Ferrari: le news più curiose della F1

Formula 1: notizie curiose sulla Ferrari in Formula 1

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    In ordine sparso, divise tra passato, presente e futuro, riportiamo alcune notizie curiose, inedite che riguardano la Ferrari in Formula 1. Fatti, commenti, opinioni e retroscena dei quali avete sentito probabilmente parlare di sfuggita oppure ignorate completamente l’esistenza. Si va dallo storico Gran Premio di Jerez del 1997 quando Schumacher speronò Villeneuve fino alle recentissime reali motivazioni per cui Vettel corteggia la Ferrari passando per le mutande portafortuna di Felipe Massa, il drastico licenziamento di Kimi Raikkonen, l’assenza di piloti titolari italiani a Maranello. E altro ancora.

    Schumacher su Villeneuve a Jerez 1997

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    Direte, è roba vecchia. Vero. Molto vero. Non tutti sanno che quel campionato di F1 1997, prima dell’ultima gara alla quale Schumacher si presentava con un punto di vantaggio su Villeneuve, era stato già timbrato come vinto dal manager del tedesco. Willi Weber aveva fatto stampare già centinaia di cappellini celebrativi. La Ferrari andava la metà della Williams ma Montezemolo aveva invitato comunque Jody Scheckter, ultimo campione del mondo risalente addirittura al 1979 per la festa del dopo gara. Non tutti sanno anche che la stragrande maggioranza dei giornalisti italiani quel giorno gufava contro Schumacher e Jean Todt perché non vedeva l’ora di sbranarlo con i loro articoli. La storia, poi, ha dato alla strana coppia delle belle rivincite. Non tutti sanno che Michael Schumacher quattro anni fa circa ha finalmente ammesso:“Sono andato apposta contro Villeneuve”. C’è voluto del tempo. Meglio tardi che mai. Il canadese pur avendo vinto il titolo, non l’ha mai perdonato. Non tutti sanno che ci mancò poco, quella volta, che Schumi lasciasse. Che Todt lasciasse. Che tutto finisse prima ancora di cominciare davvero.

    Perché non ci sono mai piloti italiani in Ferrari

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    Non solo non ci sono piloti italiani in Ferrari. Ma ci sono pochissimi piloti italiani in Formula 1. La ragione è più o meno la stessa. Pochi piloti significano poca possibilità di scelta la quale a sua volta porta a pochi fenomeni sui quali puntare per la Ferrari. Questo oggi. In passato, fino ai primissimi anni ’90, era diverso. A quei tempi i nostri connazionali erano tantissimi in F1. Alcuni di loro, vedi Michele Alboreto prima e Ivan Capelli poi, riuscirono persino a coronare il grande sogno. Fondamentalmente funzionava così: il pilota prendeva i soldi da uno sponsor e si offriva ai tanti team bisognosi di entrate. Lo sponsor pagava volentieri perché a fatturare quell’esborso di denaro era direttamente il pilota e non il team. Il pilota, dal canto suo, emetteva fatture di importi nettamente maggiorati in modo tale che lo sponsor beneficiasse di enormi sgravi fiscali. La legge divenne più severa ed il giochetto finì. Ovviamente la Ferrari non aveva bisogno di ricorrere a questi mezzi. Pertanto ha da sempre guardato in altre direzioni privilegiando altre opportunità.

    Chi guiderà la Ferrari in futuro

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    Stefano Domenicali ha ammesso, parlando dei piloti Ferrari del futuro, ben prima dell’incidente nei rally, che a lui piace moltissimo Robert Kubica e che, quando il suo contratto lo permetterà, si farà sotto per portarlo a Maranello. In contemporanea, il presidente Luca di Montezemolo ha lanciato lodi a Sebastian Vettel (vedi sotto). Sono questi i nomi caldi per gl anni a venire. Non vanno però dimenticati due giovanissimi della Ferrari Driver Academy come Sergio Perez e Jules Bianchi. Quest’ultimo ha come manager Nicolas Todt. E ho detto tutto. Tra Alonso e Massa quello messo in una posizione peggiore, leggasi valigia pronta, è il brasiliano. Lo spagnolo resterà ancora a lungo ma non è escluso che debba digerire una coabitazione scomoda con uno tra i già citati Vettel e Kubica.

