Ferrari: Montezemolo rassicura, Marchionne sfida. Serve cambiare presidente?

Non sono i risultati sportivi a far parlare della Ferrari, se non in negativo

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    GP Italia F1 2014, sabato pre gara

    L’aspetto più interessante del week end Ferrari a Monza è stato senza ombra di dubbio quello legato al futuro assetto manageriale. Luca di Montezemolo è intervenuto personalmente sabato per smentire le voci insistenti di un imminente addio alla presidente, lui che lo scorso marzo è stato riconfermato per i 3 anni a venire. Sembrava bastasse quella dichiarazione per sopire il focolaio di rumors che circolavano da tempo. Invece, mentre Alonso parcheggiava la F14 T senza più Ers, senza più niente da dire in questo mondiale, da Cernobbio era il manager dal maglioncino blu a riaccendere gli interrogativi. Sergio Marchionne ha detto quello che qualunque gestore di uomini e risorse in fondo deve ribadire: «I risultati economici sono molti buoni, ma un manager deve essere valutato anche per i risultati sportivi: sono sei anni che non vinciamo, abbiamo i migliori piloti del mondo e non possiamo partire tra il settimo e il tredicesimo posto». Nessuno è indispensabile, concetto però da misurare quando ci si riferisce al presidente Montezemolo.

    Tralasciando le performance di vendita della divisione vetture stradali, non si può certo dare addosso al presidente se il reparto tecnico di Maranello non riesce a partorire una monoposto dignitosa dai tempi di Rory Byrne. Chi detta le linee guida del progetto? Chi si fa carico di interpretarle? Chi ha sbagliato da troppi anni ormai la visione dei regolamenti?

    Non può pagare il presidente per tutti, o almeno se deve tagliarsi Montezemolo va azzerato l’intero staff tecnico. Domenicali è stato fatto fuori per dar spazio alla mentalità fresca ed estranea alla Gestione Sportiva di Marco Mattiacci: sono saltate le prime teste, ma non può fermarsi all’epurazione di Marmorini il rinnovamento.

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    Ricostruire, serve tempo

    Montezemolo non è casuale che abbia iniziato il suo discorso partendo dal passato: «Qui ho vinto il mio primo mondiale da giovane direttore sportivo e assistente di Enzo Ferrari, qui abbiamo vinto con Michael, al quale voglio mandare un abbraccio più che affettuoso. Abbiamo vissuto momenti straordinari, anche con Fernando». Il passato dice che in Ferrari è stato Montezemolo a creare da zero la struttura che ha portato al dominio degli anni Duemila. E’ servito molto tempo, quello che oggi non si vuole più dare alla rossa.

    «Ho visto questo polverone degli ultimi giorni, che francamente al di là della necessità estiva trovo eccessivo. Io sono qui per lavorare, abbiamo dei mesi molto importanti davanti». Lavorare al cambiamento non porta risultati da un giorno all’altro e nei mesi scorsi fu proprio James Allison a evidenziare quanto in Ferrari abbiano sbagliato nel recente passato a non darsi prospettive di medio-lungo periodo.

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    Forse il 2015 sarà migliore? Se Mattiacci riuscirà nell’opera di convincimento per lo sblocco dello sviluppo delle power unit oltre il 48% dei componenti, si può pensare positivo. Allison ha tracciato le linee guida del progetto futuro, l’augurio è che vigili sulle scelte di Tombazis, criticato aerodinamico non ancora toccato dalla scure di Mattiacci.

    Su un punto, Montezemolo e Marchionne sembrano essere concordi: al momento, non si cambia. «Su questo tormentone non ho niente da aggiungere, quello che ho detto l’ho detto in maniera chiara. Se dovessero esserci delle novità future, sarò il primo a comunicarle, direttamente», il commento del presidente a Monza. A Cernobbio, dal meeting Ambrosetti, così Marchionne: «Il cambio al vertice di Ferrari? Non è in agenda. Ma certo è che tutti sono necessari e nessuno è indispensabile».

    Fabiano Polimeni