Flavio Briatore attacca: FIA in tribunale con ottimismo

Flavio Briatore passa al contrattacco e porta la FIA in tribunale per avere giustizia dalla sentenza del Consiglio Mondiale che lo ha radiato a vita dalla Formula 1 per i fatti di Singapore 2008

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    Flavio Briatore ha deciso di portare la FIA in tribunale. Vuole ridiscutere la sentenza sportiva che lo ha radiato dalla F1 ed è pronto a chiedere un maxi-risarcimento. La Federazione gli offre una scappatoia ma lui, sicuro di aver ragione, stavolta tira dritto convinto di potersi rifare.

    FLAVIO BRIATORE. Ha studiato per quasi un mese la contromossa ed ora Flavio Briatore è pronto a metterla giù dura. Dalla sua ha una sentenza basata sul nulla o quasi che gli ha fatto perdere il lavoro e gli ha rovinato in modo irrimediabile l’immagine. Nonostante la Federazione, sotto la spinta dei team FOTA, stia pensando ad un ammorbidimento della pena, lui ha già deciso di andare fino in fondo, rivolgendosi al Tribunal de Grande Istance di Parigi e chiedendo giustizia completa. Dalla sua, pare, ci sarebbero alcuni elementi di sicura presa: innanzitutto la squalifica a tempo illimitato violerebbe i cosiddetti “diritti umani”; in secondo luogo, non è chiaro perché Briatore non abbia potuto accedere al dossier accusatorio; infine, prima dell’udienza pare ci sia stata una negoziazione segreta così come emerge da alcune interviste rilasciate da alcuni membri del Consiglio Mondiale della FIA che avrebbe portato, cosa ancor più grave, a alla concessione di “immunità selettive” ad altri attori ben colpevoli all’interno della sporca vicenda. Il commento di Flavio Briatore è chiaro:“In questa circostanza, la Fia è stata usata come strumento di vendetta al servizio di un solo uomo e per questo ritengo che la decisione presa sia un’assurdità giuridica. Confido perciò che i tribunali francesi risolvano la questione con giustizia ed imparzialità”.

    FIA. L’alternativa per Briatore è quella di risedersi di nuovo al tavolo della FIA. Stavolta con Jean Todt a capo. E sperare che la pressione fatta sul francese dai membri della FOTA, Ferrari in testa, porti a rivedere la sentenza. Al manager italiano spetterebbe il compito di rilasciare una mezza ammissione di colpa, sarebbe meglio dire di negligenza, e mettere la Federazione nelle condizioni di ridurre la sanzione. Questa seconda strada, però, presuppone il doversi fidare di un’istituzione che lo ha già beffato a breve. Difficile che un volpone come il piemontese ci caschi di nuovo.