Ferrari, Montezemolo: “Una monoposto subito competitiva nel 2013″

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    montezemolo domenicali ferrari f1 2012

    AP/LaPresse

    L’ennesima stagione sfumata, due titoli mondiali sfuggiti, il riconoscimento di aver profuso lo sforzo massimo per recuperare una situazione tecnica critica a inizio anno. In Ferrari, però, il dato di fatto è che non si riesce a progettare una monoposto vincente da anni, costringendo a rincorse irrealistiche.

    Ha parlato a Maranello il presidente Montezemolo, rilanciando quella che è una necessità e al tempo stesso un problema: avere sin dalla prima gara una macchina veloce. Parole già sentite e finora senza i risultati sperati.

    «Dovete essere orgogliosi di quello che avete fatto, perché siete riusciti a essere protagonisti fino all’ultimo, pur non avendo la macchina più veloce», ha detto il presidente della Ferrari.

    L’orgoglio va bene, certo, ma servono anche i mezzi tecnici per non vanificare gli sforzi dei tecnici. Anzitutto una galleria del vento che funzioni correttamente, senza obbligare a innumerevoli passaggi in pista, cercando conferme ai dati del tunnel. Si lavorerà in tal senso nella breve sosta invernale, prima che tutto riparta a marzo. Nel frattempo si potrà contare sulla struttura tedesca della Toyota, per sviluppare le soluzioni aerodinamiche della monoposto 2013.

    «Ci sono state almeno due vetture – McLaren e Red Bull – che sono state migliori della nostra: essere riusciti a superare almeno una delle due nella classifica Costruttori e aver portato Fernando a lottare fino alla fine è stato molto importante: di questo vi voglio ringraziare. Ci siete riusciti soprattutto grazie all’affidabilità straordinaria, al lavoro al muretto e ai pit-stop e alla capacità di reazione dopo un inizio molto difficile», ha proseguito Montezemolo.

    Eppure, la McLaren è stata la scuderia – insieme alla Red Bull – che è riuscita meglio a sviluppare la monoposto nella seconda parte della stagione, mentre il recupero massimo della Ferrari si è concentrato tra i test del Mugello e la sosta estiva. Poi, più nulla. O meglio, soluzioni tecniche incapaci di garantire i miglioramenti attesi. Sprona il team a proiettarsi al prossimo anno: «Ora però dobbiamo già guardare avanti, al prossimo anno – ha proseguito Montezemolo –. Voglio partire subito con una vettura in grado di lottare per la vittoria, questo deve essere il nostro traguardo. Per riuscirci dobbiamo migliorare tutti almeno di un millimetro, ciascuno nel proprio lavoro».

    Infine, un passaggio da interpretare: «Dobbiamo rinnovare organizzazione e metodi di lavoro per cercare di essere all’altezza dei migliori sin dalla prima gara, cosa che ormai da troppi anni non riusciamo a fare». Ci sono avvicendamenti in vista dopo tante, troppe stagioni deludenti?

    Ipotesi Ross Brawn all’orizzonte?

    Quanto durerà ancora il credito del muretto Ferrari nei confronti dei tifosi e del presidente Montezemolo? Quanto ancora si tollereranno stagioni fallimentari sotto il piano dei risultati? Nel quadro di fantamercato che circonda la Formula 1, dalle colonne del Corriere dello Sport si avanza un’ipotesi suggestiva, altamente nostalgica: il ritorno di Ross Brawn alla corte del Cavallino.

    Sarebbe un ottimo colpo per tornare ad avere una visione più intraprendente sul piano regolamentare, sfruttare le lacune e le aree grigie per giocare una partita alla pari con la Red Bull. Quel che è mancata a Maranello in questi anni è la capacità di osare, azzardare soluzioni tecniche al limite. Troppo conservativo l’approccio nella progettazione e nello sviluppo aerodinamico. La sospensione anteriore pull-rod non è l’elemento in grado di assicurare il vantaggio competitivo sugli avversari diretti.

    Ci sarebbe, poi, il sogno Newey, oggi decisivo più di un top driver. Ma di lavorare nel Belpaese il progettista della Red Bull non ha alcuna voglia e gli esperimenti del passato, con una struttura inglese a lavorare “a distanza” – allora era quella di John Barnard – non furono propriamente eclatanti. Resterà in Red Bull, come vuole la logica e per avere il ruolo di assoluta star che forse in Ferrari verrebbe oscurato dalla storia del Cavallino rampante.

    Tocca al presidente Montezemolo creare nuovamente una struttura tecnica al vertice, una triade perfetta come quella Byrne-Brawn-Schumacher, perché vien da chiedersi quanto a lungo saprà sopportare ancora Fernando Alonso la collezione di sconfitte e secondi posti.