dalle fiamme, restando per sempre sfigurato. Il pilota salta le successive due gare ed affronta le ultime quattro ancora traumatizzato per l’accaduto. Il binomio che aveva furoreggiato fino al GP di Germania, quindi, raccimola da quel momento in poi soltanto 7 punti portando il totale a 68. Sono ben 44, invece, i punti conquistati da James Hunt nello stesso periodo. Il pilota della McLaren arriva all’ultima gara a quota 65, dietro di sole 3 lunghezze. Il giorno del GP un diluvio investe il tracciato ed i piloti, inizialmente tendenti a non gareggiare, vengono costretti da Ecclestone a prender parte alla corsa che, nel frattempo, ha subito un ritardo di due ore. A Lauda bastano due giri in quell’inferno per rivedere stampati davanti i propri fantasmi. La paura è troppa per l’asso austriaco che si ritira. Per Hunt il terzo posto che vale il mondiale non è comunque una passeggiata date le proibitive condizioni della pista ma il pilota inglese riesce nell’impresa della quale prende coscienza solo dopo essere sceso dalla vettura. A beffare la Ferrari è ancora una volta la McLaren.

    1983, René Arnoux, GP del Sudafrica, Kyalami.

    Tra le sconfitte all’ultima gara, quella del 1983 è la meno cocente. Arnoux, grande protagonista della stagione fino al penultimo appuntamento, in quel di Brands Hatch non raccoglie nulla e si ritrova ad affrontare l’ultimo GP stagionale a Kyalami con soli 49 punti contro i 57 di Prost ed i 55 di Piquet. In Sudafrica il miracolo non avviene ed, anzi, il francese si ritira nelle prime fasi di gara. Anche Prost è fuori e, con un comodo terzo posto, Piquet si aggiudica il mondiale per due punti.

    1997, Michael Schumacher. Gp d’Europa, Jerez de la Frontera.

    La seconda metà degli anni ’80 e la prima metà dei ’90 sono piuttosto avare di soddisfazioni per la Ferrari. Unica eccezione è il duello del 1990 perso da Prost alla penultima gara contro Senna. Per trovare un’altra lotta all’ultimo giro, quindi, si deve attendere il 1997. La Ferrari non è all’altezza della Williams ma Michael Schumacher riesce comunque a presentarsi con un punto di vantaggio su Jacques Villeneuve in quel di Jerez. Dopo un primo stint dove il tedesco controlla agevolmente l’avversario, la sua Ferrari perde smalto e il canadese si fa sotto. Quando la gara sembra debba ancora entrare nel vivo, senza alcun preavviso Villeneuve attacca Schumacher con una staccata disperata. La manovra riesce tanto che l’allora due volte campione del mondo non trova niente di meglio da fare che tentare di chiudere la porta all’avversario quando ormai è bello che dentro. I due si toccano ma Villeneuve prosegue. Ad avere la peggio è proprio il tedesco che è costretto al ritiro. A quel punto Villeneuve può persino permettersi di rallentare e cercare semplicemente di portare la vettura al traguardo. Finirà terzo dietro alle due frecce d’argento che l’anno seguente daranno altro filo da torcere alla Ferrari.

    1998, Michael Schumacher. GP del Giappone, Suzuka.

    Le frecce d’argento condotte magistralmente da un concretissimo Mika Hakkinen sono tornate a dettare legge sulle piste del Circus iridato. Il binomio McLaren-Mercedes è fantastico e Michael Schumacher deve chiedere il massimo a sé stesso per restare attaccato al finlandese. All’ultima gara si presenta con 4 punti di distacco. Per riportare il mondiale a Maranello deve vincere e sperare che Hakkinen non arrivi secondo. Le premesse sono buone dato che la pole position è sua. Le speranze, però, durano pochissimo. Prima del via il suo motore si spegne e Schumacher deve partire dal fondo dello schieramento. Come se non bastasse, quando era riuscito a rimontare fino alla terza posizione, subisce una foratura.

