Ferrari: le colpe di Domenicali, la F14 T e la ricerca del nuovo Todt

L'addio di Stefano Domenicali alla Ferrari apre nuovi scenari

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    La ricerca di un capro espiatorio, il bisogno di far capire che possono cadere teste importanti, un’onesta assunzione di responsabilità: possono darsi diverse letture dell’addio di Stefano Domenicali alla Ferrari. Consentiteci di dissentire, però, sulla visione generale per la quale vanno ascritte all’imolese le colpe dei fallimenti Ferrari in questi anni.

    Non è servito a nulla cacciare Aldo Costa, non è servito a nulla mandar via Chris Dyer, perché dovrebbe funzionare con Domenicali? Tanto più rimpiazzandolo con un manager di simile estrazione, bravo quanto si vuole nella gestione commerciale, nel vendere Ferrari sui mercati forti, ma tutto da misurare nella gestione di una scuderia di Formula 1.

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    La testa del team principal era stata chiesta più volte nel corso degli ultimi sei anni, quelli avari di soddisfazioni sul piano sportivo. Citare in ordine sparso eventi che hanno alzato l’asticella del termometro dentro al box può servire a sottolineare meglio le responsabilità e fare un’analisi seria. Ha la colpa di un rinnovo di fiducia a oltranza nei confronti di Felipe Massa, quando chiunque altro lo avrebbe ringraziato e sostituito prima di quanto è stato fatto.

    Probabilmente ha la “colpa” di non aver saputo imporre il peso politico che la Ferrari possiede nelle decisioni tecniche (la mente corre al week end di Silverstone 2012, quello della limitazione degli scarichi soffiati). Paga il carattere mite e pacato, quello che probabilmente più dà fastidio ai tifosi, stanchi di sentirsi ripetere da anni la stessa storiella di miglioramenti da fare, soluzioni da cercare, prestazioni future mai arrivate.

    Per il ruolo che ha ricoperto, è giusto - come d’altronde ha dichiarato nel comunicato stampa d’addioassumersi responsabilità complessive, gli fa onore aver preso atto della situazione ed essersi mosso “spontaneamente”, con la convinzione che si tratta di dimissioni concordate con il presidente Montezemolo: lo stile Ferrari è anche questo.

    Adesso, però, c’è un presente il cui sviluppo niente ha da spartire con la sostituzione del team principal. Creare un nesso di causa-effetto nei prossimi gran premi tra rendimento della F14 T e abbandono di Domenicali sarebbe da osservatori superficiali, per non dire da stupidi. La realtà, il presente, è quello che vede un motore in deficit di potenza e, fintanto che il regolamento tecnico resterà l’attuale, non si intravedono margini di recupero per lo 059 progettato dal dipartimento dei motoristi, dove siede un nome storico per il Cavallino Rampante: Luca Marmorini. Epurazioni clamorose non dovrebbero essercene, il segnale dato con Domenicali probabilmente sarà sufficiente da qui a fine anno; è altrettanto vero che in Bahrain Montezemolo, andando via dal box, ha chiamato esplicitamente in causa proprio i motoristi, sollecitandoli a un lavoro migliore per il futuro.

    Si potrà (e dovrà) lavorare sul miglioramento della trazione, affinare l’aerodinamica, ma resta il nodo dei cavalli assenti: Silverstone, Montreal, Monza, Spa, le Caporetto dietro l’angolo.

    Ampliando gli orizzonti, dando per andata l’ennesima stagione, lo sguardo è rivolto al futuro. La Ferrari può realmente contare su Marco Mattiacci per costruire un futuro vincente? Leggiamo la scelta di rivolgersi a una risorsa interna come una sorta di traghettatore, chiamato a contenere i danni e rimpiazzabile senza troppa difficoltà nei prossimi mesi, in ottica 2015 e anni seguenti. Se così fosse, l’altro interrogativo da porsi adesso è il “chi”.

    Sognare ritorni di fiamma, minestre scaldate, insomma, Ross Brawn, sembra una suggestione poco credibile, non fosse altro perché l’inglese si è chiamato definitivamente fuori dal Circus, perché ci ha provato la McLaren a sedurlo, perché forse non sarebbe l’uomo giusto. Circola anche il nome di Flavio Briatore, idealmente figura perfetta per sedere al posto di team principal, ma anche sul geometra di Cuneo abbiamo parecchi dubbi. E’ figura ingombrante e nei team che ha guidato non si è mai dovuto relazionare con un “superiore”, tanto più qualcuno che potesse oscurarlo mediaticamente, un Montezemolo insomma.

    Chi sarà il nuovo Jean Todt? Chi creerà equilibrio e saprà gestire e motivare al meglio le risorse tecniche? Le selezioni sono aperte.

    Fabiano Polimeni