Ferrari: Massa meglio di Alonso?

Formula 1: l'esito imprevedibile del Gran Premio di Malesia 2010 porta Felipe Massa davanti a Fernando Alonso in classifica generale e vede il pilota spagnolo battuto per la seconda volta consecutiva dal brasiliano

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    Sta per arrivare una rivoluzione in casa Ferrari dopo il GP di Malesia 2010? Felipe Massa arriva per due volte di fila davanti a Fernando Alonso e raggiunge il primato nella classifica mondiale proprio a scapito dello spagnolo. Il dibattito è aperto: da una parte c’è chi comincia a dirsi deluso dalle prestazioni dell’asturiano che, sulla carta, doveva papparsi in un sol boccone il brasiliano e, invece, si comporta esattamente come l’ingiustamente criticato Kimi Raikkonen. Dall’altra c’è chi crede ancora nel due volte iridato ed analizza i fatti partendo dai problemi tecnici che lo hanno condizionato.

    FELIPE MASSA. Mai in testa al mondiale. Felipe Massa non aveva mai guardato i suoi colleghi dall’alto in basso. La sensazione è bella. Per capirlo basta vedere il sorrisone stampato sulla faccia dopo la gara della Malesia. In Ferrari i musi sono lunghi per via del motore rotto di Alonso e del misero settimo posto raccattato dal pilotino di San Paolo proprio mentre la Red Bull metteva in scena il proprio immenso potenziale. E Massa che fa? Se la ride di gusto:“Tutto sommato, abbiamo fatto un buon lavoro in queste prime tre gare tanto è vero che sono in testa al campionato”, ha dichiarato. “Però abbiamo ancora sedici gare da disputare e siamo consapevoli che c’è tanto spazio per migliorare la prestazione della vettura e per renderla totalmente affidabile – ha proseguito il pilotino - Abbiamo cercato di ritardare il più possibile il cambio gomme anche perché nei giorni scorsi aveva sempre piovuto durante il pomeriggio e, se ciò fosse accaduto, avremmo potuto sfruttare l’eventuale occasione: invece, per una volta, la pioggia non è arrivata”, è esattamente questa la chiave dell’impeccabile strategia Ferrari messa su dall’ingiustamente bersagliato Stefano Domenicali. Come la McLaren ha mostrato, sull’asciutto non si poteva fare di più. “Il duello con Button è stato molto complicato - ha concluso Massa – lui sul rettilineo riusciva sempre a scappare ma quando ha commesso un errore all’ultima curva allora sono riuscito ad avvicinarmi a sufficienza per superarlo alla staccata della prima”.

    FERNAND ALONSO. Non tutte le ciambelle riescono col buco. La bella rimonta dell’Australia aveva illuso Alonso di potersi ripetere anche in Malesia. Così non è stato e, causa rottura, si trova persino dietro Massa in classifica mondiale. “E’ stato un weekend molto difficile. Abbiamo fatto un grosso sbaglio ieri in qualifica e oggi in gara siamo stati costretti al ritiro per un problema al motore. La mia corsa è stata subito in salita: ho accusato un malfunzionamento del cambio sin da prima della partenza e ho praticamente guidato senza frizione per tutta la gara”, bastano queste considerazioni per esulare lo spagnolo da ogni giudizio. “Se devo cercare di guardare il lato positivo, posso dire che almeno la rottura del motore mi è costata solamente due punti: sarebbe stato peggio se fosse successo mentre ero in testa!”, ha aggiunto prendendola con filosofia. Il due volte iridato ha spiegato che la tattica di rimandare il più possibile il pit stop era stata scelta immaginando la pioggia verso fine della corsa. Così non è stato. “Oggi, abbiamo fatto un piccolo regalo alla Red Bull: se avessimo fatto una qualifica normale allora li avremmo certamente messi in difficoltà”, ha concluso. Qualcuno parla di un Fernando Alonso ridimensionato da Felipe Massa. Direi che il commento è alquanto prematuro: in Bahrain ha vinto; in Australia ha dimostrato di essere lui più veloce ma è arrivato dietro solo perché si era girato alla prima curva; in Malesia ha tenuto il passo del compagno di squadra, andando persino più forte in certi tratti, nonostante il problema al cambio che ha determinato la sua pessima partenza. Direi che il fenomeno non si è affatto sgonfiato. Una cosa è certa: la Ferrari è l’unica squadra che avrà due piloti in lotta per il mondiale fino all’ultimo. E, in caso di mancato successo, il non aver stabilito delle gerarchie peserà indubbiamente.