    1999, Eddie Irvine. GP del Giappone, Suzuka.

    Un anno dopo, sempre a Suzuka, è ancora McLaren che batte Ferrari. A cambiare è solo il nome del ferrarista sconfitto: Eddie Irvine. Schumacher è fuori dai giochi a causa dell’infortunio di Silverstone per colpa del quale ha saltato ben 6 gare. L’irlandese, nonostante numerose traversie, si presenta con 4 punti di vantaggio su Hakkinen. Il finlandese, però, anche a parità di punti, può vantare un numero di successi tali che gli è sufficiente aggiudicarsi la vittoria per laurearsi campione del mondo per la seconda volta consecutiva. In effetti le cose vanno proprio in questa direzione ed il prezioso aiuto dato dal rientrante Schumacher nella penultima gara della Malesia, non è altrettanto efficace a Suzuka. I due ferraristi non vanno oltre la seconda e terza posizione, beffati già dal via da una strepitosa partenza della McLaren di Hakkinen. Tutt’ora qualcuno sostiene che sia stata la Ferrari stessa a boicottare Irvine in virtù di un patto siglato con Schumacher che avrebbe garantito a lui l’esclusivo diritto di rompere il digiuno ventennale del team italiano. Assurdità.

    2006, Michael Schumacher. GP del Brasile, Interlagos.

    Assieme a quella di Arnoux, quella del 2006 è una delle sconfitte più attese. La delusione per i ferraristi è arrivata nel precedente GP del Giappone dove Schumacher ha rotto il motore mentre stava vincendo ed ipotecando il mondiale. A causa del ritiro, il tedesco sprofonda a 9 punti da Alonso. Lo spagnolo si limita a portare la sua Renault al traguardo mentre Schumacher, al suo ultimo GP in carriera, dà spettacolo e compie un’incredibile quanto inutile rimonta dopo essere precipitato in fondo al gruppo a causa di una foratura per un contatto con Fisichella. La vittoria va a Felipe Massa.

    2008, Felipe Massa. GP del Brasile, Interlagos.

    Questa è storia recente. Tra Massa ed Hamilton ci sono 7 punti di distanza a favore del pilota McLaren il quale, in caso di vittoria del rivale, può concludere fino al quinto posto. In accordo con il team, l’anglocaraibico decide di non rischiare nulla e veleggia comodo per tutta la gara sulla quarta posizione mentre Massa vola verso il successo di tappa. Ad una manciata di giri dalla conclusione, però, uno scroscio di pioggia rimescola le carte. Tutti i piloti entrano ai box per cambiare gomme ad eccezione di Glock. Hamilton scivola di una posizione a favore del tedesco della Toyota e poi ne perde un’altra subendo il sorpasso di Vettel. Compie gli ultimi due giri in sesta posizione e senza titolo mondiale. La pioggia, però, aumenta di intensità e la Toyota di Glock che monta ancora gomme da asciutto diventa inguidabile. Il tedesco perde nell’ultimo giro l’abissale vantaggio che aveva su Hamilton e viene risuperato all’ultima curva. Per poche centinaia di metri Hamilton è fuori dall’inferno. Ma se l’è vista brutta.

    2003 e 2007, Michael Schumacher e Kimi Raikkonen. Per completezza, ricordiamo anche i due casi andati a buon fine. Nel 2003 si è trattato praticamente di una formalità. Lo citiamo per completezza e per dimostrare come, pur avendo Schumacher un vantaggio di 9 punti su Raikkonen, la maledizione dell’ultima mette sempre i bastoni tra le ruote tanto che il tedesco, nonostante una Ferrari nettamente superiore, riesce a portare a casa solo un ottavo posto, vale a dire l’obiettivo minimo. Nel 2007, invece, Raikkonen è letteralmente baciato dalla sorte in quanto al rivale Hamilton basta un quinto posto che non arriverà mai a causa di un uscita di pista nelle prime fasi di gara e di un incredibile problema tecnico alla sua indistruttibile McLaren.