Ferrari, Marlboro: lo sponsor invia messaggi subliminali?

Formula 1: la Ferrari chiarisce il rapporto con la Marlboro dopo le polemiche legate all'uso del marchio in questi ultimi giorni

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    Avete odorato anche voi puzza di bruciato attorno alla sponsorizzazione Marlboro per la scuderia Ferrari di Formula 1? Trattandosi di sigarette, non ci sarebbe da stupirsi. C’è da stupirsi, invece, che qualcuno abbia addirittura ipotizzato che il colore Rosso della scuderia di Maranello sia un tributo al Rosso delle sigarette realizzate dalla Philip Morris. Direttamente dal quartier generale del Cavallino Rampante, quindi, arrivano delle precisazioni sui colori e sui celebri “codici a barre” diventati ormai parte integrate della livrea della Formula 1. Proviamo a fare chiarezza.

    SPONSOR F1. Iniziamo dalla sponsorizzazione della Philip Morris. Pubblicizzare sigarette è vietato, in qualunque forma, praticamente in tutti gli Stati dove si corre. Ci sarebbero delle eccezioni ma vengono ignorate per il semplice fatto che le riprese televisive portano comunque certe immagini anche dove non si dovrebbero far vedere… Qualche malizioso, approfittando di questa pausa nei Gran Premi, ha pensato bene di parlare di Formula 1 in modo alternativo, vale a dire mettendo in dubbio la liceità della scelta della Ferrari di utilizzare dei codici a barre sulle proprie monoposto e di colorare le proprie macchine di Rosso. Da Maranello arrivano risposte molto chiare che convincono… ma non al 100%.

    ROSSO FERRARI. Sul fatto che la Ferrari sia di colore Rosso, siamo al di sopra di ogni sospetto. E’ da sempre, da quando sono state inventate le corse, che le vetture italiane corrono con il colore rosso. Il Blu era delle francesi, il verde delle inglesi e così via. Anzi: solo la Ferrari ad oggi mantiene la livrea storica. Sono le altre monoposto della Formula 1 che si sono “vendute” beatamente agli sponsor.

    CODICE A BARRE. Discorso diverso per il codice a barre. Inizialmente utilizzato proprio in sostituzione della scritta Marlboro laddove questa era vietata, è diventato da qualche anno parte integrante della livrea. Insostituibile. L’ufficio stampa Ferrari vorrebbe farci credere che questa soluzione grafica non abbia alcun legame con lo sponsor Marlboro e che sia fine a se stessa. Qui l’asino cade e il team italiano diventa indifendibile. Per far crollare la tesi della difesa basta citare due elementi: come mai il codice a barre compare anche nella Ducati che, non a caso, ha in comune con la Ferrari lo sponsor tabaccaio? Seconda domanda: come mai nelle occasioni in cui la Ferrari ha girato senza sponsor (Vedi il tributo alle vittime dell’11 Settembre 2001 durante il GP di Monza), non ha lasciato comunque i codici a barre se fanno tranquillamente parte della livrea?

    CONCLUSIONI. Tirando le somme si può dire che tra il Rosso della Ferrari e quella della Marlboro non ci sia alcun legame voluto a tavolino ma solo una coincidenza che, probabilmente, ha aiutato il matrimonio. Quanto al discorso del codice a barre sulle macchina, sui loghi e sulle divise ufficiali di team e piloti, è evidente che sta lì per ricordare il legame tra la scuderia di Formula 1 ed il produttore di sigarette. Non ci prendano in giro. Perché, altrimenti, la Philip Morris resterebbe lo sponsor principale del team italiano? Per fare beneficenza? Suvvia. C’è di più: possiamo arrivare persino a pensare che questa polemica sullo sponsor Ferrari sia stata “inventata” proprio dallo stesso colosso tabaccaio per far parlare un po’ dell’argomento e ricordare al mondo intero lo stretto legame con la Ferrari…

    Foto: Ferrari.com; f1fanatic.co.uk