    Le mutande di Felipe Massa

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    Felipe Massa ha dichiarato più volte di avere una scaramanzia legata alle proprie mutande. Se le qualifiche vanno bene, lui non se le cambia e ci disputa anche il Gran Premio in programma il giorno seguente. La prima volta che questo aneddoto è saltato fuori è stato nel 2006 quando il pilota brasiliano ha vinto alla grande il Gran Premio del Brasile nel quale Michael Schumacher dava l’addio alle corse. Quella era per il pilota di San Paolo la seconda vittoria in carriera. Massa, grazie anche al personalissimo portafortuna, andò a segno al primo colpo nell’impresa che, invece, non riuscì mai al connazionale Barrichello nonostante abbia corso davanti ai suoi tifosi per sei anni avendo quasi sempre la monoposto più veloce del lotto.

    Chi ha detto a Kimi Raikkonen che era licenziato

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    Ad un certo punto, un anno e mezzo fa, qualcuno è andato da Kimi Raikkonen e gli ha detto che sarebbe stato licenziato. Qualcuno gli ha spiegato che doveva farsi da parte per far entrare in squadra Fernando Alonso. Chi è stato? Come glielo ha detto? Come l’ha presa il finlandese? E’ stato Stefano Domenicali a parlare con il campione del mondo 2007 spiegandogli che non rientrava più nei piani perché la Gestione Sportiva stava cercando un pilota che avesse un rapporto più profondo con squadra e ingegneri. Lo ha fatto molto prima di quanto non si pensi. Ovviamente Raikkonen ci rimase molto male perché anche lui era prima di tutto un fan della Ferrari. Ciononostante ha accettato la decisione senza polemizzare. Da vero signore. Sempre e comunque. E i rapporti con Domenicali sono ancora buoni. Ogni tanto si sentono per telefono e parlano di rally e F1.

    Come mai Schumacher è andato alla Mercedes

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    Schumacher è tornato in Formula 1 ma non lo ha fatto con la Ferrari per motivi ben noti. A Maranello c’erano solo due sedili ed erano già occupati da Felipe Massa e Fernando Alonso. Il Presidente Montezemolo ha tentato in ogni modo di convincere gli altri team ed il governo della F1 a schierare una terza vettura ma non ce l’ha fatta. Nel 2006 Schumacher ha smesso per mancanza di stimoli ma nel 2009, durante i test per tornare al posto del Massa infortunato, quelli resi vani dal dolore al collo, ha capito che si era di nuovo acceso il fuoco della competizione in lui. Ross Brawn lo attendeva a braccia aperte. Statene certi: non c’è nessuna manovra di tipo pubblicitario o economico nel passaggio di Schumacher alla Mercedes. Solo la voglia di correre in un team che può dargli questa possibilità. Anche le accuse di tradimento, quindi, sono del tutto ridicole.

    Vettel in Ferrari, cosa c’è dietro

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    Sebastian Vettel vuole la Ferrari e la Ferrari apprezza Vettel. Non stiamo a discutere se il tedesco faccia bene a pensare di lasciare la velocissima Red Bull per passare alla Rossa con tanto di eventuali coabitazione scomodissima con Fernando Alonso. Non stiamo neanche a ragionare se lo spagnolo farà le barricate o meno per non averlo in squadra. Cerchiamo di capire perché tanta insistenza e, soprattutto, tante pubbliche esternazioni. Il motivo? Vettel deve rinnovare il contratto con la Red Bull e vuole essere pagato non più come un giovanotto di belle speranze ma come un fenomeno. Come un campione del mondo. Come uno che c’ha la Ferrari pronta ad ingaggiarlo. Ed a sganciare, soldo più soldo meno, attorno ai 15 milioni all’anno. Non so se è chiaro il giochino. E pensare che Seba non c’ha neanche un manager a consigliarlo!

    Foto: AP/Lapresse; autosport.com